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Carbone: ''File Epstein? Radiografia di un sistema dove ricchezza estrema deforma la giustizia''

L’analisi del criminologo forense su Dark Side

AMDuemila

"I File Epstein non raccontano solo un predatore seriale protetto per decenni: sono la radiografia di un sistema dove la ricchezza estrema e le reti di influenza deformano la giustizia, fino a renderla un servizio a geometria variabile".  Le vittime hanno dovuto affrontare "la doppia violenza del corpo e dell’istituzione, prima sfruttate e poi ignorate nei corridoi dei tribunali". L’atto di trasparenza del 2025 non chiude la storia: "la chiudono solo se ci si accontenta di nomi sulla carta senza chiedere conto a chi ha beneficiato di quel sistema".
È questa l’analisi del  criminologo forense Federico Carbone, pubblicata su Dark Side, in merito all’approvazione dell’Epstein Files Transparency Act (H.R. 4405). La legge ordina al Procuratore generale di rendere pubblici tutti i documenti del Dipartimento di Giustizia relativi a Jeffrey Epstein e alle indagini collegate. L’atto, promosso dal deputato Ro Khanna e co-firmato da Thomas Massie, impone la divulgazione di fascicoli investigativi, accordi di non perseguibilità, log dei voli, comunicazioni interne e materiali su detenzione e morte di Epstein entro 30 giorni, salvo limitate eccezioni per la tutela delle vittime e della sicurezza nazionale. Nel novembre 2025 Donald Trump firma il provvedimento, trasformandolo nella Public Law n. 119-38. Come ha sottolineato Carbone, il testo blinda un principio politico pesante: "nessuna informazione può essere trattenuta solo per evitare imbarazzo o danni reputazionali a funzionari, politici o dignitari stranieri". Ogni omissione deve essere giustificata per iscritto e pubblicata sul Federal Register, con un rapporto finale al Congresso.
Il risultato, tra fine 2025 e 2026, è un’ondata di file – PDF numerati, indici probatori, elenchi di voli, cataloghi di prove sequestrate – che passano dall’archivio federale alla rete. Su questo materiale, ha spiegato il criminologo, si innestano le ricostruzioni più recenti, "senza mai perdere di vista la distinzione tra fatti provati, atti giudiziari e interpretazioni".
Quando il Dipartimento di Giustizia avvia la produzione dei documenti, si parla di categorie precise: indagini, accordi, log di voli, nomi di individui e entità. La legge specifica che non si possono occultare documenti per evitare imbarazzo o danni politici. Un indice di prove del 2025 mostra circa 60 pezzi di prova fisica, blueprints dell’isola e della casa di Manhattan.

Nei file compaiono nomi celebri. La struttura analitica più seria, ha sottolineato Carbone, distingue tre livelli: ciò che è stato provato in sede penale, ciò che è stato affermato in deposizioni civili e ciò che rimane mera presenza documentale. Il tema dei “video di ricatto” trova riscontro solo parziale: esistono riferimenti a sistemi di videosorveglianza e fotografie compromettenti, ma non un archivio ufficiale usato come prova strutturale di estorsione. Alla fine, secondo Carbone, le domande che contano restano aperte: chi erano i clienti abituali consapevoli dell’età delle vittime e perché molti non sono mai stati incriminati? Perché il patteggiamento del 2008 ha concesso un NPA così ampio? Quanti sistemi di videosorveglianza sono stati usati come strumenti di ricatto? Qual è stato il reale livello di consapevolezza dei servizi d’intelligence?


La storia di Jeffrey Epstein

Jeffrey Epstein nasce a Brooklyn nel 1953 e mostra presto un talento fuori scala per la matematica. Dopo un passaggio alla New York University concluso senza laurea, nel 1974 ottiene un posto alla Dalton School di Manhattan. Non è un semplice insegnante, ha scritto Carbone: "è il punto d’ingresso nei salotti giusti, dove incontra genitori influenti e in particolare figure di vertice del mondo finanziario, come esponenti di Bear Stearns". Negli anni Ottanta Epstein costruisce una struttura di gestione patrimoniale orientata a portafogli miliardari, spesso attraverso paradisi fiscali e veicoli offshore. A fine anni Ottanta esplode la relazione con Leslie Wexner, patron di Victoria’s Secret. Qui, secondo il criminologo, nasce il personaggio che interessa alla criminologia: "un gestore di patrimoni che non risponde praticamente a nessuno, con accesso diretto a plutocrazia, politica e accademia d’élite, in un contesto dove la leva del denaro si traduce immediatamente in leva di potere".

