La democrazia nelle mani delle Big Tech. L’allarme di Franco Bernabè
Ricchezza, finanza e tecnologia concentrate in poche mani minacciano la libertà, il ceto medio e sovranità europea digitale. L’ombra dei grandi fondi e Palantir
Quello che un tempo era tabù, una teoria indicibile, ora emerge lentamente come una realtà di cui prendere atto. Le crescenti disuguaglianze concentrate in poche mani, stanno mettendo a rischio le democrazie occidentali.
A denunciarlo sono ora figure insospettabili, come l'ex amministratore delegato di Eni e Telecom, Franco Bernabè sul quotidiano La Stampa.
"L'enorme concentrazione di ricchezza in poche mani, avvenuta a seguito della rivoluzione tecnologica, pone una grave ipoteca sulle nostre società democratiche", afferma Bernabè partendo dalla concentrazione di ricchezza prodotta dalla rivoluzione tecnologica, ma il ragionamento arriva molto più lontano, fino alla crisi del ceto medio, all’indebolimento della progressività fiscale e alla dipendenza dell’Europa da imprese e sistemi collocati fuori dal suo controllo politico.
La frattura nel ceto medio e l’avvento dei nuovi fascismi
Il cuore del discorso è il ceto medio che non va visto come una semplice categoria reddituale, ma come la fascia sociale sulla quale si è storicamente retta la stabilità delle democrazie occidentali.
Quando quella fascia perde sicurezza, potere d’acquisto e fiducia nelle istituzioni, la crisi economica tende a trasformarsi in risentimento politico. “Il fascismo e il nazismo sono nati anche dalla gravissima crisi sociale ed economica che ha colpito la classe media”, osserva l’ex CEO, richiamando l’Italia del primo dopoguerra e la Germania di Weimar senza sostenere un’identità meccanica tra le due epoche.
Precisa però che i problemi di oggi sono diversi, e si stupisce della "mancanza di lucidità" di chi, nella politica e nella classe dirigente, non sa leggerli "nella loro giusta gerarchia".
Il più urgente, per lui, è che "pochissime persone al mondo controllino una quota enorme della ricchezza" e che con essa esercitino un'influenza politica che "dagli Usa si estende al resto del mondo, in particolare all'Europa".
I Big Three della finanza
Il tema della concentrazione della ricchezza oggi porta volto molto ben noti, incarnato dai grandi fondi d’investimento BlackRock, Vanguard e State Street che gestiscono insieme circa 33,5 trilioni di dollari.
Il loro modello è in gran parte quello dei fondi indicizzati e degli ETF. Il risultato è che compaiono tra i principali azionisti di quasi tutte le grandi società quotate, e votano nelle assemblee. Il portafoglio azionario più grande di BlackRock, per esempio, è dominato dai titoli tecnologici.
In aggiunta, nel nostro Paese circa il 33% del debito pubblico è detenuto dal mercato finanziario internazionale, in larga parte da queste Tre sorelle; BlackRock detiene inoltre quote in società strategiche italiane come Leonardo (limitata al 3% con diritto di voto per statuto), Unicredit, Intesa Sanpaolo, Enel, Eni, Generali, Stellantis, Ferrari e Poste Italiane.
Di fatto, la ricchezza della Big Tech e quella dei grandi gestori sono in parte lo stesso capitale, che si rafforza a vicenda.
Palantir e la sorveglianza
Bernabè porta poi un esempio concreto di dipendenza. Consiglia di leggere "Il caso Guillou" di padre Paolo Benanti e spiega: "se tu interferisci con determinati interessi, ti fanno tornare all'età della pietra". Prosegue: "Non puoi più prelevare soldi perché ti bloccano l'accesso ai circuiti di pagamento. Non puoi più scrivere, perché ti bloccano il computer. Non puoi prenotare un aereo o un albergo." Il riferimento è a un giudice della Corte penale internazionale. La conclusione è netta: "Possono impedirti di vivere normalmente".
In questo scenario si inserisce Palantir, azienda americana di analisi dei dati nata nell'orbita dell'intelligence, l’entità che a Gaza fornisce obiettivi per l’esercito israeliano e nel contesto russo-ucraino fa la stessa cosa per Kiev. In Europa è usata in ambito militare, di polizia e di intelligence. Il Regno Unito le ha affidato un contratto di 240 milioni di sterline con il ministero della Difesa, e alcuni Länder tedeschi usano una versione limitata del software Gotham. Più di 120 sindacati e organizzazioni europee hanno chiesto ai governi di cancellare tutti i contratti pubblici, citando sorveglianza, polizia predittiva e guerra con l'intelligenza artificiale.
Dal 2024 la Direzione Teledife del Ministero della Difesa ha avviato una procedura negoziata secretata per la fornitura della licenza di “Palantir Gotham”, da circa 1 milione di euro. Si tratta di un software che integra e analizza grandi quantità di dati: registri amministrativi, biometrici, geolocalizzazione, intercettazioni e fonti aperte.
L'Ufficio Stampa della Difesa ha risposto a Domani che il contratto è secretato e che non si può dire nulla perché riguarda aspetti delicati del Paese. Il problema di trasparenza è quindi questo: non si sa quali dati vengano caricati, chi vi acceda e con quali garanzie.
A settembre, addirittura il Gemelli Generator RWD, centro di ricerca del Policlinico, aveva annunciato una partnership con Palantir. Avrebbe usato Foundry per gestire ed elaborare su larga scala i dati clinici, con funzioni di IA per la ricerca traslazionale.
Per Bernabè la ricetta ha due parti. La prima è che "la democrazia si difende riducendo le disparità nella ricchezza e nel reddito", ma anche "non dipendendo totalmente da altri, nella tecnologia, come nei rapporti economici e finanziari". La seconda è il coraggio di difendere i valori su cui le società occidentali sono state costruite. Ciò che lo preoccupa di più è "la mancanza di reazione delle classi dirigenti" americane, e non solo, davanti al disprezzo per la legalità e alla crescita della corruzione.
ARTICOLI CORRELATI
Il folle e delirante discorso di Netanyahu all'Onu
I 117 "Titani" della finanza globale: ecco chi sono i veri padroni del mondo
Oxfam, il mondo nelle mani di pochi: dodici persone più ricche di altre quattro miliardi












