Il premio nobel Pérez Esquivel in sciopero della fame contro le politiche di “fame” di Milei
Il pacifista argentino, vincitore del premio per le sue denunce contro i crimini di Videla: “Ignora i diritti in favore del capitale finanziario”
ll Premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel (in foto) si è unito alla Mesa Ecuménica por la Democracia, la Vida y el Bien Común, in una protesta di “digiuno e preghiera” contro le politiche antisociali e “di fame” del presidente argentino Javier Milei, davanti alla Casa Rosada, sede del governo del Paese. Il digiuno nazionale di otto giorni in Plaza de Mayo contro il Governo è cominciato lo scorso 2 giugno e durerà fino al 9 giugno. La protesta è concepita come un'“azione pubblica e comunitaria” e sarà replicata nelle principali piazze dell'interno del Paese, dove convergeranno organizzazioni ecumeniche, sociali e per i diritti umani. “Giornata di digiuno e preghiera per risvegliare le coscienze”, questo il titolo dell'iniziativa che vedrà la partecipazione del movimento sindacale, comprese le due CTA (Centrali dei Lavoratori dell'Argentina) insieme a sacerdoti cattolici, rappresentanti di altre religioni e attivisti. L'obiettivo è creare uno spazio di riflessione, dialogo, digiuno e preghiera di fronte alla crescita della fame, dell'esclusione sociale, della violenza e del deterioramento delle condizioni sociali. Durante gli otto giorni della mobilitazione sono previsti incontri sociali, attività culturali e momenti di partecipazione comunitaria, con l'obiettivo di “costruire la pace con giustizia sociale e giustizia ambientale”. A 94 anni, Pérez Esquivel, famoso in tutto il mondo per le sue denunce contro i crimini del regime di Videla che le sono valse il premio Nobel per la Pace nel 1980 (in piena dittatura), li visita ogni giorno e rimane con loro per diverse ore. “Milei rappresenta l'aspetto negativo di un'intera situazione in cui vengono ignorati i diritti dei popoli e viene privilegiato il capitale finanziario”, ha dichiarato Esquivel all'agenzia EFE. “Una protesta non violenta come questa è la ribellione della coscienza”, ha aggiunto. “Digiuniamo per denunciare la fame. Ci riuniamo per difendere la vita. Preghiamo per mantenere viva la speranza”, gli hanno fatto eco i promotori della Mesa Ecuménica. Tra gli aspetti più rilevanti della protesta, oltre alla partecipazione di Pérez Esquivel, vi sarà quella dei musicisti Bruno Arias e Peteco Carabajal, quest'ultimo già protagonista di una controversia con la vicepresidente Victoria Villarrueldurante l'edizione 2024 del Festival Nacional de Doma y Folklore de Jesús María. Di recente Pérez Esquivel si era espresso duramente contro il governo Milei, definendo il presidente un “servitore dell'impero nordamericano” e sostenendo che “non può parlare a nome del popolo argentino né dei popoli dell'America Latina”. Alla vigilia del cinquantesimo anniversario del colpo di Stato, il Nobel aveva inoltre invitato a “recuperare non solo il tempo perduto, ma anche tutto ciò che questo Governo sta distruggendo”. La CTA de los Trabajadores, guidata dal deputato Hugo Yasky, e la CTA Autónoma, diretta da Hugo 'Cachorro' Godoy, hanno confermato il loro sostegno alla protesta e annunciato un evento conclusivo il 9 giugno in Plaza de Mayo. Dall’inizio del mandato, Milei ha attuato una campagna impressionante di politiche di austerità. L’inflazione che galoppa e i tagli alle spese pubbliche stanno scaricando il costo dell'aggiustamento economico sulle fasce più vulnerabili della popolazione: i pensionati vedono assegni spesso insufficienti a coprire le spese essenziali e sono diventati il simbolo delle proteste di piazza; nel mercato del lavoro crescono la precarietà e l'incertezza legate alla deregolamentazione e ai licenziamenti nel settore pubblico; molti salari continuano a rincorrere l'aumento dei prezzi accumulato negli ultimi anni, con una forte perdita di potere d'acquisto; il carrello della spesa resta proibitivo per milioni di famiglie dopo la svalutazione del peso e la rimozione di numerosi sussidi; le tariffe di autobus, treni e servizi pubblici sono aumentate drasticamente, incidendo soprattutto sui lavoratori pendolari; infine, università pubbliche, ricercatori e studenti denunciano tagli che mettono a rischio il funzionamento degli atenei, la ricerca scientifica e l'accesso all'istruzione superiore. Per i critici, il calo dell'inflazione e il risanamento dei conti pubblici vengono ottenuti al prezzo di un marcato peggioramento delle condizioni sociali, con l'espansione della povertà e una crescente tensione nelle strade del Paese.













