Enrique Viana: l'ex pm uruguaiano che difese la costituzione fino all'ultimo
A cinque anni dalla sua scomparsa
Ricordare Enrique Viana Ferreira in questo modo, semplicemente, non sarebbe sufficiente. Enrique è stato molto più di un pubblico ministero.
Sebbene non possiamo più godere della sua presenza fisica, il suo lascito giuridico, di un'immensità indescrivibile, è ancora oggi fortemente presente; purtroppo, tuttavia, non è stato né continua a essere riconosciuto in modo adeguato dalla società uruguaiana nel suo complesso. Forse per ignoranza del suo instancabile lavoro come difensore della verità e dei diritti? Forse per quella sinistra apatia delle comunità umane, incapaci di riconoscere il valore morale di un uomo integro? Forse per indifferenza? Chissà, o forse è meglio non saperlo, per non restare ancora più delusi da coloro che lo ignorarono, lo denigrarono, non lo compresero oppure rimasero estranei alla sua personalità e alla sua immensa opera quale difensore della Costituzione della Repubblica Orientale dell'Uruguay.
Noi che lo abbiamo conosciuto e con lui abbiamo condiviso momenti di svago sottratti ai rispettivi impegni di lavoro difficilmente potremo relegarlo nell'oblio o nei puntini di sospensione del tempo. Siamo stati in molti a nutrirci della sua qualità umana. Siamo stati in molti a condividere le sue idee e le sue battaglie. Siamo stati in molti a sostenerlo e a difenderlo.
Aveva la capacità di dare forma all'amicizia, con la A maiuscola, in un modo inedito, onesto, disinteressato, trasparente, candido, se così si vuole dire, e proprio su queste virtù si fondavano le molte pagine della sua vita personale e professionale; della sua vita come avvocato, come giurista e come difensore incondizionato degli interessi del popolo o, più precisamente, della sovranità, fino a diventare un tenace nemico, se il termine è appropriato, delle forme di corruzione presenti all'interno delle istituzioni dello Stato, le quali oggi si sono moltiplicate producendo un effetto detestabilmente prolifico. Lui, senza alcun dubbio, con il suo inconfondibile stile, le avrebbe denunciate senza diplomazia né ipocrisia, perfettamente coerente con la sua personalità e con i suoi valori, come aveva già fatto in passato, fino al giorno in cui il repentino peggioramento delle sue condizioni di salute lo strappò alla nostra presenza.
Come è noto, ciò accadde cinque anni fa, il 27 luglio 2021. Una strada della Città Vecchia di Montevideo, all'incrocio tra via 25 de Mayo e via Solís, fu il tragico scenario della sua improvvisa morte, causata da un infarto che lo colse senza lasciargli il tempo di ricevere assistenza medica. 
Una scomparsa inattesa, nel pieno della sua quotidiana attività di avvocato, poiché nel 2017, per pura e rigorosa convinzione, “obbedendo alla propria coscienza”, come scrisse opportunamente in un editoriale del quotidiano El País il giurista Leonardo Guzmán, aveva deciso di lasciare la Procura, dopo diversi decenni trascorsi all'interno del Ministero Pubblico. Lo fece protestando con i fatti e con una rinuncia irrevocabile contro l'operato, da lui ritenuto vergognoso, dello Stato uruguaiano, che aveva reso operativo, su iniziativa dell'allora Procuratore Generale Jorge Díaz Almeida, il nuovo Codice di Procedura Penale, un progetto che, tra le altre cose, limitava letteralmente l'indipendenza tecnica dei pubblici ministeri nell'esercizio delle loro funzioni.
Con le sue dimissioni Enrique Viana abbandonò la propria zona di comfort per dedicarsi esclusivamente all'attività quotidiana di avvocato penalista, facendone il proprio mezzo di sostentamento insieme ai suoi familiari, tra cui la moglie e i figli. Tuttavia, quella decisione coraggiosa e audace lo elevò ancora di più, perché senza esitazioni né compromessi il suo impegno nei confronti del concetto di giustizia e della resistenza emerse con forza nella società uruguaiana, la quale purtroppo, né allora né oggi, nel suo insieme, comprese il sacrificio e il livello di etica che egli dimostrò con il proprio comportamento; un comportamento assai raro ai nostri giorni.
