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Pirlo fuori dalla Nazionale. Il declino dell’Italia violentata dalla propaganda di guerra

Francesco Ciotti
Antimafiaduemila

Nel Paese ormai votato alla militarizzazione forzata, non ci si può permettere alcun sodalizio con il “nemico”. La parola “pace” o qualunque tipo di interesse economico e diplomatico sono banditi nel momento in cui la spesa militare per quest’anno stimata da Mil€x arriverà a 33,9 miliardi di euro, a cui dovrebbero aggiungersi altri 12,13 miliardi entro il 2028. 

Ho appreso ieri sera di non essere più il candidato alla panchina della Nazionale“, ha annunciato un Andrea Pirlo dallo sguardo cupo. La sua imperdonabile colpa? Il suo ruolo di ambassador di Fonbet, una società di scommesse russa, che ha creato forte imbarazzo politico all’interno della FIGC.  

A nulla valgono le spiegazioni a latere dell’ex centrocampista della nazionale italiana. “La collaborazione professionale oggetto delle recenti polemiche nasce nell’ambito del mio percorso lavorativo negli Emirati Arabi Uniti ed è esclusivamente di natura commerciale e sportiva – ha proseguito – Attribuire a tale collaborazione un significato politico significa attribuirmi convinzioni che non ho mai espresso e che non mi appartengono"

Ma oramai la macchina del fango era a pieno regime. Nessun rapporto con una nazione che oramai la NATO considera “minaccia a lungo termine”; guai a mettere in discussione il maccartismo generalizzato da Repubblica delle banane che aveva fatto partorire dal Corriere della Sera nel giugno 2022 nientemeno che “la lista dei putiniani d’Italia”, salvo ricevere condanna per diffamazione da una sentenza del tribunale di Milano pochi giorni fa.

Nessun rapporto è possibile con il nemico numero uno che ora permette di dirottare sempre più fondi pubblici al complesso militare industriale. E se solo c’è il sospetto che qualcuno possa essere fautore o ipotizzare una nuova via diplomatica con Mosca deve essere radiato, diffamato e marchiato come “amico di Putin” al pubblico dominio.

Un clima perfetto per trascinare il destino di un popolo sul binario morto della guerra senza via d’uscita.

Per le azioni genocidarie di Israele invece? Nessuna presa di distanze da parte del nostro Paese che è il suo terzo fornitore di armamenti.

Nonostante le proteste, la partita Italia-Israele si è giocata ad Udine senza intoppi e nessuno ha mai chiesto ai giocatori se hanno legami con le colonie illegali in Cisgiordania.

Abbiamo già scritto che nello sport siamo contrari a bandire dallo sport qualunque nazione, poiché gli alti valori di unione che possano trasmettere discipline come il calcio possono certamente diventare antidoto contro la violenza e la guerra. 

Stiamo assistendo dunque ad una campagna d’odio russofobica strumentale alla feccia guerrafondaia di questo Paese. Ma a pagarne le conseguenze purtroppo non sarà solo la nostra nazionale ormai relegata ai margini dell’insignificanza. 

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