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Graziata Nicole Minetti: la sua pena cancellata tra zone grigie e presunti legami con Epstein

Giuseppe Cirillo

Relazioni e verifiche che sembrano mancare, soprattutto sull’affidamento del bambino finito al centro della richiesta di grazia 

Ha fatto scalpore la notizia dei giorni scorsi, anticipata dal programma d’inchiesta “Mi Manda Rai 3”: l’ex consigliera regionale lombarda, Nicole Minetti, non sconterà la pena definitiva di 3 anni e 11 mesi. Condannata per il caso Ruby-bis e per la “rimborsopoli” in Lombardia, Minetti ha ottenuto la grazia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La decisione è stata concessa per ragioni familiari, con un provvedimento arrivato dopo il parere favorevole del ministro della Giustizia Carlo Nordio e della Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano. 
La pena giudiziaria di Minetti nasceva da due condanne. La prima, pari a 2 anni e 10 mesi, riguardava, appunto, il favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby-bis: lo scandalo legato a Silvio Berlusconi e alle cosiddette serate ad Arcore, in cui è finita anche Karima El Mahroug (nota con il nome d’arte “Ruby Rubacuori”), minorenne all’epoca dei fatti. Secondo l’accusa, intorno al 2010 si sarebbe creato un sistema organizzato di prostituzione, in cui diverse giovani donne partecipavano alle serate ricevendo denaro e altri benefici. In questo contesto entra Nicole Minetti, accusata di aver avuto un ruolo attivo nell’organizzazione di quel sistema: in sostanza, avrebbe fatto da intermediaria, reclutando ragazze e gestendo la loro partecipazione alle serate.
La seconda, di 1 anno e 1 mese, ridotta dopo una prima condanna a 1 anno e 7 mesi, riguardava invece il peculato nell’inchiesta sui rimborsi regionali lombardi. Parliamo di soldi che, in teoria, servivano per attività istituzionali, ma che in pratica - secondo i magistrati -  spesso finivano su spese personali travestite da politica. Le due pene erano state unite in un cumulo totale di 3 anni e 11 mesi.
Poi arriva il passaggio successivo: Minetti chiede l’affidamento in prova ai servizi sociali e di scontare la sua pena fuori dal carcere. Qui entra in scena il Tribunale di Sorveglianza, con l’udienza fissata per dicembre 2025, che serviva proprio a stabilire se concedere o no questa modalità. Peccato che, prima di poter arrivare all’udienza, venga presentata la richiesta straordinaria di grazia, motivata da esigenze personali considerate riservate per motivi di privacy.
Nel procedimento sulla “rimborsopoli” lombarda, la condanna per peculato riguardava circa 19 mila euro di fondi pubblici usati per spese non legate all’attività istituzionale: pasti, taxi, acquisti personali e altre uscite private. Quelle somme sarebbero poi state risarcite. Nell’istanza di grazia, però, viene proposta un’immagine diversa di Minetti, distante da quella emersa nelle cronache giudiziarie.
Accanto a lei compare anche il nome del compagno, Giuseppe Cipriani jr., imprenditore del lusso ed erede di una famiglia attiva nel settore alberghiero e della ristorazione, con interessi tra Europa, Stati Uniti e Uruguay. Da qui la vicenda prende una piega diversa. 


