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''Safari umani'' in Bosnia: nuove rivelazioni da una testimonianza francese

Giuseppe Cirillo

Il giornalista ai microfoni del Fatto Quotidiano: “C’era un tariffario: i bambini costavano fino a 100 milioni di lire” 

Uno studio legale di Parigi mi ha contattato dicendo di avere una testimonianza che provava che i servizi segreti francesi sapevano dei safari umani già dal 1993”.

È con queste parole che Ezio Gavazzeni, scrittore e giornalista investigativo, ha rivelato al Fatto Quotidiano alcuni nuovi dettagli sul suo ultimo lavoro investigativo: quello poi confluito nel libro “I cecchini del weekend”, dedicato ai cosiddetti “turisti di guerra” durante l’assedio di Sarajevo.

Parliamo di civili, non di militari né di mercenari, ma di uomini benestanti che, durante la guerra in Bosnia, avrebbero pagato per raggiungere il fronte e sparare contro persone disarmate, come in una macabra battuta di caccia. Una pratica disumana, rimasta a lungo ai margini, nell’ombra di chi forse oggi ha più paura che vergogna. È quella che, grazie ad alcune testimonianze, è diventata tristemente nota come la pratica dei “safari umani”.

Al centro della vicenda c’è una testimonianza in particolare: quella raccolta da uno studio legale di Parigi, “che mi ha contattato - ha spiegato Gavazzeni - dicendo di avere una testimonianza che provava che i servizi segreti francesi sapevano dei safari umanigià dal 1993”.

Una rivelazione che, oltre a essere pesante, è rafforzata dal fatto che la denuncia risulta formalmente depositata presso un commissariato parigino.

Il testimone - come ha spiegato lo stesso Gavazzeni - è “una persona franco-croata”, quindi con cittadinanza francese, che nel 1993 lavorava in Croazia per il ministero degli Interni. Al suo ritorno in Francia viene interrogato dai servizi segreti. È proprio in quel contesto che emerge la consapevolezza: “Capisce che i servizi segreti gli stanno dicendo che loro sono a conoscenza dei safari umani”. Un’informazione che gli provoca timore, dal momento che “si tratta di un'informazione che forse lui non doveva possedere, non doveva ascoltare”.

L’indagine, intanto, prosegue in Italia, con molte delle fonti presenti nel libro che hanno già deposto in procura. “Ci hanno messo la faccia, il nome e il cognome”, sottolinea il giornalista investigativo.

A questo si aggiunge un ulteriore sviluppo: “dal 21 aprile la città di Sarajevo si è costituita parte civile nel procedimento penale e ha nominato i miei avvocati, Nicola Brigida e Guido Salvini, a rappresentarla”.

Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda riguarda il profilo dei partecipanti: molte delle persone che avrebbero pagato per andare a caccia di esseri umani erano facoltose e si rivolgevano a un sistema ben organizzato. “Ricchi signori, imprenditori, professionisti”, che “hanno pagato cifre enormi per togliersi ‘la soddisfazione’ di poter sparare impuniti a dei civili”. Tra questi ci sarebbe anche un nobile, “uno che non ha mai lavorato e che vive di rendita da generazioni”.

Esisteva persino un tariffario, “che seguiva le dinamiche della guerra”, con prezzi che variavano in base alla difficoltà di raggiungere le zone di combattimento. “Nei momenti più cruenti i bambini costavano sui 100 milioni di lire”. E ancora: “Poi c’erano le donne, che costavano all’incirca 70 milioni; gli uomini, sui 50 milioni; e gli ultraottantenni - li chiamo così - oltre gli 80 anni, che costavano meno di 20 milioni”.

L’inchiesta di Ezio Gavazzeni, avviata nel 2023, ha trovato una svolta decisiva grazie a un incontro: quello con “un uomo dei servizi segreti”, un ex agente con dieci anni di esperienza nei Balcani durante gli anni ‘90.

Quell’uomo, definito “l’Innominato”, ha rivelato che i servizi segreti dei vari Paesi presenti nella regione erano perfettamente a conoscenza dei cosiddetti “safari umani”. Ed era profondamente stupito del fatto che questa storia non fosse mai emersa. Proprio per questo avrebbe deciso di contribuire a farla venire alla luce. 

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