Sul 7 ottobre Netanyahu sapeva, ma ''faceva parte di un piano più ampio''
Bin Zayed lo avvisò 10 giorni prima: Sinwar preparava un "terremoto". Bibi non disse nulla a intelligence ed esercito

In queste ore i media internazionali sono finalmente scesi da Marte e sembrano increduli nello scoprire che nelle cause profonde che hanno scatenato il genocidio a Gaza c’è qualcosa che non torna.
Un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz ha rivelare che l'emiro di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed aveva telefonato personalmente a Benjamin Netanyahu per 45 minuti alla fine di settembre 2023, dieci giorni prima del 7 ottobre, avvertendolo che Yahya Sinwar stava preparando un "terremoto" (zilzal) contro Israele. L'allarme sarebbe nato da colloqui di settembre 2023 tra un intermediario palestinese di Fatah, soprannominato "Occhi neri", e lo stesso Sinwar, nel contesto di una trattativa segreta che il governo Netanyahu, insediatosi a fine 2022, stava conducendo per una hudna a lungo termine con Hamas: rimozione graduale del blocco su Gaza, zona industriale nel nord della Striscia, aumento dei permessi di lavoro per i palestinesi e fornitura di gas naturale. Quella trattativa prevedeva il rilascio di due civili israeliani vivi e i corpi di due soldati uccisi in cambio di 30 prigionieri palestinesi, di cui 20 ergastolani, ma si era arenata ad agosto 2023 per i ritardi di Netanyahu nel convocare la commissione ministeriale necessaria; a inizio settembre Sinwar sarebbe sparito, interrompendo i contatti.
Con queste informazioni di primo piano, Netanyahu non avrebbe inoltrato l'informazione né ai propri apparati di intelligence né ai vertici militari. Un particolare tutt'altro che trascurabile: alla telefonata partita da Dubai risulta aver preso parte – l'articolo non lo cita per nome, ma il profilo del misterioso terzo interlocutore combacia perfettamente con il suo – anche Mohammed Dahlan, l'ex uomo forte di Gaza che mantiene tuttora una fitta rete di contatti e informatori nella Striscia, oltre a essere da anni uno dei consiglieri più ascoltati di Mohammed bin Zayed (Mbz). Un nome, insomma, che di Gaza conosce ogni dinamica e ogni retroscena.
Ovviamente l’ufficio del primo ministro ha smentito ogni accusa, definendola “una menzogna totale”. Sia mai che emergano dubbi sull’integrità morale di un uomo che quella mattina del 7 ottobre “non fu svegliato quando iniziò l’attacco”.
Tutti colti di sorpresa in Israele, dunque, in primis l’intelligence. Tuttavia si tratta di una macchia di sbadataggine che non è stata gradita molto a lungo a Bibi che successivamente ha dovuto fare un’ammissione sconcertante sul canale televisivo israeliano i24NEWS.
"Il mio intento era quello di far scontrare Israele con l'Iran, la testa del polpo, e ferire l'asse del male", dichiara Netanyahu, vantandosi che Israele abbia sferrato quel colpo "in modo molto potente”, e di aver testato il sanguinoso piano d'azione a Gaza, estendendolo poi alla Siria e al Libano.
Perchè fermare il 7 ottobre, dunque, quando questo poteva rappresentare un grande banco di test con un ampio ventaglio di vite umane sacrificabili?
Gli avvertimenti rimasti inascoltati
La rivelazione degli Emirati non è nuova. È solo la punta dell’iceberg di una sequenza di rivelazioni che parlano di un’escalation studiata ad hoc. Un'inchiesta del New York Times, firmata da Ronen Bergman e Adam Goldman e pubblicata a fine novembre 2023, ha rivelato che Israele deteneva già da oltre un anno un documento dettagliato, denominato "Jericho Wall", che illustrava passo dopo passo il piano di Hamas per l'attacco, incluso il ricorso a droni per neutralizzare le torrette di sorveglianza automatiche e un assalto su vasta scala ai kibbutz situati al confine. Un secondo documento, redatto dalla Divisione Gaza dell'IDF già nell'ottobre 2022 e portato alla luce dal programma "Uvda" di Channel 12, descriveva "con precisione, passaggio per passaggio" l'attacco a sorpresa che si sarebbe poi realmente verificato un anno più tardi, comprese le divisioni di Hamas incaricate di invadere basi militari e kibbutzim nei pressi del confine.
