Mosca verso la dottrina ''Karaganov'': guerra nucleare contro Londra e Berlino
Dalla strage di Starobilsk ai missili Oreshnik: come l’Europa è entrata nel mirino nucleare di Mosca
Questo articolo, che riproponiamo ai nostri lettori, è stato scritto in data 29-05-2026.
L’ultimo spiraglio di dialogo tra Mosca e Bruxelles, auspicato velatamente da Vladimir Putin alla parata del 9 maggio, sembra caduto definitivamente nel baratro negli ultimi giorni.
Dopo che per mesi Bruxelles aveva apertamente sabotato i negoziati sostenendo il mantra irrinunciabile dell’integrità territoriale ucraina, del sostegno militare inalienabile, nonché dello stanziamento di truppe NATO sul terreno una volta raggiunta la tregua, nelle ultime settimane aveva maturato alcune istanze in grado di evitare la catastrofe.
Tutto è accaduto con un cinematico corso degli eventi. Il 18 maggio il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva dichiarato in conferenza stampa con il nuovo Primo Ministro bulgaro sovranista Rumen Radev che "l'Europa è pronta a sedersi al tavolo dei negoziati con l'Ucraina, con la Russia e con gli Stati Uniti d'America". Il 20 maggio il Financial Times aveva riportato discussioni delle cancellerie europee sui nomi di Angela Merkel e Mario Draghi come potenziali mediatori.
Il 21 maggio il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva in risposta confermato l'apertura russa: "Nelle ultime tre o quattro settimane abbiamo sentito dichiarazioni dal signor Alexander Stubb, il Presidente finlandese, ma anche da Berlino sul fatto che prima o poi sarà necessario parlare direttamente con i russi. E noi russi siamo pronti a impegnarci".
Tutto si è rivelato in poco tempo una farsa epocale ed è apparso evidente che l’apertura russa è stata interpretata dai leader Ue con un segnale di debolezza.
Lo scorso venerdì sera, droni nemici hanno colpito il dormitorio del Collegio Pedagogico di Starobilsk dell'Università Pedagogica di Luhansk. Un attacco brutale che ha provocato il crollo dell'edificio, che ospitava 86 studenti, uccidendo 21 ragazzi tra i 13 e i 18 anni, lasciandone feriti altri 42.
Il Ministero degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che l'attacco delle Forze Armate ucraine a Starobilsk è stato un attacco mirato contro i civili, nello spirito dei nazisti tedeschi.
La risposta europea è stata di conclamata complicità.
Durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui la parte russa ha presentato fotografie della scena del massacro dei giovani, il rappresentante Permanente della Lettonia Sanita Pavļuta‑Deslandes, ha dichiarato che, in realtà, "la Russia si limita a rilasciare dichiarazioni proprie, non supportate da prove e che i media indipendenti non possono corroborare".
L'invito del Ministero degli Esteri russo ai media a visitare il luogo dell'attentato è stato respinto dall'agenzia di stampa britannica BBC e la CNN. Come se ciò non fosse sufficiente, il segretario generale della NATO Mark Rutte ha esortato gli alleati ad aumentare i loro contributi di aiuti militari all'Ucraina e il presidente del Comitato militare della NATO, l'ammiraglio Cavo Dragone ha addirittura dato il suo benestare ai raid. "Se fossi al loro posto (degli ucraini - ndr), cercherei di usare tutti i mezzi disponibili", ha dichiarato con glaciale compiacimento.
“A dire il vero, provo imbarazzo e vergogna per alcuni colleghi nel Consiglio di Sicurezza. Sapevamo che avremmo sentito qualcosa di simile dai membri europei del CS, ma oggi il livello del loro cinismo è fuori scala. Nessuno di loro si è degnato nemmeno di menzionare i bambini morti a Starobilsk. Dite che non potete confermare in modo indipendente e non siete sicuri che non sia una messa in scena. Ma anche lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell'Ucraina ha confermato di aver colpito Starobilsk”, ha protestato con enfasi il rappresentante permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, l’ambasciatore Vassily Nebenzia.
Questo è stato l’ultimo schiaffo che ha fatto probabilmente deflagrare ogni proposito moderato della presidenza russa, sempre più incalzata a reagire duramente contro l’infrastruttura di guerra europea che opera per colpirla in profondità con sempre maggiore violenza.
