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Bruciano i confini dell’Iran: le nuove minacce israeliane di escalation

Teheran schiera forze speciali ai confini occidentali dopo un'ondata di attacchi terroristici. Araghchi avverte di una risposta "immediata e decisa" alle minacce

Francesco Ciotti

Purtroppo il clima che si respira in Medio Oriente è di una gelida attesa, mentre il mare è calmo solo perché si trova nell’occhio del ciclone.  

Mentre i diplomatici, apparentemente si scambiano bozze di accordi a Islamabad e Doha, l'Iran sta affrontando una nuova minaccia lungo le sue frontiere occidentali e meridionali. Mercoledì, l'agente di polizia Mohammad Palangi - di etnia baluchi e fede sunnita - è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco mentre si recava al lavoro nelle contee di Sib e Suran, nella provincia del Sistan e Baluchistan. Non era un caso isolato: sabato due agenti erano stati trucidati e cinque feriti in un agguato al posto di blocco di Sabadlou, lungo la strada Baneh-Saqqez, nella provincia del Kurdistan. Due civili, tra cui una bambina di tre anni, erano rimasti feriti dai colpi di rimbalzo. E ancora, lunedì, nella città occidentale di Paveh, in provincia di Kermanshah, due membri del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avevano perso la vita, con altri due feriti. 

Infine, la scorsa settimana, uomini armati avevano ucciso due civili a Saravan, ancora nel Sistan e Baluchistan. 

Di fronte a questa ondata di violenza, il comandante delle forze terrestri dell'esercito iraniano, il generale di brigata Ali Jahanshahi, ha annunciato il dispiegamento di unità di reazione rapida e forze speciali nelle regioni di confine occidentali durante una visita diretta alle truppe stanziate in quelle aree. 

"Grazie alla presenza e alla vigilanza dei combattenti delle forze di terra e alla competenza dell'intero gruppo delle forze armate, i confini del caro Iran godono della necessaria sicurezza", ha dichiarato Jahanshahi.

Il generale ha precisato che la presenza congiunta di unità dell'esercito regolare, delle Guardie Rivoluzionarie e delle forze dell'ordine elimina qualsiasi "audacia" del nemico nel tentare operazioni terrestri contro il territorio nazionale, attribuendo la sopravvivenza dell'Iran durante la recente guerra alla guida della nuova Guida Suprema, l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei — succeduto al padre Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno del conflitto, il 28 febbraio 2026 — al sacrificio delle forze armate e al sostegno popolare. 


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Donald Trump 


Armi e Starlink: il ruolo confessato di Washington e Tel Aviv

Il fulcro della questione è che questi attacchi terroristici difficilmente possono essere interpretati come casi isolati di cellule indipendenti, soprattutto alla luce delle connessioni con potenze straniere già emerse e ammesse pubblicamente.

Il 6 aprile, il presidente Donald Trump ha dichiarato a Fox News che, durante le operazioni congiunte contro l'Iran di febbraio, armi erano state inviate tramite intermediari curdi a gruppi operanti lungo il confine irano-iracheno. "Abbiamo inviato armi, molte armi, che avrebbero dovuto essere consegnate alla popolazione. Sapete cosa è successo? Le persone a cui sono state inviate se le sono tenute", ha detto Trump, definendosi "molto arrabbiato" con gli intermediari curdi. 

L'ex primo ministro israeliano Naftali Bennett ha poi alzato ulteriormente il velo di omertà, rivelando il 23 giugno, intervenendo al JNS International Policy Summit di Gerusalemme, che Israele aveva introdotto clandestinamente in Iran decine di migliaia di ricevitori satellitari Starlink prima delle rivolte di gennaio — caratterizzate da violenti attacchi armati, incendi dolosi e distruzioni — con l'obiettivo dichiarato di consentire ai rivoltosi "di coordinarsi tra loro e, in ultima analisi, rovesciare il governo iraniano", puntando a dividere il paese in piccoli stati federati. Il Jerusalem Post e altri media israeliani hanno riportato separatamente che il Mossad aveva armato milizie curde con armi sequestrate ad Hamas a Gaza e a Hezbollah in Libano, nell'ambito di un piano di invasione più ampio che avrebbe previsto anche una zona di interdizione al volo e supporto aereo continuato — piano poi sospeso dopo che l'esercito iraniano ha dimostrato di non poter essere neutralizzato nel giro di 24 ore, come inizialmente ipotizzato dai pianificatori statunitensi e israeliani.


Araghchi e il memorandum di Islamabad: la pace sotto ricatto

In questo contesto, Israele ha rinnovato le minacce contro Teheran e per bocca del ministro per gli affari militari Israel Katz  ha definito la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei un "condannato a morte".

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto su X che Tel Aviv sta deliberatamente cercando di minare il memorandum d'intesa firmato il 18 giugno.

"I termini del protocollo d'intesa di Islamabad sono chiarissimi e accessibili a tutti", ha scritto il ministro, ricordando che in base all'accordo Trump "si è impegnato a tenere a freno i propri animali domestici a Tel Aviv. Se questi disobbediranno al padrone, l'Iran darà loro una lezione." "Qualsiasi minaccia contro il nostro popolo e la nostra leadership riceverà una risposta immediata e decisa", ha concluso Araghchi. L'accordo di Islamabad, mediato da Pakistan e Qatar e firmato il 18 giugno, impegna Iran, Stati Uniti e i loro alleati ad astenersi dall'avviare operazioni militari, dal minacciarsi reciprocamente e dall'uso della forza. Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano (SNSC) ha promesso che i responsabili dell'assassinio dell'Ayatollah Ali Khamenei subiranno le conseguenze "al momento opportuno" per mano di "elementi retti".