Le prime indagini organiche partono da Palm Beach. La ricostruzione del Miami Herald di Julie K. Brown nella serie Perversion of Justice del novembre 2018 mostra un pattern ricorrente: ragazze tra i 13 e i 17 anni, spesso vulnerabili, reclutate con pagamenti in contanti. Secondo le cause civili e i fascicoli della procura, ha ricordato Carbone, le vittime venivano condotte verso una stanza dedicata ai “massaggi”, "dove il contatto sessuale non era un incidente ma la destinazione prevedibile del rituale". Un’azione civile del Procuratore generale delle Isole Vergini USA nel 2020 estende l’accusa: Epstein avrebbe usato aerei, elicotteri, barche e veicoli per trasportare minori (12-17 anni) verso Little St. James e altre residenze tra il 2001 e il 2018. Il quadro che emerge, ha scritto il criminologo, è quello di una vera e propria "fabbrica delle vittime", dove l’abuso è strutturale e ripetuto.

Nel cuore del sistema c’è l’isola privata di Little St. James, ribattezzata dai media Pedophile Island. Per raggiungerla Epstein usa soprattutto il Boeing 727 noto come Lolita Express. I log di volo documentano più di 1.700 tratte tra metà anni Novanta e il 2019, con circa 500 voli corredati da manifesti completi. Nel quadro spicca Bill Clinton: i registri indicano almeno 26 “flight legs” tra il 2002 e il 2003. Lo staff dell’ex presidente ha parlato di “quattro viaggi” legati alla Clinton Foundation, sottolineando che nessuna prova lo lega a reati sessuali. I documenti processuali indicano la presenza di altri nomi di rilievo, ma molte di queste presenze restano semplici dati di fatto. La logica del sistema, ha spiegato Carbone, è chiara: “Il jet e l’isola funzionano come spazi esclusivi, dove chi sale a bordo entra in una zona di invisibilità pubblica”.

Nel 2005 una denuncia di una quattordicenne a Palm Beach scatena un’indagine. Il fascicolo prende una piega diversa negli uffici della procura federale della Florida meridionale, guidata da Alexander Acosta. Nel 2008 Acosta negozia un Non-Prosecution Agreement inusuale: Epstein si dichiara colpevole solo di due capi statali in cambio dell’immunità da ulteriori procedimenti federali per lui e per "qualsiasi potenziale co-cospiratore". Il risultato è una condanna a 18 mesi con work release che gli consente di uscire sei giorni su sette, servendo di fatto 13 mesi. Il giudice federale, anni dopo, dichiarerà illegale l’accordo perché le vittime non erano state informate adeguatamente. Il NPA del 2008, ha scritto Carbone, "è il cuore giuridico della vicenda: racconta di una giustizia gestita in modo differenziale quando il soggetto è un multimilionario con relazioni politiche estese". Il 6 luglio 2019 Epstein viene arrestato al Teterboro Airport con capi di imputazione federali per traffico sessuale di minori. Detenuto al Metropolitan Correctional Center di Manhattan, muore la notte del 10 agosto 2019. La diagnosi ufficiale parla di suicidio per impiccagione, ma anomalie operative – telecamere non funzionanti, guardie che falsificano i registri – alimentano dubbi. Un rapporto dell’OIG documenta violazioni delle procedure, pur senza concludere per l’omicidio. Dopo la morte il focus si sposta su Ghislaine Maxwell, arrestata nel luglio 2020 e condannata a 20 anni per traffico sessuale di minori e cospirazione. Ad oggi solo lei è stata condannata: un ‘parafulmine’ la cui condanna ha coperto molti altri complici.

Fonte: Dark Side

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