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Jeffrey Epstein


Uruguay, relazioni e ombre internazionali

Il gruppo fondato a Venezia e guidato da Cipriani, Cipriani S.A., ha avviato nel 2018, in Uruguay, il progetto dell’Hotel San Rafael a Punta del Este. Successivamente, nel 2024 la famiglia si è trasferita a Milano. Qui Minetti avrebbe svolto attività di volontariato certificate, tra cui un’esperienza in ambito ambulatoriale presso la Lega Italiana per la lotta contro i tumori, oltre a collaborazioni con realtà come la Caritas e la Casa della Carità.
Secondo l’impostazione della richiesta di grazia, questo percorso dimostrerebbe una rieducazione già avvenuta. Il punto delicato, però, è proprio questo: la grazia è arrivata prima che Minetti iniziasse a scontare la pena, anche solo con misure alternative.
Nell’istanza presentata al Quirinale, l’imprenditore viene descritto come una persona inserita in contesti normali e lontana da ambienti devianti. Ma secondo Il Fatto Quotidiano, Cipriani avrebbe avuto per anni rapporti d’affari e di frequentazione con Jeffrey Epstein, il finanziere americano morto nel 2019 e al centro di uno dei più gravi scandali internazionali di pedofilia. Secondo alcune ricostruzioni, Epstein avrebbe finanziato Cipriani nel 2010 con un prestito da 800 mila sterline per l’apertura di un club a Londra, nel quartiere di Mayfair. Le condizioni sarebbero state molto dure: restituzione entro tre anni, interessi al 10% annuo e accordi societari che avrebbero garantito a Epstein un ruolo rilevante nell’operazione.
Sempre secondo Il Fatto Quotidiano, i due si sarebbero uniti in un rapporto economico, quindi business operativo, ma anche mondano. Al punto tale che entrambi si sarebbero più volte mossi nello stesso tipo di circuito internazionale, tra New York, Londra, Parigi e ambienti esclusivi dell’ospitalità di lusso. Secondo alcuni documenti, questi stessi ambienti, anche se per circostanze diverse, sarebbero in alcuni casi gli stessi frequentati in passato anche da Harvey Weinstein: prima uno dei produttori più potenti di Hollywood, poi condannato per reati sessuali negli Stati Uniti.
Tornando alla grazia ricevuta da Minetti, il punto è proprio questo. Nella valutazione della grazia, il compagno sarebbe stato rappresentato come figura positiva e stabilizzante. Eppure, il suo passato e, in modo particolare, alcune sue relazioni internazionali, non avrebbero meritato forse verifiche più approfondite?
Un’altra conferma della necessità di ulteriori verifiche arriva proprio dall’Uruguay, dove Cipriani conduce i suoi affari. Secondo alcune testimonianze, come riportato ancora una volta dal Fatto Quotidiano, nella tenuta di Cipriani a La Barra, nel dipartimento di Maldonado, sulla costa a sud dell’Uruguay, non molto distante da Montevideo, si sarebbero svolte feste private con donne, modelle, presunte escort e donne che sarebbero state introdotte nel Paese illegalmente. Gli eventi erano protetti da una strettissima sorveglianza, al punto tale che nemmeno i cellulari erano ammessi. Basti pensare che “su Google Maps si vedono solo alcuni edifici, perché l’area sarebbe schermata da un sistema anti-drone capace di accecare le riprese aeree”.
Secondo le testimonianze, Epstein avrebbe persino trascorso un’intera estate nella villa di Cipriani a La Barra. Anche in questo caso, un fattore chiave avrebbe accompagnato la sua presenza: non essere notato da niente e nessuno. E infatti una regola ben precisa sarebbe stata imposta al personale domestico: “Non lo potevamo guardare negli occhi”.
Ma tornando alle feste private che si sarebbero consumate nella tenuta di Cipriani, il quadro raccontato è piuttosto inquietante. Secondo le fonti, alcune delle donne che arrivavano sarebbero state selezionate per partecipare a feste con uomini d’affari e ospiti facoltosi. Ci sarebbero stati turni, tariffe, regole sull’aspetto fisico e una gestione interna del sistema.
“La sera entrava in scena un facilitador argentino. ‘Chiamava per ordinare il numero esatto di donne e durante la festa le affiancava agli uomini d’affari, anche seminude. Bastava uno sguardo e sparivano nelle stanze buie o nelle casette private’. Un testimone riferisce di averlo riconosciuto durante una visita dell’allora presidente uruguaiano Luis Lacalle Pou, arrivato ufficialmente per un sopralluogo. Parte del suo entourage, racconta, si sarebbe poi allontanata con alcune ragazze. A governare il sistema, con ruolo di madame, ancora e sempre lei: Nicole Minetti”. 


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Carlo Nordio © Imagoeconomica 


Il bambino, la causa e i dubbi irrisolti

L’ultimo capitolo di questa vicenda, forse il più drammatico, riguarda invece il bambino al centro delle esigenze familiari che hanno pesato nella concessione della grazia concessa a Minetti.
Il bambino “abbandonato alla nascita”, dunque senza legami familiari, secondo gli atti del tribunale uruguaiano aveva entrambi i genitori vivi e identificati. Non solo. Per ottenerne la tutela piena, Minetti e il compagno Cipriani hanno dovuto avviare una vera causa legale contro i genitori biologici, conclusa solo nel 2023.
Già qui qualcosa scricchiola.
Il bambino nasce nel 2017 e viene temporaneamente affidato all’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay, non perché abbandonato, ma perché la famiglia vive in condizioni di estrema povertà: madre indigente e padre detenuto. Il giudice, secondo le ricostruzioni, dispone il ricongiungimento tra madre e figlio.
Poi, la coppia Minetti-Cipriani si stabilisce in Uruguay, costruisce rapporti con l’ente pubblico, fa donazioni e accoglie minori nella propria tenuta. Tra questi c’è anche il bambino.
Nell’istanza di grazia si sostiene che Minetti e Cipriani abbiano portato il bambino negli USA già nel 2021 per un’operazione medica ritenuta molto delicata. Il problema è che, all’epoca, non avevano ancora alcun diritto legale sul minore. Dunque, come ha fatto quel bambino a lasciare il Paese? Ci sono poi i pareri contrari da parte dei medici di ospedali italiani come il San Raffaele e strutture di Padova. Ma anche qui emergono circostanze molto interessanti: alcuni medici, infatti, non avrebbero mai nemmeno visitato il bambino. Oltretutto, il bambino non risulta nemmeno tra i pazienti dell’ospedale. Circostanze o coincidenze che, messe insieme, sollevano più di qualche ragionevole dubbio. Soprattutto se si pensa a quanto successo alla madre naturale del bambino e all’avvocata che la difendeva. La madre biologica del minore è scomparsa, mentre il suo legale è morta carbonizzata insieme a suo marito, anche lui avvocato, in circostanze sospette e non ancora chiarite. Al punto tale che si sta indagando per duplice omicidio.
Nel frattempo, in Italia, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso parere favorevole, il Presidente Sergio Mattarella ha firmato la grazia di Nicole Minetti, finendo col cancellare la pena prima ancora che venga eseguita. Il tutto all’interno di un contesto in cui pare ci sia stata più di qualche superficialità nell’approfondimento del caso.
Infatti, la stessa Procura di Milano, per ammissione interna, lo ha trattato come pratica ordinaria. La procuratrice Francesca Nanni ha dichiarato al Fatto di non aver mai esaminato personalmente il fascicolo, spiegando che le pratiche prive di particolari elementi di criticità vengono trattate in via ordinaria, senza essere sottoposte alla sua attenzione. In sostanza, per la Procura di Milano non si trattava di un caso ritenuto sensibile. Diversa, invece, la valutazione del Quirinale, che ha considerato la vicenda sufficientemente rilevante da mantenere riservata la concessione della grazia fino alla pubblicazione dell’inchiesta del 10 aprile. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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