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| Crisi

Migranti, tragedia al largo di Lampedusa: 19 morti per ipotermia

Giuseppe Cirillo

Partiti dalla Libia, il gommone si è presto trasformato in una trappola mortale. Soccorsi 58 superstiti 

Questa volta i morti sono diciannove, mentre i superstiti sono 58, di cui due bambini che al momento versano in gravi condizioni. Sono questi i numeri dell’ennesima tragedia che si è consumata nella notte tra mercoledì e giovedì 2 aprile, e che raccontano il dramma delle persone, migranti, che decidono di sfidare il mare nella speranza di trovare una vita migliore in Europa.

Anche se molti dei superstiti hanno raccontato di aver visto persone cadute in mare e disperse, in questo caso ad uccidere è stato soprattutto il freddo. L’ipotermia, infatti, non ha lasciato alcuna speranza ai migranti - provenienti da diversi paesi africani - partiti sabato 28 marzo su un gommone dalla Libia in direzione di Lampedusa. L’imbarcazione si è presto trasformata in una vera e propria trappola in alto mare, dove il freddo dell’inverno, insieme al vento e alle piogge, ha ucciso lentamente diverse persone che si trovavano a bordo. Le condizioni meteorologiche sono infatti peggiorate drasticamente durante la traversata. Quando la Guardia Costiera li ha raggiunti, a decine di miglia da Lampedusa, ha trovato una scena raccapricciante: corpi senza vita distesi sul fondo del gommone. Purtroppo, altri migranti sono morti durante il trasferimento verso l’isola.

Giunti sulla terraferma, i soccorsi, oltre ai segni che confermano l’ipotermia, hanno riscontrato molti casi di intossicazione da fumi di carburante: una circostanza piuttosto frequente durante le traversate a bordo di gommoni con serbatoi esposti.

Nello stesso giorno, ulteriori morti si sono verificate, invece, nel mare Egeo, dove un gommone si è ribaltato nei pressi di Bodrum, lungo la costa sud-ovest della Turchia. “Siamo di fronte a quella che per l’ennesima volta non può essere chiamata tragedia, ma è il risultato di precise scelte politiche”, ha precisato Francesca Saccomandi, operatrice di Mediterranean Hope. Della stessa linea - ha spiegato Repubblica - anche altre ong che hanno parlato apertamente di fallimento politico. Sheila Melosu, di Mediterranea, ha spiegato che “queste continue stragi in mare mostrano il fallimento delle politiche italiane ed europee, tutte rivolte ai respingimenti e alle deportazioni, al finanziamento di milizie come quelle libiche, e il risultato finale sono centinaia di morti innocenti settimana dopo settimana. Quelli che non muoiono in mare - ha ribadito Melosu - muoiono di torture o deportazioni in Libia e Tunisia. È questa la realtà tremenda, inaccettabile, e dipende dalle scelte politiche di chi governa, non dal mare”.

Anche Valentina Brisnis, di Open Arms, ha sottolineato che “quanto accaduto negli ultimi giorni, al largo della Tunisia, della Grecia e ora anche a Lampedusa, altro non fa che avvalorare la tesi che vede l’Europa come la grande assente davanti a un dramma del genere”.

Foto © Imagoeconomica 

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