Il vaso di pandora è crollato e si levano voci coraggiose di protesta persino nella patria del sionismo, nella culla delle lobby israeliane, dove ormai National Defense Authorization Act (NDAA) certifica un’integrazione totale nelle tecnologie militari e di intelligence tra Washington e Tel Aviv.
Con un video pubblicato sui social e diretto senza mezzi termini, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha lanciato un attacco durissimo contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, non limitandosi alle accuse politiche, ma citando numeri e responsabilità precise legate al conflitto a Gaza.
"Benjamin Netanyahu è un criminale di guerra, l'architetto di un orribile genocidio contro il popolo palestinese", ha dichiarato il sindaco, seduto tra le bandiere degli Stati Uniti e di New York City, imputando al premier israeliano un bilancio drammatico di vittime civili. "È responsabile dell'uccisione di oltre 73.000 persone, della mutilazione di decine di migliaia di bambini", ha proseguito.
Il primo cittadino aveva già usato espressioni simili nei giorni precedenti, definendo Netanyahu "l'artefice di un terribile genocidio contro la popolazione palestinese" e denunciando la distruzione di ospedali, reparti di neonatologia e centri di assistenza materna.
Ha poi menzionato il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) nel 2024 contro Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Mamdani ribadisce senza ambiguità la propria posizione istituzionale.
"Come ho già detto, concordo con la CPI sul fatto che Benjamin Netanyahu dovrebbe essere arrestato e processato per i suoi crimini, così come chiunque altro accusato dalla CPI", ha dichiarato il sindaco, aggiungendo di credere che "il primo ministro Netanyahu debba essere processato all'Aia".
Nonostante i crimini terribili contro l'umanità, Mamdani riconosce come nella presunta culla della democrazia occidentale non si può fare nulla contro un criminale di guerra e la città non ha i poteri per eseguire materialmente il mandato della CPI. Il suo ufficio legale ha esaminato ogni possibile via prevista dalla legge prima di arrivare a questa conclusione.
"La mia amministrazione ha rifiutato ogni via disponibile, ai sensi della legge applicabile, per determinare se New York City potesse eseguire un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale se Benjamin Netanyahu venisse qui. È chiaro che non abbiamo l'autorità legale indipendente per far rispettare questo mandato", ha spiegato.
Il sindaco di New York indica quindi un'unica strada percorribile, quella del governo federale statunitense guidato da Donald Trump: "Il governo federale, tuttavia, ce l'ha, e li esorto a unirsi alla CPI e a eseguire questo mandato". Va ricordato che gli Stati Uniti non fanno parte della CPI, non ne riconoscono la giurisdizione, e l'amministrazione Trump si è più volte scontrata con la Corte.
Tuttavia, non ci sarà alcuna accoglienza istituzionale per il premier israeliano, previsto in città a settembre per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
"E voglio essere altrettanto chiaro: Benjamin Netanyahu non è il benvenuto a New York City! Né lo è nessun altro criminale di guerra in libertà!", ha proclamato Mamdani, estendendo il monito a qualsiasi altro leader ricercato dalla giustizia internazionale.
Concludendo, il sindaco riconosce i limiti del proprio potere ma rivendica una responsabilità morale e simbolica che va oltre le competenze amministrative della città.
"Sebbene non possiamo porre fine al genocidio da soli, possiamo decidere se il nostro silenzio diventerà un'altra arma, e possiamo esaminare ogni strumento a nostra disposizione per difendere l'umanità e la dignità di tutte le persone", ha affermato, chiudendo il video con un appello personale ai cittadini: "Questo è il mio impegno nei tuoi confronti".
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