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| Crisi

Gaza, la Corte Suprema israeliana conferma la detenzione del medico Hussam Abu Safiya

Il carcere prorogato a tempo indeterminato senza nessuna accusa formale, l’avvocato: “Un fallimento morale e giuridico”

Mirko Felas

La vicenda del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya, figura simbolo della resistenza del sistema sanitario di Gaza durante i mesi più drammatici del conflitto, continua a suscitare forti polemiche sul piano giuridico e umanitario. Oltre all’angoscia per le sue condizioni psicologiche e di salute dovute alla prolungata detenzione (spesso in isolamento). La Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso presentato dalla difesa del medico, autorizzando il proseguimento della sua carcerazione senza incriminazioni formali in base alla misura restrittiva sui cosiddetti “combattenti illegali”: uno strumento normativo che consente alle autorità israeliane di trattenere individui considerati una minaccia alla sicurezza senza l’avvio di un procedimento penale ordinario. Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, i giudici hanno infatti fondato la propria decisione su una documentazione classificata che non è stata resa disponibile né al dottore né ai suoi rappresentanti legali, inoltre le motivazioni integrali della sentenza non sono state ancora pubblicate. Tra il 2023 e il 2024 Hussam Abu Safiya, in qualità di direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya, è stato uno dei principali testimoni della devastazione del sistema sanitario nel governatorato di Gaza Nord, documentando quotidianamente le difficoltà affrontate da medici, infermieri e pazienti sotto gli attacchi dell IDF. La sua notorietà internazionale è cresciuta quando, nel 2023, si rifiutò di evacuare l’ospedale nonostante gli ordini delle forze israeliane, scegliendo insieme ai colleghi di rimanere al fianco di decine di neonati ricoverati. Decisione che nemmeno la morte del figlio, avvenuta nell’ottobre 2024, lo fece allontanare dal suo lavoro, continuò dunque a coordinare le attività ospedaliere e a denunciare pubblicamente il disastro umanitario della popolazione civile palestinese. Fu arrestato, insieme ad altri membri del personale medico e alcuni pazienti, il 27 dicembre 2024, a seguito di un’incursione all'interno del Kamal Adwan, condotta dall’esercito israeliano. Un episodio che rappresentava l’ultimo capitolo di una serie di attacchi, cominciati l’anno precedente, ai danni del complesso ospedaliero che per mesi aveva accolto decine di migliaia di feriti e vittime dei bombardamenti e della gravissima emergenza alimentare, provenienti da vaste aree isolate del teatro genocida.   

Oggi, secondo i legali del medico, Abu Safiya sarebbe detenuto nel carcere di Nafha in condizioni estremamente dure. Durante una recente udienza in videocollegamento davanti alla Corte Suprema di Gerusalemme, il pediatra è apparso fortemente debilitato. Le associazioni internazionali che monitorano il caso sostengono che abbia perso circa 40 kg dal momento dell’arresto e che negli ultimi giorni sia stato sottoposto anche a un regime di isolamento. Le stesse fonti riferiscono inoltre di una grave insufficienza nell’assistenza sanitaria ricevuta durante la detenzione e segnalano testimonianze riguardanti presunti maltrattamenti fisici, compresi pestaggi e aggressioni che avrebbero interessato diverse parti del corpo. L’avvocato Naji Abbas, responsabile del dipartimento detenuti dell’organizzazione israeliana Physicians for Human Rights Israel, ha definito la decisione della Corte un “grave fallimento morale e giuridico”, sostenendo che il caso rappresenti un precedente allarmante per la tutela degli operatori sanitari nei territori palestinesi. In particolare la difesa contesta duramente il ricorso a prove segrete e l’impossibilità per il detenuto di conoscere gli elementi utilizzati contro di lui, denunciando una violazione dei principi fondamentali del giusto processo. Infine numerose associazioni e organizzazioni per i diritti umani hanno lanciato campagne per ottenere la liberazione del medico palestinese: il suo arresto si inserirebbe in un quadro più ampio che avrebbe coinvolto centinaia di operatori sanitari della Striscia di Gaza. Mentre cresce la mobilitazione internazionale, sono oltre 1300 i detenuti palestinesi sottoposti a sparizioni forzate, periodi di isolamento prolungato, limitazioni nell’accesso agli avvocati e condizioni detentive incompatibili con gli standard internazionali. Hussam Abu Safiya resta in custodia senza un’accusa formalmente contestata e senza una prospettiva definita di rilascio, continuando ad essere il simbolo delle centinaia di operatori sanitari e pazienti palestinesi, vittime dell’oppressione israeliana. 

Foto © Amnesty