Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Crisi

Riarmo europeo, Fabrizio Battistelli: ''Per l'Italia è una cosa impossibile''

L’intervista al Fatto Quotidiano: “I governi hanno detto sì a Trump. Ora dovranno spiegare ai cittadini come pagare il riarmo”

AMDuemila

Per Fabrizio Battistelli, presidente dell'Iriad (Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo) e professore onorario di Sociologia all'Università La Sapienza di Roma, il progetto di riarmo europeo delineato da Bruxelles rischia di scontrarsi con una realtà economica ben diversa dalle ambizioni politiche. Dietro gli annunci sulla difesa comune e sugli investimenti militari, secondo il sociologo intervistato dal Fatto Quotidiano, si nasconde infatti un problema che nessun governo sembra voler affrontare apertamente: la capacità finanziaria di poter affrontare tutto questo. 

Anche per questo motivo, Battistelli guarda al possibile ingresso dell’Ucraina in Europa con scetticismo: “L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, nel contesto attuale, è improponibile. Al di là delle numerose ragioni di ordine generale che l’adesione solleverebbe, esistono norme, procedure e consolidate prassi politiche che impediscono l’ingresso di Stati coinvolti in conflitti armati nell’Unione europea, proprio come nella Nato. In prospettiva, l’entrata dell’Ucraina nell’Unione, invece che nella Nato, è una collaudata e ragionevole proposta avanzata da molti attori, ma purtroppo mai nel momento giusto”. 

Se sul fronte politico le perplessità sono evidenti e giustificate, è sul terreno economico che Battistelli ha espresso le critiche più dure. In una fase come questa, segnata dagli effetti della guerra in Ucraina, dall'instabilità mediorientale e da una crescita economica particolarmente debole, il piano di riarmo europeo è pressoché irrealizzabile. “Il riarmo, così come delineato da Rearm Europe-Readiness 2030, è molto difficile da realizzare per i Paesi frugali con ampi spazi fiscali, ma è letteralmente impraticabile per economie fortemente indebitate come la nostra”. 

Probabilmente, il caso Italia lo rappresenta meglio di chiunque altro. “Facendo i conti - spiega Battistelli - l'Italia dovrebbe investire nell'arco di dieci anni 84 miliardi di euro aggiuntivi nell'ipotesi del 3,5% del Pil destinato alla difesa e addirittura 119 miliardi nell'ipotesi del 5%, comprendendo anche le spese per la sicurezza”. Una prospettiva che il sociologo ha definito senza mezzi termini: “Una cosa impossibile”. 

Eppure, l'amministrazione americana, guidata da Donald Trump, continua a fare pressioni e a chiedere agli alleati europei della Nato di portare la spesa militare fino al 5% del Pil. E nessun governo sembra aver avuto il coraggio politico di dichiarare apertamente che quelle risorse non ci sono. “Un pò tutti i premier europei della Nato hanno fatto con Trump sul riarmo quello che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto nella politica in generale: gli hanno detto di sì sperando di non dover fare seguire alle parole i fatti. Ora dovranno spiegarsi, dirlo ai rispettivi Parlamenti e soprattutto ai rispettivi elettorati”. 

Anche perché dietro il dibattito sulle spese militari si nasconde un’altra questione, che riguarda il consenso dei cittadini. Una recente ricerca di Archivio Disarmo, che verrà presentata a Roma nei prossimi giorni, ha evidenziato un dato particolarmente significativo.

Abbiamo fatto una scoperta”, ha spiegato Battistelli. Quando ai cittadini viene chiesto se siano favorevoli a una difesa europea, la maggioranza risponde positivamente. Ma il quadro cambia radicalmente quando viene chiarito che il rafforzamento militare potrebbe comportare sacrifici in altri settori. “Se si segnala che questo comporta una riduzione del welfare, la maggioranza diventa contraria”. È qui che emerge, secondo il sociologo, il vero nodo politico della questione. Un dilemma antico che oggi torna d’attualità: “Il dilemma di oggi, simile a quello di ieri, è questo: cure o cannoni?”. E conclude: “Se sostituiamo ai cannoni la parola droni, il dilemma non cambia”. 

ARTICOLI CORRELATI

La crisi energetica frena la corsa al riarmo. Governo al palo per la guerra di Trump

The Telegraph: la von der Leyen sta preparando l'Europa alla guerra con la Russia

Roger Waters: ''Guerra utile solo per i profitti, non dobbiamo farci schiavizzare''

Foto © Imagoeconomica