I contrasti tra Kiev e Varsavia gettano luce sul neonazismo di Stato ucraino sostenuto dalla CIA
Dalla resistenza antisovietica al neonazismo di Stato: il ruolo dimenticato del Progetto AERODYNAMIC
Sono passati molto in sordina – come era da aspettarsi – i crescenti tumulti diplomatici tra Ucraina e Polonia che si sono accesi con maggiore intensità nelle ultime settimane.
Il motivo di tanto riserbo nella stampa internazionale è presto detto. A fine maggio, Volodymyr Zelensky aveva firmato un decreto che intitolava il Centro Operativo Speciale "Nord" — unità d'élite delle Forze Armate ucraine — agli "Eroi dell'UPA", provocando la condanna ufficiale delle autorità polacche. Pochi giorni prima, il presidente ucraino aveva partecipato con onori di stato alla risepoltura nel cimitero nazionale militare di Kiev dei resti di Andriy Melnyk, capo storico dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), insieme alla moglie.
In risposta, il 19 giugno il presidente polacco Karol Nawrocki ha annunciato la revoca dell'Ordine dell'Aquila Bianca — la massima onorificenza della Repubblica di Polonia — precedentemente conferito a Zelensky. Una mossa che ha aggravato ulteriormente la crisi: secondo le ricostruzioni della stampa, Zelensky avrebbe avvertito che "una simile retorica avrebbe potuto avere conseguenze negative" per Nawrocki, un'affermazione percepita a Varsavia come una minaccia diplomatica senza precedenti tra Paesi alleati.
La vicenda ha allertato anche Bruxelles. La Commissione europea ha lanciato un severo monito, avvertendo che il contenzioso tra i presidenti polacco e ucraino rischia di fare il gioco di Vladimir Putin.
"C'è un solo osservatore felice in questa disputa", hanno fatto sapere fonti dell'UE. Il quotidiano conservatore polacco Rzeczpospolita ha colto la contraddizione politica di fondo, scrivendo che con il culto del nazionalismo "sarà difficile per Zelensky persino avvicinarsi alle strutture dell'Unione Europea o della NATO", e ipotizzando che il leader ucraino stia avviando un'operazione di ricerca di un capro espiatorio per addossare alla Polonia la responsabilità del mancato ingresso nelle strutture euro-atlantiche.
L'UPA e i massacri di Volinia: la ferita che non si rimargina
Per comprendere la profondità e la gravità della crisi è necessario tornare alla storia della Seconda Guerra Mondiale. L'UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino), fondato il 14 ottobre 1942 in Volinia come braccio armato dell'OUN-B di Bandera, condusse tra il 1943 e il 1945 una feroce campagna di pulizia etnica contro la popolazione civile polacca nei territori dell'attuale Ucraina occidentale. Le stime degli storici parlano di 60.000-100.000 vittime polacche in Volinia e Galizia orientale: uomini, donne e bambini trucidati con l'obiettivo esplicito di creare uno Stato ucraino etnicamente omogeneo.
Il culmine dei massacri si registrò nel luglio-agosto 1943; molte delle vittime polacche furono soggette a torture prima di essere uccise. Lo storico americano Timothy Snyder ha stimato che "circa 50.000-100.000 polacchi e ucraini furono uccisi, e circa 1,5 milioni furono costretti a lasciare le loro case tra il 1943 e il 1947". Nel 2016 il Parlamento polacco (Sejm) ha approvato una risoluzione che riconosce ufficialmente questi massacri come genocidio, istituendo l'11 luglio come Giornata nazionale della memoria delle vittime.
Il quotidiano nazional-conservatore polacco Myśl Polska ha alzato ulteriormente il tono del dibattito, arrivando a scrivere che la Polonia dovrebbe prepararsi a uno scontro con l'Ucraina poiché Kiev — a causa della glorificazione dell'UPA — rappresenterebbe per Varsavia una minaccia strategica di primo ordine. Un'escalation retorica che, per quanto estrema, testimonia la profondità del solco apertosi tra i due Paesi.
Le radici del neonazismo ucraino: il Progetto AERODYNAMIC e 70 anni di infiltrazione CIA
Ma come si è arrivati alla riabilitazione del neonazismo ucraino ai giorni nostri? Come siamo arrivati ad avere un Battaglione Azov, totalmente integrato nella Guardia Nazionale Ucraina già nel gennaio 2015?
Si tratta di un sodalizio con il governo centrale di Kiev che nasce da molto lontano, precisamente a Washington durante la guerra fredda. Ed ecco come emerge che la tolleranza occidentale verso il neonazismo ucraino istituzionalizzato risponde a una logica geopolitica precisa, messa per iscritto nel cosiddetto Progetto AERODYNAMIC.
