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L'accordo ''storico'' su Gaza sepolto da nuovi bombardamenti contro i civili

Hamas parla di ritiro israeliano, Israele di disarmo totale. Nel frattempo continua a bombardare Gaza

Francesco Ciotti

Ancora una volta si gioca l'ennesima farsa sulla pelle dei palestinesi. Donald Trump ha annunciato con enfasi quello che ha definito un accordo "storico" sul disarmo completo di Hamas, dichiarando che "oggi il Consiglio di Pace ha raggiunto un accordo storico sul completo disarmo di Hamas e di tutte le altre fazioni armate a Gaza" e che si tratta di "un passo importante verso una pace e una durata di sicurezza".

Secondo il presidente statunitense, l'intesa apre la strada a un nuovo governo palestinese che "collaborerà strettamente con il Consiglio per la Pace per aiutare il popolo palestinese", mentre Israele otterrebbe finalmente "la sicurezza che merita, poiché Gaza non sarà più utilizzata come base per attacchi terroristici". Trump ha collocato l'annuncio all'interno del suo più ampio "Piano in 20 punti", sottolineando che "una volta completato il disarmo, le truppe israeliane si ritireranno e le forze internazionali di stabilizzazione collaboreranno con la nuova polizia palestinese". Ricordando la situazione di un anno fa, quando "a Gaza infuriava una guerra brutale» e «gli ostaggi erano tenuti in condizioni di prigionia atroci", il presidente si è congratulato con tutti per "questo straordinario risultato, che, come tutti dicevano, non sarebbe mai stato possibile raggiungere".

Dietro la retorica trionfale, però, la realtà negoziale racconta, come sempre, una storia totalmente diversa. Funzionari statunitensi e israeliani si sono affrettati a dichiarare vittoria questa settimana, sostenendo che Hamas si fosse "di fatto arresa" nell'ambito della prossima fase del cessate il fuoco.

Due definizioni opposte di "disarmo"

Tuttavia, nei negoziati al Cairo tra Hamas e i mediatori sull'attuazione del piano per Gaza, le due parti sembrano avere idee molto diverse su cosa significhi effettivamente "disarmo". Funzionari israeliani hanno dichiarato a Ynet che Hamas avrebbe accettato un "disarmo completo e incondizionato", comprendente lo smantellamento di armi pesanti e leggere, tunnel, depositi di armi e impianti di produzione.

La versione palestinese, riportata da Palestine Al-Youm, suona però piuttosto diversa: Hamas avrebbe preferito mettere in deposito le proprie armi pesanti anziché distruggerle, lasciando irrisolta la questione di chi ne avrebbe il controllo, e avrebbe accettato di deporre le armi solo in cambio di un "ritiro completo di Israele da Gaza" e della fine degli attacchi militari mirati.

Una proposta di tabella di marcia in 15 punti, che dovrebbe accompagnare l'accordo, ha già incontrato le obiezioni israeliane. N12 ha citato una fonte politica secondo cui il documento non soddisfa la richiesta di Israele di un disarmo completo di Hamas, mentre Israele continua a insistere sul fatto che "non ci sarà alcun ritiro delle Forze di Difesa Israeliane senza la completa smilitarizzazione di Gaza".

Di fatto un dato è inequivocabile. Israele non sarà mai disposta a rinunciare alla sua economia del genocidio alimentata dalla progressiva distruzione di tutte le infrastrutture civili a Gaza e in Cisgiordania.

La resa dei conti sul terreno

E infatti, non sono passate 24 ore dagli annunci roboanti di accordo del secolo che la realtà sul campo si è manifestata in modo brutale: raid aerei israeliani su Gaza hanno ucciso almeno due persone poche ore dopo che Hamas aveva accettato di deporre le armi nell'ambito del piano del Consiglio di pace. Secondo i medici, un raid su via Salah al-Din, nella Striscia di Gaza centrale, ha causato la morte di una persona, mentre un'altra è stata uccisa da un attacco di droni nel quartiere di Sabra, a Gaza City.

Secondo Mark Pfeifle, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, i recenti attacchi israeliani, avvenuti subito dopo l'annuncio della nuova tabella di marcia, potrebbero rappresentare "un messaggio preoccupante da parte della leadership israeliana".

"Penso che Benjamin Netanyahu stia inviando un segnale che non è ancora del tutto pronto ad aderire a questo quadro. Ha ancora qualche riserva al riguardo", ha dichiarato Pfeifle ad Al Jazeera.

Qualsiasi accordo finora stipulato, d’altronde, è rimasto carta straccia. Sempre nelle ultime ore, le forze israeliane hanno continuato a condurre attacchi mentre occupano parti del Libano meridionale, nonostante un accordo di "cessate il fuoco" mediato dagli Stati Uniti. In precedenza, l'Agenzia nazionale di stampa libanese (NNA) aveva affermato che i villaggi e le città del sud, in particolare quelli situati all'interno e nei pressi della "Zona Gialla" imposta da Israele, tra cui al-Mansouri, Majdal Zoun e Haddatha, si trovavano in uno stato di forte tensione a seguito delle ingenti esplosioni effettuate dalle forze israeliane durante la notte.

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