Il mistero dei pescherecci attaccati nelle Galápagos: l’ombra di un programma segreto della CIA
Tre pescherecci attaccati, otto uomini scomparsi e un jet di sorveglianza: la storia ricostruita dal Washington Post
Tre pescherecci ecuadoriani attaccati nel Pacifico. Droni esplosivi. Pescatori incappucciati e ammanettati. Un aereo di sorveglianza partito da El Salvador. Otto uomini scomparsi. Sono tutti elementi che caratterizzano episodi diversi avvenuti nelle acque delle Galápagos. Tutti sono rimasti senza una spiegazione chiara, ma qualcosa sembra iniziare a venire fuori.
Secondo un’inchiesta del Washington Post, si sarebbe trattato di attacchi condotti nell’ambito di un programma segreto della CIA.
Secondo una fonte informata citata dal quotidiano americano, si tratterebbe di una cosiddetta “azione coperta”. Stiamo parlando di un’operazione condotta fuori dai confini statunitensi, con l’autorizzazione del presidente degli Stati Uniti, ma nella quale il ruolo di Washington non viene riconosciuto pubblicamente. La CIA, ovviamente, ha rifiutato di commentare. Ed è proprio qui che iniziano le domande. Perché, come precisa lo stesso Washington Post, non è ancora chiaro fino a che punto la CIA sia stata coinvolta nei singoli episodi né quale ruolo abbia avuto concretamente negli attacchi.
I tre pescherecci
Gli episodi riguarderebbero tre imbarcazioni ecuadoriane: la Fiorella, la Francisca Duarte II e la Don Maca.
La Fiorella è un peschereccio di circa 16 metri, scomparso il 20 gennaio 2026 mentre si trovava a centinaia di chilometri dalle coste dell’Ecuador. In questo caso, otto membri dell’equipaggio sono scomparsi e non sono mai stati ritrovati.
Prima che tutto avvenisse, alcuni pescatori avevano notato droni e un aereo che sorvolava la zona. I dati analizzati dal quotidiano americano mostrano che un velivolo identificato come FENIX 701 aveva volato verso la posizione della Fiorella il 17, il 18 e il 20 gennaio.
Nell’ultimo viaggio, l’aereo si sarebbe diretto per centinaia di miglia verso il peschereccio prima di sparire temporaneamente dai sistemi pubblici di tracciamento. Circa due ore e mezza dopo il suo ritorno verso El Salvador, la Fiorella trasmise per l’ultima volta la propria posizione. Poi la nave non è più stata ritrovata.
Il secondo episodio, invece, è avvenuto il 17 marzo 2026 e riguarda il peschereccio Francisca Duarte II.
Il peschereccio si trovava vicino alle Galápagos quando, secondo il racconto del comandante Hernán Flores, un drone si è schiantato contro la cabina dell’imbarcazione ed è esploso, ferendo gravemente uno dei membri dell’equipaggio.
Flores ha raccontato che, nel tentativo di cercare aiuto, i pescatori hanno raggiunto un’altra nave. Ma a bordo avrebbero trovato uomini armati che parlavano inglese. I marinai sono stati ammanettati, incappucciati e trattenuti a bordo. Successivamente sarebbero stati trasferiti su una nave salvadoregna e portati in El Salvador. Secondo un altro quotidiano britannico, il Guardian, nessuno di loro sarebbe stato accusato di alcun reato.
Una dinamica simile si sarebbe verificata pochi giorni dopo contro la Don Maca, partita da Manta il 18 marzo.
L’equipaggio, già preoccupato, conosceva bene la storia della Fiorella e sapeva che la Francisca Duarte II era stata attaccata.
La preoccupazione dei marinai non è diminuita quando, nei giorni successivi, alcuni pescatori hanno notato alcuni droni e un aereo.
E infatti, ad essere attaccata la mattina del 26 marzo 2026, pochi giorni dopo l’attacco contro la Francisca Duarte II, è proprio la Don Maca. E anche in questo caso, sempre secondo i dati esaminati dal Washington Post, a tornare sulla scena è il FENIX 701, che avrebbe lasciato l’aeroporto salvadoregno di Ilopango dirigendosi verso la zona in cui navigava il peschereccio.
Alcune ore dopo il decollo del FENIX 701, appare un drone sopra l’imbarcazione. Secondo la testimonianza di un pescatore, Jhonny Palacios, dal drone sarebbe caduto un piccolo oggetto prima di un’esplosione che ha colpito la nave. Al primo attacco ne è seguito un secondo, che avrebbe danneggiato anche il motore del peschereccio. Nel frattempo, un altro drone, questa volta più grande e ad ala fissa, continuava a sorvolare la zona.
