Skip to main content
| Estero

Armenia, la nuova Ucraina nel Caucaso

NATO, USA, Francia, fino al Trans-Caspian Pipeline. Erevan rompe con Mosca e rischia di aprire un nuovo fronte strategico ai confini della Russia

Francesco Ciotti

Come un copione già scritto che si ripete, vecchi alleati che orbitano attorno alla sfera russa, continuano ad essere spinti verso lo scontro per “sovraestendere e sbilanciare” il principale rivale dell’Occidente. “La crisi in Ucraina è iniziata con una situazione simile a quella che sta accadendo ora con l'Armenia.” Con queste parole, Vladimir Putin il 29 maggio ad Astana ha tracciato un parallelo che disegna un futuro sinistro per le regioni del Caucaso. Ciò che sta accadendo nel Paese è il risultato di un progressivo riassetto partito dalla rivoluzione di velluto del 2018 che ha portato al potere Nikol Pashinyan, figura più aperta all’Occidente e meno allineata al Cremlino.

La guerra del Nagorno-Karabakh del 2020 è il primo punto di rottura reale che crea l’alibi per un riassetto strategico. L’Azerbaigian, sostenuto dalla Turchia, ottiene un netto vantaggio militare sugli armeni del Karabakh, Mosca, le cui forze erano impegnate in Ucraina, interviene solo alla fine, imponendo un cessate il fuoco che permette il dispiegamento di peacekeeper russi ma sancisce anche importanti guadagni territoriali a Baku. Per Erevan il messaggio è chiaro: Mosca non è più un garante “automatico” dei suoi interessi vitali.

La firma dell'accordo di pace tra il presidente azero Ilkham Aliev e il primo ministro armeno Pashinyan, avvenuta l'8 agosto a Washington sotto la garanzia di Donald Trump, ha sancito la cessione del Nagorno-Karabakh a Baku — un evento che ha segnato la fine di un equilibrio durato oltre trent'anni.  Un’apparente normalizzazione diplomatica che, tuttavia, ha dato inizio ad una più massiccia penetrazione occidentale nella regione.
Lo scorso dicembre, nel corso di una riunione del “Partner Capabilities Adaptation Initiative”, è stata firmata un'intesa per esercitazioni militari congiunte azere-NATO. Prima ancora, Baku aveva sottoscritto con Ankara un memorandum su sicurezza militare, supporto logistico e forniture della società Baykar — il produttore dei droni Bayraktar — sancendo un asse turco-azero che funge da avanguardia delle ambizioni NATO nel Caucaso. Londra ha revocato l'embargo sulle armi sia all'Armenia che all'Azerbaigian. Il 17 giugno 2024 è stato inoltre siglato un accordo di cooperazione militare-industriale tra KNDS, consorzio franco-tedesco, e il Ministero della Difesa armeno. La collaborazione si estende anche al campo della formazione: istruttori francesi specializzati in fanteria alpina addestrano le truppe armene, mentre l’accademia militare francese Saint-Cyr ha avviato programmi di scambio di cadetti con l’Accademia militare Vazgen Sargsyan.

Al contempo, oltreoceano, il 14 gennaio 2025, Armenia e USA hanno firmato la Carta di Partenariato Strategico a Washington, firmata dal ministro degli Esteri Mirzoyan e dal Segretario di Stato Blinken. Il documento, di fatto, formalizza la cooperazione in campo difesa, sicurezza, cybersicurezza e addestramento militare professionale, pur non prevedendo garanzie di intervento diretto in caso di conflitto. Era solo l’inizio di un percorso: a maggio, il Segretario di Stato Marco Rubio ha firmato a Erevan un ulteriore framework su minerali critici e corridoi di transito, segnalando il consolidamento del rapporto anche sotto l'amministrazione Trump, nell’ottica di una diversificazione delle forniture di terre rare, volta a ridurre la dipendenza da Cina.
Sul piano operativo, gli USA conducono l'esercitazione annuale Eagle Partner in Armenia: nel 2025 vi hanno partecipato circa 85 soldati statunitensi e 175 armeni.“Vogliono convincere il popolo armeno che se l'Armenia abbandona l'architettura di sicurezza di cui gode con l'aiuto della Russia, non ci sarà alcuna minaccia. E la Turchia vi contribuirà”, ha commentato il politologo Ajk Ajvazjan, aggiungendo, con rammarico, che “questo ha un obiettivo di vasta portata: preparare il Caucaso meridionale alla guerra con la Russia”.

