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| Crisi

Flotilla, arresti e violenze: Thiago Avila e Saif Abukeshek detenuti nel centro di Shikma

AMDuemila

Le avvocate di Avila: “Trascinato a faccia in giù e picchiato fino a perdere conoscenza

Thiago Avila presentava “lividi visibili sul volto”, anche “intorno all’occhio sinistro”, oltre ad aver denunciato “forti dolori alla mano”. Alle avvocate Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma ha raccontato di essere stato “trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte”. Le due legali di Adalah – l’associazione che assiste i detenuti palestinesi in Israele – lo hanno incontrato ieri nel centro di detenzione di Shikma, vicino ad Ashkelon, insieme a Saif Abukeshek, palestinese di Nablus con doppio passaporto spagnolo e svedese, figura di rilievo dello Steering Committee della Flotilla.
Anche Abukeshek ha fornito una ricostruzione dettagliata delle condizioni subite: ha riferito di “essere stato tenuto con le mani legate e bendato, e costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento dal momento della cattura fino a questa mattina, ‌riportando lividi al volto e alle mani”. Il consolato brasiliano ha confermato per Avila la presenza di “segni di maltrattamenti” e “dolori alla spalla”, mentre durante la visita diplomatica spagnola Abukeshek è apparso “scioccato”.
I due attivisti sono giunti in Israele nella mattinata di ieri, trattenuti su quella che dovrebbe essere la nave anfibia Nashion, utilizzata nell’operazione condotta nella notte tra il 29 e il 30 aprile. In quell’occasione, la Marina israeliana ha intercettato la Flotilla a ovest di Creta, a oltre 600 miglia dalle proprie coste, abbordando con lance e gommoni 22 delle 58 imbarcazioni partite il 26 aprile da Augusta, in Sicilia. Avila e Abukeshek si trovano ora a Shikma, un centro di detenzione noto per le dure condizioni: la struttura è divisa tra una sezione gestita dallo Shin Bet e una ordinaria, ed è utilizzata soprattutto per gli interrogatori dei detenuti palestinesi. Le testimonianze parlano di un solo pasto al giorno e della presenza di numerosi medici accusati di terrorismo.
Entrambi hanno iniziato uno sciopero della fame, pur continuando a bere acqua. Nella giornata di oggi dovrebbero comparire davanti a un giudice chiamato a convalidarne la detenzione, mentre le avvocate di Adalah denunciano la mancata formalizzazione delle accuse. Attualmente sono sottoposti agli interrogatori dello Shin Bet e, secondo quanto riferito, potrebbero essere successivamente ascoltati anche dal Mossad. Il sospetto nei loro confronti è quello di “affiliazione ad organizzazione terroristica”, accusa che verrebbe ricondotta alla Pcpa, la Conferenza dei palestinesi all’estero, di cui Abukeshek ha fatto parte e che Israele e Stati Uniti classificano come organizzazione terroristica. Il caso viene descritto come una forma di extraordinary rendition, pratica associata alle operazioni statunitensi successive all’11 settembre, ma qui applicata a due promotori di un’iniziativa dichiaratamente pacifica come la Flotilla, nata per portare aiuti a Gaza, sfidare il blocco navale in vigore dal 2008 e riportare l’attenzione internazionale sulla situazione nella Striscia.
Nella notte dell’operazione, Avila e Abukeshek si trovavano casualmente sulla stessa imbarcazione, la Eros 1, un motoscafo tra i più veloci della Flotilla. Abukeshek era salito a bordo il giorno precedente, mentre Avila vi si trovava “solo da qualche ora”, secondo il racconto di chi era presente: “Dovevano fare una riunione”. L’imbarcazione è stata tra le prime a essere abbordate. “Non credo proprio, sapevano che c’era Saif, ma quando hanno visto Thiago erano sorpresi. Anzi hanno chiesto di rimettersi i salvagenti per fare altri video”, riferisce un testimone.
L’azione è avvenuta con “due, forse tre gommoni” che hanno circondato la barca da entrambi i lati. “Ci hanno puntato i laser, anche i puntatori rossi, con i fucili. Ci hanno ordinato di andare a prua e poi sono saliti. Hanno chiesto chi era il comandante e la procedura la sai, non abbiamo risposto. È stato Thiago a dire 'non ci sono comandanti, io sono il coordinatore' e loro hanno chiesto se c’era un volontario per guidare la barca fino alla loro nave”. Un marittimo sardo si è offerto di condurre l’imbarcazione.
Una volta trasferiti sulla nave israeliana, alcuni membri dell’equipaggio sono stati messi in isolamento: tra loro Tony Lapiccirella, poi Abukeshek la mattina successiva e infine Avila. Gli altri hanno subito condizioni descritte come estremamente dure: acqua versata sul pavimento, assenza di coperte, armi costantemente puntate. Le violenze sono aumentate al momento del trasferimento su una nave greca, quando i detenuti, resisi conto che due di loro non sarebbero stati fatti scendere, hanno opposto quella che definiscono “resistenza passiva”.
Il bilancio parla di pestaggi con pugni e calci, “occhi neri, costole e nasi rotti, spalle lussate” e almeno un trauma cranico. In totale, 34 persone sono state curate in ospedale, mentre una risulta ancora ricoverata.

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