Palermo divisa sul 25 aprile: nel mirino l'incontro tra Lagalla e l'ambasciatore israeliano

Trentaquattro sigle firmano contro il sindaco. Due manifestazioni e possibili tensioni sulle proteste pro-Palestina
Ancora una volta il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, è finito al centro delle polemiche. A provocare la rabbia di una parte consistente del tessuto civico cittadino è un incontro avvenuto a marzo, definito “in gran segreto”, tra il sindaco e l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled. Un appuntamento che ha fatto molto rumore, sia a causa delle azioni genocidiarie perpetrate da Israele ai danni del popolo palestinese, sia per le ragioni e le modalità dell’incontro, che non sono mai arrivate alla conoscenza dell’opinione pubblica.
Per questo motivo, una lettera è stata firmata da 34 realtà territoriali cittadine per dire: “Riteniamo inaccettabile la presenza del sindaco Roberto Lagalla alle commemorazioni del 25 aprile”. In una Palermo che negli ultimi mesi si è mobilitata con forza a sostegno della Palestina, quell’incontro è stato letto come uno strappo, quasi una presa di posizione opposta rispetto a una parte significativa della città.
Il 25 aprile, che celebra la fine del nazifascismo, diventa allora qualcosa di più di una ricorrenza storica. Motivo per il quale i firmatari della lettera hanno spiegato che un giorno di festa come quello della Liberazione non può e non deve ridursi a un rito “meramente celebrativo”. Piuttosto deve essere una pratica viva, giusta e coerente, che lega la memoria della Resistenza alle crisi contemporanee, in questo caso il conflitto israelo-palestinese.
Non a caso, la città di Palermo, che si è schierata a favore della Palestina, si è preparata su due piani paralleli. Da un lato il programma ufficiale, con la presenza del sindaco al Giardino Inglese per la commemorazione istituzionale. Dall’altro, invece, un programma alternativo che parte da piazza Croci: movimenti, sindacati di base, realtà che vogliono segnare una distanza politica visibile.
Insomma, una frattura piuttosto evidente. Ma alla quale rischia di aggiungersi anche altro: come le possibili tensioni tra ordine pubblico e diritto alla protesta. Alcuni attivisti, infatti, sono finiti sotto indagine per manifestazioni pro-Palestina non autorizzate, circostanza che, tra le altre cose, sembra cozzare con l’essenza di una giornata particolare come quella dedicata alla Festa della Liberazione.
Anche per questo, il corteo principale, promosso da ANPI, ARCI e CGIL, assume un significato che va oltre la semplice celebrazione. Come ha riportato “la Repubblica”, dal palco non si parlerà solo di storia, ma anche di temi attuali: pace, disarmo e nuovi movimenti che chiedono spazio politico e simbolico.
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