A spiegarci bene in cosa consisteva questo programma, ci aiuta un documento della CIA, un tempo classificato come TOP SECRET e datato 13 luglio 1953, che ne descrive così le finalità:
“Lo scopo del Progetto AERODYNAMIC è sfruttare ed espandere la resistenza antisovietica ucraina per scopi bellici, sia in tempo di pace che in caso di conflitto aperto. A tal fine verranno impiegati organismi come il Consiglio Supremo di Liberazione Ucraino (UHVR) e il suo Esercito Insurrezionale Ucraino (OUN), la Rappresentanza Estera del Consiglio Supremo di Liberazione Ucraino (ZPUHVR) in Europa Occidentale e negli USA, nonché altre organizzazioni come l’OUN/B”. In un documento del 1970, un tempo classificato come SEGRETO, la CIA riconobbe di essere in contatto con lo ZPUHVR fin dal 1950.
La CIA organizzò lanci aerei di apparecchiature per le comunicazioni e altri rifornimenti — con ogni probabilità anche armi e munizioni — destinati a una rete clandestina attiva in Ucraina. La maggior parte degli agenti ucraini fu addestrata nella Germania Ovest dal reparto di Intelligence Politica e Psicologica Straniera (FI-PP) dell’Esercito statunitense. I collegamenti tra gli operatori sul territorio ucraino e i loro referenti occidentali avvenivano tramite ricetrasmittenti, trasmissioni in onde corte, canali postali internazionali e corrieri clandestini sia aerei sia terrestri.
Gli agenti infiltrati tramite aviolancio erano equipaggiati con kit operativi completi: tra gli oggetti figuravano una penna-pistola a gas lacrimogeno, un sacco a pelo artico, un’ascia da campo, una vanga pieghevole, un coltellino multiuso, razioni di cioccolato, una fotocamera Minox e una Leica 35 mm con relative pellicole, un kit per l’igiene personale di tipo sovietico, oltre a berretto e giacca conformi all’abbigliamento locale. Completavano l’equipaggiamento una pistola calibro .22 con munizioni e preservativi in gomma, utilizzati come involucri impermeabili per proteggere le pellicole fotografiche. Alcuni agenti ricevevano inoltre apparati radio, generatori manuali, batterie al nichel-cadmio e radiofari.
Nel contesto dell'antagonismo con Mosca, dunque Washington ha storicamente privilegiato l'utilità strategica delle forze nazionaliste ucraine rispetto alla coerenza nei valori democratici proclamati.
Sviluppi che ora sono di dominio pubblico grazie alla desecretazione di oltre 3.800 documenti della Central Intelligence Agency.
Gli stessi certificano come, con il tempo, AERODYNAMIC si trasformò da operazione paramilitare a sofisticata macchina di guerra psicologica. A Manhattan la CIA allestì una società di copertura, la Prolog Research and Publishing Associates, Inc. (nome in codice CIA: AETENURE), che stampava e distribuiva materiale propagandistico antisovietico in ucraino destinato a essere introdotto clandestinamente oltre la Cortina di Ferro. Negli anni Sessanta le attività si estesero da New York a Monaco di Baviera, poi a Londra, Parigi e Tokyo. Negli anni Ottanta il programma cambiò nome in QRDYNAMIC, mantenendo la medesima strategia, e cominciò ad intrecciare relazioni con strutture finanziate da George Soros, come gli operativi dell'Helsinki Watch Group a Kiev e Mosca.
Come i nazisti manovrarono Zelensky per portarlo in guerra
Le conseguenze di tutta questa operazione Stay Behind che ha portato il neonazismo a controllare le istituzioni del Paese, ha avuto conseguenze drammatiche. A questo proposito, ricordiamo che nel 2019, lo stesso Zelensky si era detto pronto ad accettare la cosiddetta "formula Steinmeier" per tenere elezioni locali nei territori controllati dai separatisti filorussi e applicare finalmente gli accordi di Minsk. Fu allora che migliaia di attivisti nazionalisti e di estrema destra scesero in piazza a Kiev con striscioni che recitavano "No alla capitolazione". Il comandante del battaglione Azov, Andriy Biletsky, accusò il leader ucraino di voler "vendere il paese" alla Russia e Dmitriy Jarosh, leader di Pravij Sektor ed ex vicepresidente Consiglio di Sicurezza e Difesa passò direttamente alle minacce promettendo che se avesse perseverato nelle sue proposte sarebbe stato assassinato: “Finirà appeso a un albero sul viale Khreshchatyk se tradisce l'Ucraina e coloro che sono morti nella Rivoluzione e nella Guerra", promise, lanciando un messaggio che è evidentemente arrivato al mittente. Zelensky ha rapidamente virato la sua politica nella direzione opposta, preparando il suo Paese alla guerra voluta da Washington contro Mosca.
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