Il gasdotto transcaspico e la posta in gioco energetico, militare

Infine, l’ultima goccia: il primo vertice tra Unione europea e Armenia a Yerevan, avvenuto il 5 maggio, dove si è rinsaldato il processo di adesione di Erevan, con la sinistra presenza di un altro candidato impegnato in un conflitto aperto con Mosca: Volodymyr Zelensky, la cui presenza suona come un sinistro presagio di sventura. Dietro gli accordi tecnici su trasporti ed energia si muove una partita strategica più ampia: trasformare l'Armenia in uno snodo del Corridoio di Mezzo, la rotta transcaspica che collega l'Europa all'Asia centrale evitando il territorio russo, riducendo così la storica dipendenza di Yerevan da Mosca.

armenia dep 647965460

Non a caso, al centro di questa partita geopolitica c'è anche un'infrastruttura, il Trans-Caspian Pipeline, che potrebbe ridisegnare le rotte energetiche dell'intera regione. Il Ministro dell'Energia turco ha riacceso il dibattito sulla costruzione di questo gasdotto, che porterebbe il gas del Turkmenistan — attualmente vincolato alla Cina — a competere con le esportazioni russe sui mercati globali. Per Mosca si tratta di un progetto inaccettabile: non solo economicamente, in quanto eroderebbe la sua quota di mercato energetico, ma strategicamente, poiché il corridoio transcaspico — attraverso l'Armenia meridionale e poi verso l'Europa — equivarrebbe a un'infrastruttura a doppio uso, logistica ed eventualmente militare, lungo tutta la periferia meridionale russa.
Gli Stati Uniti stanno già muovendo le pedine: l'invio di pattugliatori in Azerbaigian, annunciato durante la visita del vicepresidente J.D Vance a febbraio, è stato letto come la prima concretizzazione di questa strategia.

Putin risponde rinsaldando i legami con il Kazakistan

In questo contesto, la visita del presidente russo in Kazakistan si è conclusa con un messaggio politico inequivocabile. Mosca e Astana intendono consolidare ulteriormente una partnership strategica che oggi rappresenta uno dei pilastri dell'integrazione eurasiatica. Il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev ha ricevuto personalmente Putin all'arrivo nella capitale, con l'aereo presidenziale scortato da caccia dell'aeronautica kazaka — un cerimoniale che ha sottolineato il peso simbolico e politico dell'incontro. Tokayev ha descritto Russia e Kazakistan come “amici e fratelli», mentre Putin ha definito la relazione bilaterale una «partnership strategica globale”, fondata sui principi dell'uguaglianza, del rispetto reciproco e della cooperazione a lungo termine.

I numeri confermano la solidità di questo legame: gli investimenti diretti russi in Kazakistan hanno raggiunto i 29 miliardi di dollari, l'interscambio commerciale sfiora i 30 miliardi, e un programma congiunto di 177 progetti — del valore complessivo di circa 53 miliardi di dollari — copre settori strategici quali energia, industria, infrastrutture e tecnologia. Al termine dei negoziati sono stati firmati quindici documenti di cooperazione, tra cui accordi per la costruzione di una centrale nucleare e per l'ampliamento della collaborazione nel settore petrolifero.

E sulla questione armena il leader del Cremlino, al contrario, minaccia una rottura totale. “Saremo costretti, a ridurre praticamente tutta la nostra attività, in questo caso con l'Armenia, in ambito economico, per quanto riguarda i processi di integrazione”, ha dichiarato il presidente russo. I numeri parlano da soli. L'Armenia riceve attualmente gas russo a 177 dollari per mille metri cubi — un prezzo inaudito nel panorama internazionale, riservato soltanto a Russia stessa e Bielorussia. Nell'Unione Europea, lo stesso quantitativo supera attualmente i 560 dollari, con punte che in passato hanno raggiunto diverse migliaia.
Il leader del Cremlino ha poi ricordato che la quota di investimenti di capitale russi in Armenia supera l'86% del totale.
“Se Yerevan proseguirà nel suo avvicinamento all'UE – ha proseguito il leader russo – il contratto per le forniture preferenziali di gas, prodotti petroliferi e diamanti dovrà essere rescisso. Non è possibile avere entrambe le cose: permettere all'Armenia di importare merci europee esenti da dazi e poi rivenderle liberamente ai paesi dell'Unione Eurasiatica senza alcun onere doganale”.
Nel mentre, il Ministero degli Esteri russo ha annunciato il richiamo “per consultazioni” del proprio ambasciatore in Armenia, Sergei Kopyrkin, con una dichiarazione esplicita: “L'ambasciatore della Federazione Russa nella Repubblica di Armenia è stato richiamato a Mosca per consultazioni in relazione alle mosse della leadership armena volte all'avvicinamento all'Unione Europea, che danneggiano la cooperazione nell'ambito dell'UEE”. Tutto sembra pronto per un nuovo copione stile Maidan ucraino del 2014.

ARTICOLI CORRELATI

Putin sulle minacce a Kaliningrad: pronti a radere al suolo chi ci attacca

Mosca verso la dottrina “Karaganov”: guerra nucleare contro Londra e Berlino

Nuove truppe NATO nei Baltici. Mosca: si stanno preparando alla guerra