Nella notte tra il 24 e 25 maggio, Mosca ha condotto uno degli attacchi più potenti mai sferrati contro obiettivi in Ucraina dall'inizio della guerra adoperando, oltre ai soliti Iskander-M, Iskander-K, Kalibr e X-101, i temibili missili ipersonici Oreshnik che, come saette punitive, si sono abbattuti nell’oscurità contro gli obiettivi a 15.000 km/h. Tra gli obiettivi colpiti figurano il complesso logistico di classe A FIM Chaika, lo stabilimento Artem con le strutture industriali adiacenti, l’impianto Analitpribor con gli edifici residenziali a nord, lo stabilimento di relè e automazione di Kiev e un magazzino della catena ATB.
Tra gli edifici danneggiati, uno tra tanti è passato sotto silenzio: quello della sede degli studi della tv pubblica tedesca ARD a Kiev, in quello che si configurerebbe come “il primo atto di guerra contro la Germania”. 
© Imagoeconomica
“L'Oreshnik per Parigi e Berlino è una chiara escalation”, scrive Gianluca De Feo su Repubblica, ricordando che questo missile è in grado di colpire le capitali europee, capace di trasportare testate nucleari a velocità nell’ordine di Mach 10 (circa 12.000–13.000 km/h). Un sistema che nessun sistema di difesa aerea è in grado di intercettare.
E sembra solo l’inizio dei dolori per l’Ucraina. Il Ministero degli Esteri russo ha annunciato che, in risposta agli attacchi delle forze armate ucraine contro i civili, l'esercito russo prenderà di mira sistematicamente i centri decisionali in Ucraina, invitando i diplomatici e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali a lasciare immediatamente la città e i residenti locali a tenersi lontani dalle infrastrutture militari e amministrative.
"Può accadere in qualsiasi momento. E ogniqualvolta riterremo necessaria una risposta decisa come abbiamo ripetutamente preannunciato, reagiremo all'attacco terroristico che ha ucciso i nostri giovanissimi", ha avvertito ieri il segretario del Consiglio di sicurezza Sergey Shoigu, ribadendo che “abbiamo tutti i mezzi necessari per farlo".
"Quegli idioti dell'UE non capiranno niente finché non lo sperimenteranno in prima persona", ha commentato con la solita esplosiva il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev.
"Stanno sfidando la Russia, ed è ora che Mosca dimostri nel modo più brutale possibile che mettersi contro di loro è un terribile errore", ha detto, lanciando un inequivocabile augurio. "Spero che mandino tutti i leader europei e i vertici dell'UE a Kiev prima del vostro attacco. Noi europei ne abbiamo abbastanza di tutti loro. Sono qui per proteggere Israele, non noi", ha concluso.
L’approssimarsi della dottrina Karaganov per la guerra in Europa
Le menzogne della grande stampa occidentale hanno sempre attribuito al leader del Cremlino il ruolo di “pazzo”, “fanatico”, incapace di qualunque forma di dialogo e moderazione, mentre nella realtà dei fatti è stata proprio la leadership russa a tenere a bada le istanze nazionaliste più veementi.
Prova ne è la figura di Sergej Karaganov, professore alla Scuola Superiore di Economia di Mosca e fondatore del Council on Foreign and Defense Policy (CFDP), il principale think tank di politica estera russo, uno dei maggiori ideologhi del Cremlino.
In una recente intervista tenuta con il conduttore Tucker Carlson, Karaganov ha denunciato il declino intellettuale dei leader europei che oramai “Credono che la guerra non arriverà mai sul loro territorio. Si sono dimenticati della guerra”.
Quando Carlson chiede direttamente quali paesi potrebbero essere colpiti in caso di escalation nucleare, il politologo non ha mostrato dubbi.
“Beh, siamo online, quindi... l'ho scritto diverse volte, che se colpiamo Poznan, gli americani non risponderebbero mai…Ma la mia scelta sarebbe la Gran Bretagna e la Germania”, ha ammonito, spiegando che i tempi per la realizzazione di questa profezia sono drammaticamente brevi: “Due anni. Se non si fermano, beh, un anno”.
L'ideologo russo non ha escluso tuttavia un percorso graduale: ”prima dobbiamo iniziare ad attaccare l'Europa con armi convenzionali, e poi il passo successivo sarà un'ondata nucleare.” E ha aggiunto: “Usare armi nucleari è un doppio peccato, e non voglio che la Russia sia quel peccatore così grande. Ma se necessario dobbiamo eliminare la minaccia europea per l'umanità”. 
