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Morte di Luca Attanasio, l'ombra delle pressioni istituzionali sull'inchiesta italiana

Dati scomparsi, email istituzionali e piste alternative: i nodi che la famiglia dell’ambasciatore vuole approfondire

AMDuemila

Secondo quanto ricostruito da L’Espresso, dietro la vicenda giudiziaria legata alla morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio ci sarebbero state anche pressioni provenienti da ambienti istituzionali. L’ipotesi sostenuta è che la ragion di Stato e gli interessi diplomatici possano aver contribuito a frenare la ricerca sulle responsabilità penali.  

Attanasio venne ucciso il 22 febbraio 2021 vicino a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. Nell’agguato morirono anche il carabiniere Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo, autista del World Food Programme (WFP). La Procura di Roma ha chiesto di archiviare un secondo filone dell’inchiesta. Una decisione che arriva dopo una serie di circostanze che hanno sollevato diversi interrogativi.

Uno di questi riguarderebbe un esposto presentato dal deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe. Secondo le informazioni raccolte dal settimanale, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano avrebbe fatto pressioni affinché l’esposto venisse ritirato. L’Espresso afferma, inoltre, di aver ricevuto documenti e informazioni da una fonte interna alle istituzioni coinvolte. Secondo questa ricostruzione, ci sarebbero stati anche scambi di comunicazioni con la segreteria della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Si tratterebbe di un esposto importante ai fini delle indagini. L’esposto si baserebbe, infatti, su alcune testimonianze di un ambasciatore che avrebbe avuto a disposizione alcuni documenti, consegnati anche alla Guardia di Finanza. Tutti elementi che avrebbero potuto aprire nuove indagini sul caso. Tra questi ci sarebbe anche un presunto racket dei visti italiani nella Repubblica Democratica del Congo. Tanto è vero che una precedente inchiesta, pubblicata sempre da L’Espresso, ha persino portato all’invio di ispettori presso l’ambasciata italiana a Kinshasa e alla chiusura dell’ufficio che si occupava delle autorizzazioni di viaggio.

Le ricostruzioni investigative che hanno provato a chiarire le dinamiche dell’attacco avvenuto il 22 febbraio 2021 parlavano di un tentativo di rapimento finito nel sangue, organizzato da una delle milizie attive nell’Est del Congo. Tuttavia, con il passare degli anni sono emersi molti dubbi.  Una parte dell’inchiesta italiana si era concentrata sulle condizioni di sicurezza del convoglio del World Food Programme. Alcuni funzionari erano stati accusati di non aver adottato le necessarie precauzioni e di omicidio colposo. Il 14 febbraio 2024, però, il giudice dell’udienza preliminare Marisa Mosetti ha stabilito il non luogo a procedere.

Nel luglio dello stesso anno, alcuni mesi dopo, quindi, arrivò la scelta del governo italiano di non costituirsi parte civile nel procedimento contro due funzionari del World Food Programme e, soprattutto, di non ottenere la rinuncia all’immunità ONU. Rispondendo alla Camera a un’interrogazione, il ministro Antonio Tajani spiegò che una costituzione dello Stato come parte civile avrebbe potuto esporre l’Italia a una responsabilità internazionale per violazione delle norme sull’immunità delle Nazioni Unite. Parole che provocarono una reazione molto dura della famiglia Attanasio.

Parallelamente sono emerse altre possibili piste: il presunto racket dei visti italiani, la sparizione di fondi dell’ambasciata e gli interessi economici collegati alle grandi risorse minerarie della zona, tra cui coltan, cobalto e niobio.

Proprio quest’ultima pista è stata sostenuta anche dai legali della famiglia Attanasio, ma non è stata considerata sufficientemente attendibile dagli investigatori.

La famiglia dell’ambasciatore, però, non intende fermarsi. Infatti, l’avvocato Rocco Curcio e il consulente Mario Scaramella hanno fatto sapere di voler presentare ulteriori elementi per opporsi all’archiviazione. Anche Lorenzo Magnarelli, avvocato di Dario Iacovacci, fratello del carabiniere Vittorio Iacovacci, intende presentare nuovi elementi.

Gli elementi riguardanti la morte dell’ambasciatore italiano Attanasio, del carabiniere di scorta Iacovacci e dell’autista Milambo sono ancora tutti da chiarire. Tra questi, gli appuntamenti che sarebbero stati cancellati dall’agenda elettronica di Attanasio dopo la sua morte. I suoi dispositivi personali sarebbero stati restituiti alla famiglia con ritardo, mentre la sua utenza telefonica sarebbe stata disattivata poco dopo la sua morte, con la conseguente perdita di alcuni dati. Ci sono poi interrogativi sulla scomparsa delle sue email istituzionali e sul possibile coinvolgimento nell’agguato di militari congolesi e ribelli ruandesi. In Congo sei persone sono state condannate come presunti responsabili materiali del triplice omicidio. Tuttavia, anche i magistrati italiani hanno espresso forti dubbi sull’affidabilità di quel processo. 

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