Così era Enrique Viana. Così insegnava Enrique Viana, con le parole e con i fatti; con la sua sapienza di uomo di diritto, al punto da non poter accettare, come invece fecero molti altri, e fedele alla sua incrollabile convinzione, l'incostituzionalità derivante dalla trasformazione della Procura Generale in un Servizio Decentrato. Non poté accettare che tale manifesta incostituzionalità indebolisse il Potere Giudiziario. Non poté accettare, da uomo che conosceva profondamente la Costituzione della Repubblica, l'entrata in vigore di un Codice di Procedura Penale che, letteralmente, avrebbe sostituito le sentenze con accordi verbali attraverso pubblici ministeri sottoposti, anch'essi letteralmente, alle istruzioni impartite dal Procuratore Generale e, di conseguenza, dal Potere Esecutivo.
Enrique Viana difese inoltre l'ambiente con determinazione e con piena consapevolezza dei danni ambientali, nonché dei pregiudizi arrecati alla sovranità nazionale attraverso la sottoscrizione di contratti da parte dello Stato, conclusi alle spalle del popolo e nel più assoluto, spregiudicato e ripugnante segreto. Si oppose, tra l'altro, all'installazione di impianti di produzione della cellulosa, alle miniere a cielo aperto, alle industrie inquinanti e a tutto ciò che comportasse il degrado ambientale. In questo contesto di denuncia, condotto insieme al suo amico, l'avvocato Gustavo Salle, oggi parlamentare del Partito Identidad Soberana, Enrique Viana veniva nominato con il soprannome di “Pubblico Ministero Verde”.
Ma nella sua lotta quotidiana Enrique Viana, sia nei mezzi di comunicazione che lo invitavano, sia quando vi interveniva insieme a Salle o da solo, si batteva anche per difendere la libertà di tutti i magistrati requirenti e la più piena indipendenza tecnica dei pubblici ministeri. Era inoltre un fermo difensore dei diritti umani, e non si lasciava condizionare da nessuno; e lo faceva con l'autorevolezza propria di chi conosce profondamente la legge e, soprattutto, senza chiedere nulla in cambio.
In numerose interviste affermava ad alta voce: “Ogni Pubblico Ministero rappresentava di per sé l'intero Ministero Pubblico, perché era e doveva essere portatore dell'intero diritto”.
Questo Paese, la sua popolazione, il Ministero Pubblico e tutti gli uomini di diritto devono molto a Enrique Viana, perché, come affermò il giurista Leonardo Guzmán: “Ci lascia la luce di un uomo che ha esercitato il diritto con anima e corpo, assumendo con semplicità la grandezza e la perennità di ciò che passava per le sue mani, sempre transitorie”.
Enrique Viana sfidò il potere; citò in giudizio lo stesso Stato, ritenendo che il concetto di interesse generale dovesse prevalere su qualsiasi forma di convenienza; ha vissuto e agito sempre impegnato nei confronti della Repubblica, detestando ogni forma di sottomissione al governo del momento; e ripeteva innumerevoli volte che la Costituzione della Repubblica non era un elemento decorativo della vita democratica di un Paese.
Lunedì scorso, 27 luglio, il parlamentare Gustavo Salle, che fu suo amico e compagno di tante battaglie, gli ha reso omaggio con una semplice cerimonia pubblica nel luogo in cui, cinque anni fa, Viana cadde privo di vita nella Città Vecchia. Lo ha fatto pur sapendo che il suo caro amico non apparteneva al suo partito, Identidad Soberana; lo ha fatto con il sentimento proprio dell'amico e del collega che fu per decenni, accomunati dalle stesse rivendicazioni e dalle stesse denunce, ciascuno con il proprio stile e la propria personalità. 