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Perché Londra e Berlino: i due falchi che preparano la guerra convenzionale con la Russia
Se guardiamo ai dati e alle dichiarazioni dei ministri delle principali potenze Europee, non può non sfuggire l’esistenza di un piano metodico ed irreversibile che sta trascinando l’Europa sempre più verso il baratro di un confronto convenzionale con la Russia, coadiuvato dall’iniziativa Ream Europe da 800 miliardi di euro.
L’ultima notizia da escalation: Reuters ha rivelato che la NATO intende rafforzare la difesa del proprio fianco orientale con una nuova struttura di comando pensata per facilitare il rapido dispiegamento di forze in Lettonia ed Estonia in caso di guerra con la Russia. L'accordo, raggiunto tra Germania, Paesi Bassi e NATO, assegnerà il German-Netherlands Corps — con sede a Münster — alla difesa di Lettonia ed Estonia. Secondo un funzionario militare citato da Reuters, la presenza di un secondo corpo d'armata consentirà alla NATO di portare nella regione "massa alla massima velocità", rispondendo alla limitata profondità strategica e alla vulnerabilità dei tre Paesi baltici.
È solo la punta dell’iceberg.
Il Generale Carsten Breuer, capo della Bundeswehr, ha indicato che "nel 2029 Putin sarà in grado di attaccare la NATO". Partendo da questa premessa, il premier britannico Keir Starmer ha presentato a giugno 2025 la Strategic Defence Review, dichiarando che la Russia costituisce "una minaccia immediata e pressante" e fissando come obiettivo la piena warfighting readiness delle forze armate britanniche. Londra si è impegnata a portare la spesa militare dal 2,3% al 2,5% del PIL entro il 2027, con un target a lungo termine del 3%, stanziando 15 miliardi di sterline per il programma di ammodernamento delle testate nucleari e 1,5 miliardi per nuove linee produttive di missili e munizioni.
Dall'inizio del 2025, Londra ha assunto un ruolo di primo piano nel coordinamento della risposta europea alla Russia. Il primo ministro Keir Starmer ha convocato il vertice di Londra nel marzo 2025, dando vita alla "Coalizione dei volenterosi" di circa trenta Paesi, e il 24 febbraio 2026 ha co-presieduto un nuovo vertice virtuale con oltre trenta leader mondiali per riaffermare il sostegno all'Ucraina e coordinare le prossime mosse. Il documento finale impegnava i partecipanti ad "aumentare la pressione economica sulla Russia", a colpire la flotta ombra russa e a smantellare il complesso militare-industriale di Mosca.
Sul piano finanziario e militare, ha firmato con Kiev un accordo centenario del valore di 3,6 miliardi di sterline annui, superando complessivamente i 13 miliardi di sterline di supporto militare totale, e ha inviato 350 missili antiaerei finanziati per la prima volta con 70 milioni di sterline di interessi su asset russi congelati. Nel 2025 ha stanziato 68 miliardi di euro per la difesa, con l'obiettivo dichiarato di portare la spesa al 2,5% del PIL entro il 2027 e al 3% nel mandato successivo. Ad aprile 2026 ha guidato la trasformazione della Joint Expeditionary Force — dieci Paesi del Nord Europa, senza gli USA — in una forza navale autonoma con base a Northwood, esplicitamente orientata alla deterrenza contro la Russia nel Mar del Nord e nel Baltico. A ciò si aggiunge la proposta di dispiegare una "forza di rassicurazione" multinazionale in Ucraina a guerra conclusa. Un'iniziativa che, di fatto, rende inefficace qualunque proposito negoziale per porre fine alla guerra.
Proprio in Gran Bretagna, pochi giorni fa, si sono svolte prove di guerra ad alta intensità, nel cuore della capitale. Secondo un’inchiesta dell’Indipendent, le forze della NATO hanno occupato una stazione della metropolitana di Londra per utilizzarla come quartier generale sotterraneo, simulando il lancio di operazioni di "attacco in profondità" contro la Russia in caso di un attacco a uno Stato membro. 