Anche in questo caso i pescatori hanno chiesto aiuto a una nave vicina e, anche in questo caso, quella che inizialmente sembrava essere un’operazione di soccorso si è presto trasformata in qualcosa di completamente diverso.
Infatti, una volta saliti sulla nave, sempre secondo il racconto di Palacios, tutti i membri dell’equipaggio che erano appena stati attaccati sarebbero stati immediatamente ammanettati e incappucciati. E anche in questo caso, la maggior parte degli uomini presenti a bordo, armati e incappucciati, parlava inglese, mentre almeno altre due persone avrebbero svolto il ruolo di interpreti in spagnolo.
In seguito, l’equipaggio sarebbe stato consegnato a una nave della marina salvadoregna.
Ed è qui che emerge uno degli elementi più difficili da spiegare.
Secondo Palacios, i marinai salvadoregni dissero di essere stati avvertiti dagli “americani” due giorni prima dell’attacco, con la richiesta di recuperare un gruppo di naufraghi.
In altre parole, se le testimonianze raccolte e i dati esaminati dal quotidiano americano dovessero essere confermati all’interno di un contesto più ampio, quello che verrebbe fuori potrebbe provocare un vero e proprio terremoto politico a Washington. Questo perché qualcuno avrebbe organizzato il recupero dell’equipaggio prima ancora che il peschereccio venisse colpito. Soprattutto, chi lo ha fatto avrebbe saputo che quelli a bordo delle imbarcazioni erano pescatori e non criminali, nonostante siano stati prima bombardati e poi arrestati. Tutti con lo stesso metodo.
Il misterioso FENIX 701 e le smentite americane
Uno degli elementi centrali di questa storia è proprio il misterioso FENIX 701. Si tratta di un Cessna Citation Longitude, un jet d’affari molto costoso, equipaggiato, secondo il Washington Post, con apparecchiature specializzate di sorveglianza.
L’aereo era arrivato in El Salvador dal Tennessee con sei persone a bordo.
Volava utilizzando un numero di registrazione statunitense che, però, secondo i documenti consultati dal giornale, non corrispondeva a un velivolo normalmente registrato presso la Federal Aviation Administration.
Quel numero risultava invece riservato da una società con poche tracce pubbliche e con un indirizzo riconducibile a una casella postale all’interno di un negozio UPS in Virginia.
Il velivolo operava dall’aeroporto internazionale di Ilopango, alla periferia di San Salvador.
Anche la scelta dell’aeroporto è significativa.
Ilopango non è un luogo qualsiasi nella storia delle operazioni americane in America Centrale. Stiamo parlando di una località che negli anni Ottanta venne utilizzata da ex ufficiali militari e uomini legati alla CIA come centro logistico per sostenere i Contras, i gruppi armati che combattevano contro il governo sandinista del Nicaragua.
Oggi gli Stati Uniti dispongono invece di una presenza ufficiale nell’aeroporto di Comalapa, sempre in El Salvador, utilizzato anche per attività di sorveglianza contro il narcotraffico.
Proprio per questo, l’ex ambasciatore americano John Feeley ha sollevato un interrogativo: perché un sofisticato aereo di sorveglianza avrebbe dovuto utilizzare Ilopango invece della struttura ufficialmente impiegata dagli Stati Uniti?
Il Pentagono ha fatto sapere di non essere a conoscenza degli episodi e di non aver partecipato alle operazioni contro i pescherecci ecuadoriani. A negare ogni responsabilità anche la Guardia Costiera, precisando, oltretutto, di non utilizzare droni armati durante le proprie attività.
C’è da dire che due parlamentari democratici, Joaquin Castro e Bill Keating, hanno chiesto se le smentite riguardassero realmente tutte le strutture americane, non soltanto il Pentagono e la Guardia Costiera, ma anche DEA, Customs and Border Protection, servizi di intelligence e società private che operano per conto degli Stati Uniti.
Ora, non è noto chi abbia materialmente pilotato i droni. Non è chiaro chi fossero gli uomini armati presenti sulla nave che avrebbe raccolto i pescatori. Non sappiamo se fossero agenti statunitensi, militari di altri Paesi oppure membri di società private. Rimane inoltre da chiarire quale fosse esattamente il ruolo dell’aereo FENIX 701 e sulla base di quali informazioni siano stati scelti i pescherecci. Soprattutto, resta il mistero della Fiorella e degli otto uomini scomparsi.
Ciò che invece rimane, almeno per il momento, è la ricostruzione del Washington Post, che sembra indicare che almeno una parte delle operazioni potrebbe essere stata condotta all’interno di un programma della CIA distinto dalle attività militari ufficiali.













