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| Crisi

''La tratta delle bianche'' non c'entra nulla con Emanuela Orlandi e Mirella Gregori

Giuseppe Cirillo

La commissione parlamentare d’inchiesta ha escluso ogni collegamento con le due 15enni scomparse nel 1983 

Un’altra pista che non ha portato a nulla. Anche la cosiddetta “tratta delle bianche”, tirata in ballo per anni come possibile chiave per spiegare le scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, entrambe quindicenni svanite nel nulla a Roma nel 1983, non ha condotto ad alcun esito positivo in grado di far chiarezza sulla scomparsa delle giovanissime ragazze.

La conclusione, messa nero su bianco nella relazione della commissione d’inchiesta, è netta: “la tratta delle bianche non è mai esistita”. Almeno, non come fenomeno collegato a quei casi di scomparsa. E soprattutto, non come rete organizzata capace di spiegare una serie di sparizioni che, per anni, sono state raccontate come un unico disegno criminale. 

Per poter giungere a questa considerazione, la commissione ha analizzato decine e decine di segnalazioni dell’epoca: ragazze scomparse tra il 1982 e il 1983 nella capitale e nella sua provincia. Un numero che fa effetto: “177 soggetti di sesso femminile” per cui risultava una denuncia. Ma, come spesso accade, anche questa volta, dietro quei numeri si regge una storia diversa da quella che probabilmente ci si aspettava. Nessuna di quelle ragazze risulta rapita o uccisa. Dunque, almeno per quanto riguarda quei “soggetti di sesso femminile”, non c’è uno schema ricorrente, tantomeno un’organizzazione criminale. Piuttosto, una sequenza di “allontanamenti volontari”, episodi individuali che, a volte, sono stati risolti nel giro di settimane, mentre l’idea di una regia comune non trova “elementi oggettivi idonei a sostenerla”.

Il presidente della commissione, Andrea De Priamo, lo ha spiegato senza troppi giri di parole: l’attenzione su questa pista nasceva già allora, da uno studio della questura che raccoglieva segnalazioni di sparizioni. “Già all’epoca si era parlato di tratta delle bianche”, ha ricordato. Ma oggi, con un’analisi più fredda e completa, quella pista “deve ritenersi definitivamente ridimensionata”.

Ridimensionata, non cancellata. Infatti, dentro quei 177 casi ci sono comunque delle storie opache. Solo che non c’è nulla che leghi tutto in un’unica trama che si colleghi alla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.

Resta il fatto che il lavoro della commissione d’inchiesta va avanti “su tutte le altre piste”, come ha precisato lo stesso De Priamo.
Anche il vicepresidente, Roberto Morassut, ha invitato a leggere questo risultato senza particolari forzature: era giusto analizzare queste segnalazioni, ma il loro peso reale “risulta in un certo senso ridimensionato rispetto alle iniziali ipotesi”.

Fuori dalle stanze parlamentari, chi questa storia la vive da quarant’anni ha comunque un’idea molto chiara. Come Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, che non ha mai creduto alla pista della tratta: “Non posso pensare che Emanuela sia finita in un giro di prostituzione e basta. Non ha senso”, ha precisato ai microfoni di Adnkronos. La sua convinzione, infatti, resta un’altra: “un rapimento preparato nel tempo”, con un obiettivo preciso, “per ricattare qualcuno”. 

Foto © Imagoeconomica 

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