Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Estero

L'Ucraina trasforma la guerra in industria: boom della produzione bellica e apertura all'export

La capacità produttiva supera ormai le esigenze interne. Droni, joint venture con l'Ue e nuove partnership internazionali al centro della strategia di Kiev

AMDuemila

In pochi anni l'industria della difesa ucraina è diventata il principale comparto manifatturiero del Paese, trasformandosi da settore quasi marginale a pilastro dell'economia di guerra. Secondo le stime del governo di Kiev, la capacità produttiva è passata da un miliardo di dollari nel 2022 a 35 miliardi nel 2025 e dovrebbe superare i 55 miliardi nel 2026, raggiungendo un valore cinquantacinque volte superiore a quello precedente all'invasione russa su larga scala.
La crescita ha interessato anche Ukroboronprom, il conglomerato statale che riunisce le aziende della difesa, i cui ricavi sono aumentati da 1,3 miliardi di dollari nel 2022 a circa quattro miliardi nel 2025. Oggi la capacità produttiva del comparto supera già le commesse garantite dallo Stato ucraino. Un surplus che Kiev ha deciso di valorizzare aprendo, dal primo luglio, un sistema di esportazioni controllate destinato a trasformare l'eccedenza produttiva in nuove risorse economiche da reinvestire nel settore, mantenendo comunque prioritarie le forniture alle forze armate.
Il dinamismo dell'industria ucraina è emerso anche durante il Farnborough Airshow, la principale fiera internazionale dedicata all'aeronautica e alla difesa, dove gli operatori di Kiev hanno presentato i propri sistemi anche a potenziali acquirenti stranieri. Tra i prodotti di punta figurano droni d'attacco in grado, secondo gli esponenti di Ukroboronprom, di colpire con una precisione di uno o due metri, trasportare fino a cento chilogrammi di carico utile e raggiungere una velocità di 700 chilometri orari con un'autonomia di circa 700 chilometri. "Lo chiamiamo 'inferno' - si lascia sfuggire uno di loro presentando uno dei droni d'attacco più potenti - dal posto in cui finirà il nostro nemico dopo l'incontro con quest'arma".
Secondo fonti del settore, uno dei principali punti di forza dell'industria ucraina è la possibilità di testare immediatamente le nuove tecnologie sul campo di battaglia, accelerando così l'aggiornamento dei software e la riprogettazione dei componenti. Tommaso Massa, della “Rivista italiana difesa” (Rid), cita il caso dei droni intercettori, una categoria "che si sono sostanzialmente inventati gli ucraini circa un anno e mezzo fa per abbattere gli Shahed-Geran russi senza consumare costosi missili contraerei". Una soluzione che sta suscitando interesse anche tra i Paesi occidentali, chiamati a fronteggiare il crescente squilibrio tra il costo delle armi offensive e quello dei sistemi difensivi.
Questa capacità di innovazione rende il comparto ucraino strategico anche per l'Europa. Nel 2024, secondo i dati dell'associazione europea Asd, l'industria della difesa europea ha raggiunto un fatturato di 183,4 miliardi di euro, in crescita del 13,8% rispetto all'anno precedente, mentre l'intero settore aerospazio-difesa-sicurezza ha toccato i 325,7 miliardi di euro, con oltre 633 mila occupati. Tuttavia, la capacità produttiva europea continua a crescere con ritmi più lenti rispetto a quella ucraina. "L'Ucraina, che consegna sistemi collaudati in combattimento a costi contenuti - spiega Massa -, resta una piccola produzione ma può alimentare quella domanda e integrarsi nelle filiere continentali anche grazie alla velocità tecnologica".
In questa prospettiva si inseriscono gli accordi sottoscritti tra Kiev e l'Unione europea. Il 15 luglio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente Volodymyr Zelensky hanno firmato la partnership industriale per la difesa e il “Drone Deal”. Due giorni dopo è nata la EU-Ukraine Drone Alliance, composta da diciotto aziende fondatrici, nove europee e nove ucraine, tra cui l'italiana Fincantieri e la spagnola Indra, con l'obiettivo di sviluppare congiuntamente droni e sistemi anti-drone entro la fine del 2026.
Parallelamente, l'Ucraina ha già concluso quasi venti accordi di co-produzione con partner europei. In Germania, la joint venture Quantum Frontline Industries produce droni ucraini nei pressi di Monaco, mentre Danimarca, Finlandia e Lettonia hanno sottoscritto collaborazioni industriali per circa 800 milioni di euro. A questi si aggiungono accordi di lungo periodo con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar.
Tra i principali Paesi europei, l'Italia procede con un approccio più discreto. Leonardo sta sviluppando il sistema di difesa Michelangelo Dome, il cui test in condizioni operative è previsto entro la fine del 2026 proprio in territorio ucraino. Durante il Farnborough Airshow, l'amministratore delegato Lorenzo Mariani ha definito "straordinaria" l'esperienza maturata dall'industria bellica di Kiev, in particolare nel settore dei droni, aggiungendo che una futura collaborazione tra Leonardo e la società turca Baykar "dovrebbe includere anche la cooperazione con l'industria ucraina".

Fonte: La Stampa 
 
ARTICOLI CORRELATI 

Le mafie fanno scorpacciata di armi in Ucraina, in 4 anni svaniti 800mila pezzi da centinaia di milioni di euro

Le connessioni tra guerra, mafie, corruzione politica e aiuti economici in Ucraina

La mafia e quell'interesse per armi e materiali radioattivi
di Giorgio Bongiovanni

Direttore Dia Carbone: ''Mafie sempre più armate. Rischio conflitto con le istituzioni''