Il rave party trasferito
Per non parlare del fatto che il festival musicale "Universo Parallelo" — teatro della strage con il numero più alto di vittime e di ostaggi rapiti — non era originariamente previsto in quella sede: era stato spostato lì solo due giorni prima dell'evento, dopo che la location prevista nel sud di Israele era diventata indisponibile, finendo così esattamente sul percorso dell'incursione di Hamas e in un luogo con una sola via di fuga, bloccabile da entrambi i lati. Haaretz ha riferito che, "nonostante gli avvertimenti dell'intelligence israeliana su un possibile attacco di Hamas", l'esercito non dispose l'evacuazione del festival Nova.
Le perdite portate al massimo
Il massacro che sarebbe seguito da quel fatidico giorno avrebbe dovuto ricevere il sostegno morale dell’opinione pubblica grazie ad una massimizzazione delle perdite per alimentare l'indignazione generale. Dopo un ritardo di cinque ore nell'intervento militare, i carri armati israeliani avrebbero colpito "in modo indiscriminato" alcuni kibbutz nel tentativo di riconquistarne il controllo, e che anche gli elicotteri, una volta entrati in azione, avrebbero fatto fuoco senza distinguere tra arabi e israeliani, anche nelle vicinanze del festival Nova.
Sempre Haaretz ha rivelato, sulla base di documenti, ordini e comunicazioni militari, che diversi comandi dell'IDF ordinarono l'attuazione della direttiva in almeno tre località separate, con riferimenti espliciti alla "Direttiva Annibale" per impedire che i miliziani di Hamas portassero ostaggi vivi a Gaza. Nel febbraio 2025 l'esercito israeliano ha ammesso ufficialmente, in un rapporto citato dal Jerusalem Post, che intorno alle 10:30 del mattino l'aeronautica militare diramò l'ordine di applicare "Hannibal" ai piloti operativi nel sud di Israele, con l'istruzione di sparare "contro qualsiasi cosa si muovesse" lungo il confine con Gaza, mentre contemporaneamente era in corso l'operazione "Spada di Damocle" contro i comandanti di Hamas.
Testimonianze di sopravvissuti descrivono mitragliamenti da elicotteri contro convogli che trasportavano ostaggi verso Gaza, e carri armati che avrebbero sparato contro edifici in cui si trovavano barricati insieme terroristi e ostaggi israeliani, tra cui alcune abitazioni nei kibbutz colpiti. Un documento accademico che raccoglie fonti giornalistiche sull'argomento parla di una "Mass Hannibal Directive" applicata quel giorno su basi militari, kibbutz e nell'area del festival Nova, con un numero significativo di vittime attribuibili a "fuoco amico".
Il sostegno di Netanyahu ad Hamas
Le notizie circolavano da anni su una certa complicità tra la leadership israeliana e alcuni elementi della resistenza palestinese. Un altro articolo di Haaretz intitolato "A Brief History of the Netanyahu-Hamas Alliance", aveva riconosciuto che "per 14 anni la politica di Netanyahu è stata quella di mantenere Hamas al potere" a Gaza indebolendo in parallelo l'Autorità Palestinese. Una lettura è condivisa anche dal ricercatore israeliano Adam Raz, che in un'inchiesta di 972 Magazine sostiene che “Netanyahu è il primo oppositore della soluzione a due stati” e che "sapeva Hamas non avrebbe usato i soldi per il benessere dei bambini di Gaza o per modernizzare la Striscia, ma piuttosto per costruire tunnel e acquistare armi, trasformando Gaza in uno stato spartano in guerra con Israele."
Sempre secondo Raz, "Con l'attacco, Sinwar ha aiutato Netanyahu eliminando ogni opposizione al suo governo all'interno di Israele e la possibilità di trattative di pace nel prossimo futuro".
La citazione più diffusa, attribuita a Netanyahu durante una riunione della fazione Likud all'inizio del 2019, è riportata dal Times of Israel nella forma: "Chi si oppone a uno Stato palestinese dovrebbe sostenere il trasferimento di fondi a Gaza, perché mantenere la separazione tra l'Autorità Palestinese in Cisgiordania e Hamas a Gaza impedirebbe la nascita di uno Stato palestinese."
A questo scopo Bibi ha "facilitato" l'arrivo di fondi qatarioti a Hamas attraverso contanti fisici, invece di depositi bancari più tracciabili. Secondo la ricostruzione di CNN, a partire dal 2018 il Qatar iniziò a portare a Gaza circa "15 milioni di dollari al mese", in contanti, dentro valigie, attraverso il territorio israeliano, dopo mesi di negoziati con Israele; l'accordo venne approvato dal gabinetto di sicurezza israeliano nell'agosto 2018, quando Netanyahu era primo ministro.
Tragicomico il fatto che lo stesso Netanyahu difese l'iniziativa dichiarando che era stata concordata “in coordinamento con esperti di sicurezza per riportare la calma nei villaggi (israeliani) del sud, ma anche per prevenire un disastro umanitario (a Gaza!).”
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