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| Crisi

Ex poliziotto smentisce i verbali su Emanuela Orlandi

Bosco sostiene che nei verbali compaiano dichiarazioni mai fatte. Per Laura Sgrò, le vecchie dichiarazioni restano credibili

AMDuemila

A più di quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta a Roma il 22 giugno 1983, tornano al centro dell’attenzione le testimonianze su uno degli episodi più conosciuti del caso: l’incontro della ragazza con il cosiddetto “uomo dell’Avon”.

A riaprire la questione, pochi giorni fa, sono state le dichiarazioni di Bruno Bosco, ex poliziotto e uno dei testimoni che all’epoca contribuirono alla ricostruzione di quanto sarebbe accaduto nei pressi del Senato, poco prima che Emanuela raggiungesse la scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria.

Intervistato dal giornalista Gabriele D’Angelo per il programma Filorosso, su Rai 3, Bosco ha contestato duramente il contenuto dei documenti che gli sono stati attribuiti negli anni. “Quello che è scritto è tutto inventato”, ha dichiarato. L’ex agente ha inoltre sostenuto che nei verbali sarebbero presenti diverse cose che lui non avrebbe mai detto o scritto. Le sue parole riguardano soprattutto il misterioso “uomo dell’Avon”, che per decenni ha avuto un ruolo importante nelle ricostruzioni sulla scomparsa di Emanuela.

Secondo la versione conosciuta fino a oggi, nel pomeriggio del 22 giugno 1983 Emanuela Orlandi avrebbe parlato con un uomo nei pressi del Senato. L’uomo sarebbe stato vicino a una BMW e avrebbe mostrato alla ragazza una borsa o una valigetta collegata al marchio Avon. Emanuela avrebbe inoltre raccontato alla sorella Federica di aver ricevuto una proposta di lavoro per distribuire volantini durante una sfilata, in cambio di una somma di denaro. Bosco e il vigile urbano Alfredo Sambuco, morto anni fa, furono indicati come due importanti testimoni di quella scena. Negli anni successivi venne anche realizzato un identikit del presunto uomo incontrato da Emanuela.

Oggi, però, Bosco mette in discussione proprio questa ricostruzione. Quando gli è stato chiesto dell’identikit, l’ex poliziotto ha negato di averlo realizzato e ha affermato che molte delle dichiarazioni contenute nei verbali non sarebbero sue. Ha inoltre lasciato intendere di conoscere informazioni che non sono state rese pubbliche, sostenendo che le persone che dovevano essere informate sarebbero già state messe al corrente.

Ovviamente, le nuove dichiarazioni hanno immediatamente scatenato le polemiche da parte della famiglia Orlandi. L’avvocata Laura Sgrò sostiene infatti che Bosco stia dicendo oggi cose diverse rispetto a quanto dichiarato negli anni successivi alla scomparsa. Per il legale della famiglia Orlandi, infatti, l’ex agente avrebbe fornito una descrizione dell’uomo pochi giorni dopo la sparizione di Emanuela e avrebbe successivamente collaborato alla realizzazione dell’identikit. Per l’avvocata, quindi, sarebbero le dichiarazioni attuali di Bosco a non essere credibili. Anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ritiene più attendibili le dichiarazioni fatte dall’ex poliziotto all’epoca. Per il fratello della ragazza scomparsa nel 1983, alcuni particolari raccontati da Bosco coincidevano con quanto Emanuela aveva riferito telefonicamente alla sorella Federica poco prima di scomparire.

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