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Concluso il vertice NATO: per il riarmo la Russia diventa minaccia a lungo termine

Francesco Ciotti

"Tutti parlano di guerra, tutti parlano di riarmo, e ieri non ho sentito nemmeno una volta la parola ‘pace’.” Con queste parole, il primo ministro ceco Andrej Babiš ha fotografato con amaro realismo, in una sola frase, il clima che ha dominato il vertice della NATO conclusosi l'8 luglio ad Ankara. 

Una riunione che ha vista primeggiare solo cinici slogan per sponsorizzare un riarmo senza limiti, ottenebrando qualunque prospettiva di distensione per il prossimo futuro. 

 A questo scopo la Russia è stata ufficialmente declinata come "minaccia a lungo termine" per la sicurezza e la stabilità dell'area euro-atlantica. 

La dichiarazione finale — la più breve degli ultimi venticinque anni ha cristallizzato alcune posizioni chiave dell'alleanza. I paesi membri si sono impegnati a stanziare 70 miliardi di euro a favore dell'Ucraina nel 2026, destinati a equipaggiamenti militari, assistenza e programmi di addestramento, con l'impegno a garantire "un sostegno almeno equivalente nel 2027". 

Eppure, tra le righe del documento, brilla per la sua assenza qualsiasi riferimento a un percorso di adesione di Kiev all'alleanza. La NATO ha ribadito il suo impegno all'Articolo 5 sulla difesa collettiva e ha dichiarato di aderire a un "approccio a 360 gradi alla deterrenza e alla difesa", senza però aprire la porta che Zelensky continua a bussare. 

Nessuna speranza per Kiev di entrare nel club euroatlantico, se non come partner dotato di capitale umano sacrificabile da destinare al mattatoio della prima linea – fino all’ultimo ucraino – mentre si utilizza il suo territorio per sperimentare le nuove armi a lungo raggio da lanciare contro la Russia. 

A questo proposito, secondo il Telegraph, che cita fonti diplomatiche, il Regno Unito guiderà un progetto europeo a cui parteciperanno Germania, Francia, Paesi Bassi e Ucraina, con l'obiettivo di sviluppare armi a guida di precisione con una gittata compresa tra 1.000 e 3.000 chilometri. Il progetto sarebbe nato in risposta alla decisione di Trump di annullare il dispiegamento dei missili Tomahawk in Germania: l'Europa cerca autonomia missilistica per ridurre la dipendenza da Washington, utilizzando l'Ucraina come partner di sviluppo. Il loro sviluppo richiederà decenni, secondo le fonti citate. 

In questo contesto entra a gamba tesa la dichiarazione del ministro degli Esteri ucraino Sibiga: "L'Ucraina non ha più bisogno dell'autorizzazione di terzi per sferrare attacchi a lungo raggio sul territorio russo". 

Parole che certificano come un via libera britannico — e più in generale della NATO — agli attacchi profondi è già stato concesso in via permanente, senza che ci si preoccupi delle conseguenze. A capofila della linea della linea dell’escalation si è ora aggiungo anche il Primo Ministro finlandese Alexander Stubb, secondo cui "la pressione sulla Russia deve continuare ed essere intensificata" e che "tutti i leader della NATO capiscono perché l'Ucraina si stia comportando in questo modo." La speranza di Stubb è che, attraverso gli attacchi continui alle infrastrutture strategiche della Russia, la popolazione ad un certo punto si “ribelli” a Putin. Nella sua delirante idiozia, ovviamente, non contempla il fatto che al posto del leader russo possa salire al potere uno dei falchi come Sergey Karaganov, fautori della dottrina dell’attacco nucleare preventivo contro le nazioni ostili europee. 

50 miliardi in contratti e lo spettro del disimpegno americano

Come se i 70 miliardi non fossero sufficienti, ad Ankara sono stati siglati nuovi contratti militari per un valore complessivo di 50 miliardi di dollari, mentre i paesi europei della NATO e il Canada avevano già investito 139 miliardi di dollari nelle esigenze di difesa nel 2025. Il segretario generale Mark Rutte ha dichiarato di aspettarsi "prove documentali inequivocabili che la Russia rappresenti una minaccia a lungo termine", sottolineando al contempo l'accelerazione della spesa per la difesa in tutta l'alleanza. In questo contesto, il presidente americano Donald Trump ha ribadito che Washington non è obbligata a sostenere i costi della sicurezza europea, agitando nuovamente lo spettro di un possibile ritiro delle truppe statunitensi dal continente. 

