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Emanuela Orlandi, la Procura riapre la pista Accetti

Pietro Orlandi: “Dopo 43 anni Emanuela fa ancora paura. Si approfondisca la voce sulla pedofilia in Vaticano”

Giuseppe Cirillo

A quarantatré anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, il caso che continua a rappresentare uno dei più grandi misteri italiani registra nuovi sviluppi investigativi. La Procura di Roma ha infatti iscritto nuovamente nel registro degli indagati Marco Fassoni Accetti, il fotografo che per anni ha occupato una posizione notoriamente controversa nella vicenda Orlandi. 

Questa volta l'ipotesi di reato contestata sarebbe quella di sequestro di persona a scopo di estorsione. Un'accusa tutta da verificare, ma che inevitabilmente riporta l'attenzione sulle telefonate effettuate nel 1983 dal misterioso interlocutore noto come “l'Amerikano”. Del resto, la figura di Accetti, oltre a essere stata marginale nel caso Orlandi, ha spesso dimostrato una certa ambiguità, con dichiarazioni altrettanto spesso considerate contraddittorie e poco attendibili. 

L’altro dato, invece, riguarda il fatto che il pubblico ministero Stefano D'Arma, insieme ai carabinieri del Nucleo Investigativo, sta verificando anche l’ipotesi che la pista Ali Ağca, il terrorista turco dei Lupi Grigi che nel 1981 aveva tentato di assassinare papa Giovanni Paolo II in piazza San Pietro, possa aver rappresentato un depistaggio costruito per nascondere il reale movente del sequestro di Emanuela Orlandi

L’attenzione degli inquirenti si sta concentrando anche sulla possibile esistenza di una rete di persone dedita all'adescamento di adolescenti da mettere a disposizione di terzi. Alcuni testimoni avrebbero raccontato di aver conosciuto Accetti attraverso la promessa di servizi fotografici e di essere stati introdotti in abitazioni private e ambienti frequentati da adulti. 

Gli investigatori stanno inoltre rivalutando la morte di José Garramon, il tredicenne trovato senza vita nella pineta di Castel Porziano il 20 dicembre 1983. Quel giorno il ragazzo era uscito dalla propria abitazione all'Eur per recarsi dal barbiere, ma non fece più ritorno a casa. Il suo corpo venne ritrovato a circa venti chilometri di distanza. A investirlo fu un furgone Transit guidato proprio da Marco Fassoni Accetti, successivamente condannato in via definitiva per omicidio colposo. Oggi emergono nuovi interrogativi. Come arrivò il giovane Garramon fino a Castel Porziano? Percorse davvero da solo quella lunga distanza? Oppure qualcuno lo accompagnò? E per quale motivo? 

Pietro Orlandi: “Dopo 43 anni il nome di Emanuela fa ancora paura”

Nel frattempo, in occasione del quarantatreesimo anniversario della scomparsa, Pietro Orlandi è tornato a chiedere verità durante il tradizionale sit-in organizzato a piazza Risorgimento, a pochi passi dal Vaticano. “La verità è che il nome di mia sorella oggi, dopo 43 anni dalla sua scomparsa, fa ancora paura”, ha detto il fratello di Emanuela, che da decenni continua a lottare per arrivare alla verità. “Fa ancora paura nelle scuole, fa ancora paura nei conventi. In alcuni casi - ha aggiunto - è sinonimo di guai”.

Pietro Orlandi ha espresso scetticismo nei confronti della cosiddetta pista dei “cinematografari” e della pornografia. A suo avviso, resta molto più plausibile un coinvolgimento di ambienti interni al Vaticano. Ha inoltre ricordato le recenti dichiarazioni dell'ex magistrato Giancarlo Capaldo, secondo cui la Procura di Roma avrebbe in passato indagato su un presunto giro di pedofilia che coinvolgeva anche figure vicine ai vertici vaticani. “Questa voce della pedofilia in Vaticano gira ancora. In Italia così come all'estero. Ma vorrei che qualcuno l'approfondisse”. 

Durante il sit-in è intervenuta anche l'avvocata della famiglia, Laura Sgrò, che ha rivolto un appello a chiunque sia a conoscenza di elementi utili: “Chi sa ci contatti. Scriva a me, a Pietro o alla Procura. Ci metta la faccia, senza lettere anonime e senza informazioni impossibili da verificare”.

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