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I dieci giorni di Elena Basile a Mosca: ''Resiste alle sanzioni e guarda ancora all'Europa''

L'ex ambasciatrice racconta sul Fatto Quotidiano pregi e limiti della Russia, lontani dalla narrazione dei media occidentali

Giuseppe Cirillo

“Mi sono recata in Russia non per avere contatti con la leadership (come fanno tanti politici e analisti europei in Ucraina, inseguendo l’élite del Paese) ma per poter discutere con la società civile. Ho segnalato la mia presenza all’ambasciatore italiano che, dopo una prima risposta cortese, si è guardato bene dal parlarmi. In effetti, non so se Tajani abbia dato istruzioni al riguardo, ma nei miei contatti con alcune ambasciate, soprattutto con quella di Bruxelles, sono costretta a sopportare diverse discriminazioni rispetto ai miei colleghi uomini, di stesso grado”. Inizia così il racconto dell’ex ambasciatrice Elena Basile, reduce da dieci giorni trascorsi a Mosca. Un viaggio che le ha permesso di raccontare la sua esperienza nella capitale russa. Un’esperienza, che, come lei stessa ha voluto sottolineare, è molto diversa da quella che ci si aspetta a causa della rappresentazione comune raccontata dal mainstream occidentale. Nel suo racconto pubblicato sul Fatto Quotidiano, Basile ha ripercorso ciò che ha percepito direttamente e che le ha dato la possibilità di contestualizzare pregi e difetti della Russia di Putin: osservazioni sulla società, sull'economia, sui rapporti tra Russia ed Europa e sulla capacità del Paese di affrontare le conseguenze delle sanzioni occidentali. Durante il suo soggiorno l’ex ambasciatrice ha tenuto una conferenza presso il Mgimo, l'Università statale delle Relazioni internazionali di Mosca, dove ha incontrato tantissimi studenti e docenti con una forte conoscenza delle lingue europee e un interesse ancora vivo nei confronti dell'Europa. “Ho potuto constatare la conoscenza delle lingue europee, l’amore per l’Europa verso la quale molti si proiettano. Come mi è stato detto scherzosamente, si tratta di un rapporto abusivo. L’Ue - ha proseguito - è nei panni del macho che picchia la moglie eternamente innamorata. Il Dipartimento universitario per le relazioni con l’Europa riceveva un tempo fondi europei. I presidenti della Commissione erano di casa. Ancora si può ammirare la foto di Romano Prodi. I docenti non riescono a comprendere il suicidio europeo, la russofobia imperante”. E ancora: “È una città splendida, con un piano urbanistico funzionale ed estetico. La pulizia delle strade, il restauro dei palazzi e dei monumenti, i servizi sono eccellenti. Che un Paese in guerra possa eccellere negli investimenti nei beni comuni moscoviti, costruendo ogni giorno una nuova linea della metropolitana, mi sembra encomiabile”. L'ex ambasciatrice ha sottolineato anche il livello di digitalizzazione dei servizi pubblici e sanitari. Si è soffermata sull'ampia diffusione dei pagamenti tramite riconoscimento facciale e sull'informatizzazione della sanità, che ha definito “anni luce avanti all'Italia”. Uno dei punti centrali della sua analisi sulla Russia, e certamente uno di quelli che colpiscono di più se si pensa alle notizie che ogni giorno arrivano nelle case degli italiani e degli europei, riguarda la capacità della Russia di adattarsi alle sanzioni occidentali. Una resilienza economica che, secondo Elena Basile, sarebbe stata rafforzata anche grazie alle relazioni con la Cina e con i Paesi BRICS. “Nel 2014 - ha ricordato Basile - Mosca firma con Pechino un trattato da 400 miliardi di dollari per interscambio energetico e costruzione delle relative infrastrutture. La solidarietà dei BRICS, che non hanno aderito alle sanzioni, ha permesso a Mosca di contraddire le previsioni di tanti stimati leader occidentali circa la fine del governo di Putin in pochi mesi. L’interscambio nel 2020 ammontava a 140 miliardi di dollari, nel 2024 a 240 miliardi e, dopo una temporanea flessione nel 2025, ha ripreso a crescere significativamente nel 2026. Se è vero che la Russia vende prodotti energetici e armi importando tecnologia, non si può parlare di dipendenza economica, ma di strategia essenziale allo sviluppo. Gli scambi avvengono in moneta locale. Gli investimenti attuali sono di 18 trilioni di rubli”. Ovviamente, non è un Paese tutto rose e fiori. Anzi, è un dato di fatto che la Russia continua ad affrontare importanti difficoltà economiche. Non manca, infatti, il rallentamento della crescita del Pil, l'inflazione elevata e gli alti tassi di interesse, che - secondo l’analisi di Basile - frenano gli investimenti e la domanda interna. “Se non ci fossero state le sanzioni, il Paese avrebbe continuato il trend di dipendenza dall’Occidente. Oggi l’economia, malgrado il Paese sia in guerra, si diversifica. Nel settore agro-alimentare, grazie al know how italiano, nascono prodotti russi. Formaggi e salumi, per esempio: il parmigiano prodotto a Mosca è ottimo. I vini sono eccellenti. La produzione è ancora piccola, ma siamo solo agli inizi. Quindi tutto bene? No, esistono tanti problemi economici e di carattere strutturale. Il rallentamento della crescita all’1,1% del Pil, l’inflazione all’8% annuale, i tassi d’interesse alti, al 15% praticato dalla Banca centrale (ma più penalizzante è quello secondario), che gravano sul debito e frenano la domanda globale, sono fattori preoccupanti.” Prosegue: “La Russia ha solo il 18% del Pil di debito e una bilancia commerciale che continua a registrare un surplus importante, dovuto soprattutto all’esportazione di risorse energetiche. La tassazione delle società è al 25%, delle imprese autonome al 15%. Rispetto al lassismo fiscale precedente, un progresso”. Le conclusioni dell’ex ambasciatrice passano anche dal confronto tra Russia e Unione europea. Se anche nella Federazione Russa la corruzione non manca affatto, la politica di Mosca resta comunque fortemente orientata alla tutela degli interessi nazionali. Possiamo dire che la stessa cosa accada in Italia e nel resto d’Europa? Ovviamente, non mancano le similitudini con il Bel Paese. “Il coefficiente di Gini, che misura le disuguaglianze - ha precisato Basile - è simile in Russia e in Italia”. Lo confermano anche i diversi indicatori: “Dato l’aumento dei prezzi dovuto alla guerra dal 2022 a oggi (+15%), il livello delle pensioni (300 euro) e degli stipendi medi (1.500 euro), le difficoltà economiche pesano sulle classi lavoratrici e sul ceto medio impoverito. C’è un’arte di arrangiarsi come a Napoli. Molti arrotondano lo stipendio con altri lavori. Le pensioni statali sono integrate da un sistema di fondi privati. La società russa è neoliberista, la ricchezza si concentra in poche mani come in Occidente. Gli oligarchi hanno una certa influenza nella gestione dell’amministrazione pubblica. Esiste tuttavia un’ambizione della politica e Putin è riuscito a impersonarla emarginando i miliardari, liberi di accrescere il potere economico, ma non di snaturare gli obiettivi della società russa”.

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Foto © Paolo Bassani