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Nel mentre, in Germania, il Cancelliere Merz, tradendo i principi del trattato per la riunificazione della Germania, ha promesso di costruire "il più forte esercito convenzionale d'Europa", dopo che il Bundestag aveva approvato a marzo 2025 — con i due terzi dei voti — una riforma costituzionale che esenta la difesa dal freno al debito, aprendo a un fondo straordinario da 500 miliardi di euro. Le proiezioni del bilancio militare tedesco stimano un salto da 95 miliardi di euro nel 2025 a 162 miliardi entro il 2029, corrispondente a circa il 3,5% del PIL. Il ministro Pistorius ha dichiarato esplicitamente che "alcuni storici militari ritengono che abbiamo già vissuto l'ultima estate di pace".
Europa, base logistica degli attacchi a lungo raggio ucraini
Ma la guerra tra la Nato europea e la Russia è già una realtà: il vecchio continente è, di fatto, una base logistica degli attacchi a lungo raggio ucraini che, passando anche per i Paesi baltici, nelle ultime settimane hanno colpito soprattutto grandi raffinerie come Slavneft‑YANOS a Yaroslavl, l’impianto Lukoil di Perm e la raffineria di Syzran nella regione di Samara, considerate nodi cruciali della capacità di raffinazione russa.
Sul fronte della co-produzione bellica con Kiev, il Regno Unito ha siglato a settembre 2025 il primo accordo al mondo di condivisione tecnologica di droni militari tra nazioni alleate, nell'ambito del progetto OCTOPUS: un drone intercettore avanzato da produrre in cadenza di circa 2.000 unità mensili, a un costo inferiore al 10% rispetto ai droni Shahed che è progettato a abbattere. L'investimento britannico in droni per l'Ucraina è stato fissato a 350 milioni di sterline nel 2025, con l'obiettivo di passare da 10.000 a 100.000 unità consegnate nel corso dell'anno. La Germania, invece, ha firmato ad aprile 2026 un accordo strategico da 4 miliardi di euro con Kiev, seguito l'11 maggio 2026 da una lettera d'intenti per la co-produzione di droni a lungo raggio capaci di colpire obiettivi fino a 1.500 km di distanza. Per alimentare lo sviluppo comune, è stato avviato il programma Brave Germany, un'iniziativa congiunta modellata sulla piattaforma ucraina Brave1, che finanzia startup difensive dei due paesi.
Quanto ai missili a lungo raggio, Rheinmetall ha annunciato l’avvio di una produzione congiunta di missili da crociera Ruta Block 2 con partner ucraini, con entrata in funzione prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Il sistema presenta caratteristiche rilevanti: gittata fino a 700 km, testata da circa 250 kg e capacità di volo a bassissima quota con profilo potenzialmente stealth. Si tratta di parametri comparabili, per alcuni aspetti, ai sistemi Taurus, che Berlino ha finora evitato di fornire ufficialmente. La strategia della produzione congiunta consente però di aggirare il vincolo politico: componenti, know‑how e tecnologia possono essere trasferiti e riassemblati sotto etichetta ucraina, replicando schemi già osservati in altri programmi. Al contempo, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti avevano già adottato una strategia simile con il missile da crociera FP‑5, successivamente ribattezzato “Flamingo” dagli ucraini, con una gittata stimata fino a 3.000 km.
L’escalation nucleare europea
Ma la dimensione più inedita e preoccupante dell’assetto europeo riguarda il nucleare. Il 10 luglio 2025, Starmer e Macron hanno firmato la Dichiarazione di Northwood, con cui Francia e Regno Unito affermano che le rispettive forze nucleari "sono indipendenti, ma possono essere coordinate" e che "non esiste una minaccia estrema all'Europa che non provocherebbe una risposta da parte delle nostre due nazioni". In parallelo, Londra ha annunciato l'acquisto di almeno 12 caccia F-35A dual-capable — capaci di trasportare ordigni nucleari — rientrando per la prima volta dalla Guerra Fredda nella missione NATO di lancio nucleare aereo. A marzo 2026, Macron ha aggiornato la dottrina nucleare francese introducendo il concetto di deterrenza avanzata, che prevede la possibilità di dispiegare temporaneamente velivoli nucleari francesi presso alleati. Il 5 marzo 2026, la Finlandia ha annunciato la revoca del divieto legale del 1987 sull'importazione, produzione e possesso di armi nucleari sul proprio territorio, al fine di "sfruttare appieno le capacità di deterrenza collettiva della NATO".
L’Europa sembra caduta nel baratro irreversibile dell’escalation e la Russia continua a ricordarcelo, ma le cartucce della diplomazia o degli avvertimenti di fuoco di Medvedev si stanno esaurendo. Non manca molto al punto di rottura irreversibile.
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