Il presidente del Parlamento Ghalibaf: gli Usa conoscono solo il linguaggio della forza

Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha tracciato le linee rosse di Teheran in termini inequivocabili. Il rilascio dei beni congelati è stato accelerato e le sanzioni sono state sospese durante i colloqui di Zurigo, ma “il nostro nemico comprende solo il linguaggio della forza e dobbiamo affrontarlo con la forza”, per cui “l'unità è la nostra massima priorità oggi, prima di ogni altra cosa”.

Ghalibaf ha poi aggiunto che le affermazioni secondo cui agli ispettori dell'AIEA è stato concesso l'accesso ai siti nucleari bombardati sono "false", precisando che l'Iran non concederà all'AIEA alcun accesso oltre a quello autorizzato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Ha infine annunciato un prossimo viaggio in Cina per rafforzare i legami bilaterali e elevare la relazione a un "partenariato strategico". 


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Mohammad Bagher Ghalibaf


Il conto della mancata vittoria per Washington: 1000 dollari per ogni famiglia americana

Washington, nel frattempo sta ancora facendo i conti con le conseguenze economiche di quello che Trump aveva presentato come una "vittoria schiacciante". 

Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato in un podcast che l'amministrazione Trump intende sfruttare la pausa di pace per "rifornire l'economia petrolifera mondiale e ricostituire alcune scorte". Una necessità urgente: le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti sono scese a 325,7 milioni di barili alla fine della settimana conclusasi il 26 giugno, il livello più basso dal maggio 1983. I prelievi fanno parte di un accordo per rilasciare complessivamente 172 milioni di barili dalla riserva, al fine di colmare un deficit nelle scorte globali originato dalla guerra in Iran. Se l'intera quota prevista venisse prelevata, nelle riserve rimarrebbero meno di 250 milioni di barili — potenzialmente il livello più basso da quando sono iniziate le rilevazioni statistiche nel 1982.

Sul piano economico, l'economista capo di Moody's, Mark Zandi, stima che la famiglia media statunitense abbia già pagato circa 1.000 dollari in costi aggiuntivi dall'inizio della guerra, con un conto finale "significativamente più alto". Benzina, spesa alimentare, tassi di interesse, biglietti aerei e contributi diretti ai costi militari hanno eroso in media un migliaio di dollari per nucleo familiare. Le stime globali dei costi variano significativamente: l'Iran War Cost Tracker parla di 113 miliardi di dollari, Moody's stima un impatto complessivo sull'economia statunitense di 132 miliardi, mentre il Pentagono ha chiesto al Congresso un budget aggiuntivo da 80 miliardi. Le scorte di missili e armi intercettrici sono esaurite, le perdite di equipaggiamento ammontano a miliardi e la richiesta di bilancio militare per l'anno fiscale 2027 è di 1,5 trilioni di dollari. Nel frattempo, l'Iran sta rapidamente ricostruendo le proprie infrastrutture civili, ripristinando arsenali di missili e droni ed espandendo la rete di basi sotterranee e centri di comando e controllo.


La "profezia" di Jiang Xueqin: dicembre come finestra per la guerra di terra

Sullo sfondo di questa fragile diplomazia, un'analisi circola con crescente attenzione negli ambienti di geopolitica. Jiang Xueqin, professore sino-canadese formatosi a Yale e autore del canale "Predictive History", aveva già anticipato la vittoria di Trump e la successiva escalation con l'Iran. La sua lettura della fase attuale è inquietante: il cessate il fuoco non sarebbe una reale de-escalation, ma una "sospensione tattica" — le forze americane resterebbero in stato di alta prontezza, pronte a essere proiettate verso il teatro iraniano.

Il fattore determinante, nella lettura di Jiang, sarebbe climatico prima ancora che politico: le temperature estreme che rendono logisticamente insostenibile un'operazione terrestre su larga scala durante i mesi estivi spingerebbero il Pentagono a "guadagnare tempo", in attesa dell'autunno. Dicembre emergerebbe come finestra probabile per una possibile campagna di terra, in coincidenza con temperature più favorevoli e con una eventuale finestra politica americana in vista delle elezioni di medio termine di novembre. In questa prospettiva, ogni accordo firmato e ogni colloquio tecnico a Doha non sarebbero altro che coperture tattiche di una guerra che i suoi protagonisti non hanno ancora deciso di fermare davvero. Israele, secondo i24NEWS, si starebbe già preparando a riprendere le operazioni militari contro l'Iran: il ministro della Difesa israeliano avrebbe ordinato alle Forze di Difesa di preparare un piano di attacchi indipendenti, avvertendo che qualsiasi lancio di missili iraniani contro Israele scatenerebbe una potente risposta. Lo Stretto di Hormuz rimane conteso, il cessate il fuoco è fragile e la prossima stagione fredda potrebbe portare con sé uno scenario ben più oscuro dell'estate che sta tramontando. 

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