Trump a Zelensky: Patriot, spazio aereo e un gelido ottimismo negoziale

Spirito di Anchorage? Morto e sepolto.  Suona come una demenziale commedia il fatto che Trump si sia detto ottimista per i possibili negoziati tra Russia e Ucraina nel corso di un incontro bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sostenendo che " e che le parti hanno compiuto "grandi progressi nella risoluzione della controversia". Ha aggiunto che, in caso di accordo di pace, gli Stati Uniti potrebbero imporre la chiusura dello spazio aereo ucraino come garanzia di sicurezza: "Se raggiungiamo un accordo, non dovrete preoccuparvi delle vostre garanzie di sicurezza interna." Ha inoltre annunciato l'intenzione di avere una conversazione telefonica con Vladimir Putin, per poi confermare che l'Ucraina riceverà la licenza per la produzione autonoma di missili statunitensi: "Vi daremo la licenza per produrre i Patriots. È una cosa piuttosto figa. In questo modo, non potrete lamentarvi che non ne diamo abbastanza."

Nel mentre, secondo quanto riportato dal New York Post, Kiev aveva già respinto il piano di pace in 28 punti proposto da Trump prima dell'incontro di Ankara. I funzionari ucraini ritengono che "porre fine al conflitto richiederà uno spostamento degli equilibri di pressione su Mosca, piuttosto che negoziare un'altra versione dello stesso accordo di pace". Zelensky starebbe cercando di convincere la Casa Bianca che l'Ucraina "detiene ancora una notevole influenza e merita condizioni più favorevoli", allontanandosi dalla strategia negoziale sostenuta da Washington.

Ma in questa posizione oltranzista di Zelensky Trump pare si senta molto a suo agio ora dichiara convinto: "Abbiamo effettivamente instaurato un buon rapporto. È difficile da credere, vero? Ma dal nostro incontro nello Studio Ovale, penso che abbiamo costruito un ottimo rapporto. <…> L'Ucraina ha un enorme potenziale", ha dichiarato durante l’incontro. 

Blue Stream sotto attacco: i droni ucraini colpiscono Krasnodar

E quale migliore occasione per inscenare le più avventurose incursioni su vasta scala. Mentre i leader si confrontavano ad Ankara, il fronte continuava a produrre conseguenze anche lontano dalle trincee. Il 7 luglio, dei droni hanno attaccato la stazione di compressione di Krasnodarskaya, parte del gasdotto Blue Stream che rifornisce di gas la Turchia e diversi paesi dell'Europa meridionale. Gazprom ha reso noto che "un intervento tempestivo ha impedito l'attacco" e che le conseguenze sono ancora in fase di valutazione. Peskov ha commentato che l'Ucraina "ha costantemente dimostrato una propensione per gli attacchi terroristici contro le infrastrutture energetiche" e ha espresso la speranza che la Turchia metta in guardia Kiev contro simili operazioni, sottolineando come queste azioni potrebbero "aggravare la situazione globale".

Separatamente, fonti russe hanno riferito della sospensione dell'attività della raffineria di Omsk — la più grande del paese — a seguito di attacchi condotti da droni ucraini.

L’ennesimo attacco alle infrastrutture petrolifere russe, ha costretto il governo russo a estendere il divieto temporaneo di esportazione di gasolio, carburante marino e olio combustibile anche ai produttori di prodotti petroliferi, sebbene non si applichi alle forniture previste da accordi intergovernativi.

Kiev sta cercando di danneggiare l'economia russa, ma il suo obiettivo principale è quello di seminare ansia nella società”, ha affermato Putin durante una riunione con il governo.  "È assolutamente chiaro che il nemico sta cercando di danneggiare l'economia. Ma soprattutto, sta cercando di creare un clima di nervosismo nella società. Comprendiamo che questo è un compito impossibile".

Vishnevy: un sobborgo di Kiev devastato dalle proprie munizioni

A Vishnevy, sobborgo di Kiev, le immagini circolate in rete mostrano case senza tetto, edifici bruciati e detriti ovunque a seguito della distruzione di un deposito di munizioni situato in una zona residenziale. Le esplosioni si sono protratte per oltre tre ore, provocando un'evacuazione parziale e spingendo le autorità a raccomandare ai residenti di restare in casa con le finestre chiuse, e all'esterno di indossare respiratori, con l'indice di qualità dell'aria locale che ha superato quota 250. L'ex parlamentare della Rada Igor Mosiychuk ha sostenuto che il deposito contenesse munizioni a grappolo e proiettili all'uranio impoverito, tra cui le munizioni da 120 mm per i carri armati Challenger 2 e Abrams. Mentre il dibattito sulla possibile contaminazione radioattiva divide commentatori e fact-checker, la vicenda di Vishnevy si aggiunge a una già lunga lista di aree urbane ucraine interessate da simili episodi, da Khmelnytsky ad Uman, con le relative preoccupazioni per la contaminazione del suolo e delle falde acquifere.

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Foto © Imagoeconomica