Nella fredda mattina dedicata a questo omaggio, Salle ha ricordato la figura di Enrique Viana con parole precise e incisive. Riportiamo un passaggio del suo intervento:
“In realtà Enrique Viana dovrebbe essere commemorato da tutto il popolo uruguaiano, senza alcuna eccezione, perché possedeva una qualità davvero eccezionale in questi tempi.
Enrique Viana ha combattuto per la sovranità nazionale, per l'indipendenza e, soprattutto, per il rispetto della Costituzione della Repubblica. Il dottor Enrique Viana Ferreira, già molto prima del 2017, si batté instancabilmente contro i primi tentativi di distruggere il Potere Giudiziario e di affidare le indagini penali al Potere Esecutivo. Viana fu l'unico pubblico ministero del Paese ad avere il coraggio di promuovere un'azione di incostituzionalità contro la legge che istituì il nuovo Codice di Procedura Penale, azione che io sottoscrissi quale avvocato patrocinante e difesi oralmente dinanzi alla Corte, concludendosi con una sentenza destinata all'oblio, una sentenza che operò contro il popolo uruguaiano e contro lo stesso Potere Giudiziario.
Enrique combatté dunque per i diritti degli uruguaiani, perché un cittadino uruguaiano sottoposto a un'indagine penale da parte del Potere Esecutivo, un cittadino condannato in virtù di un procedimento amministrativo, vede violati i propri diritti fondamentali, ed è questa l'importanza dell'azione di Enrique Viana.
Si è verificato un fatto di riconoscimento postumo che non ha precedenti nella storia dell'Uruguay: quando Enrique Viana e io conducemmo la campagna in difesa della Costituzione contro il colpo di Stato tecnico, il giornalismo, l'accademia, l'associazione dei pubblici ministeri, il Collegio degli Avvocati, l'associazione dei giudici, tutti ossequiosi verso l'imposizione imperialista degli Stati Uniti, si incaricarono di sostenere il colpo di Stato tecnico e di condurre una campagna contro Enrique Viana e, naturalmente, anche contro di me. Il tempo è passato e i fatti hanno confermato tutte le valutazioni e tutte le previsioni sul futuro nefasto formulate da Enrique Viana.
E ora, pochi giorni fa, in un autentico riconoscimento postumo, implicito e non espresso, tutti coloro che sostennero il colpo di Stato tecnico e che furono detrattori di Enrique Viana hanno dovuto ammettere che Enrique Viana aveva ragione; hanno dovuto riconoscere che tutto ciò che lui prevedeva e contro cui metteva in guardia si è concretizzato nei fatti, contribuendo al degrado dei diritti degli uruguaiani e del sistema di amministrazione della giustizia penale. Gli accademici, i magistrati e i pubblici ministeri hanno dovuto riconoscere che nel processo penale di modello statunitense il consenso non è valido; hanno dovuto riconoscere, come sosteneva Enrique Viana, che esso è estorsivo, che vi è abuso di potere e, in ultima analisi, corruzione. Tutto questo Enrique Viana lo aveva previsto”.
Potremmo riempire pagine e pagine per ricordarlo, rendergli omaggio e mettere in luce l'immensa opera di attivismo giuridico portata avanti da Enrique Viana. Lui non solo intratteneva rapporti brillanti, sinceri e profondi con i suoi colleghi e con il popolo, ogni volta che veniva consultato, vivendo quel rapporto con una straordinaria umanità, ma dedicò anche particolare attenzione ai giovani, ai quali tendeva sempre una mano, offrendo insegnamenti giuridici e sociali senza alcuna limitazione.
Ci sarebbe davvero moltissimo da scrivere su Enrique Viana, nel momento di ricordarlo, descriverlo e rendergli omaggio. E dalle nostre redazioni in Uruguay e in Italia, la promessa di seguire il suo esempio è stata e continua a essere un impegno quotidiano e vivo, nel quale la resistenza che lui portava avanti e ci insegnava non verrà mai meno.
Perché Enrique Viana, piaccia o meno ai suoi detrattori, per noi è stato un uomo giusto; e sarà per sempre un giusto.













