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| Crisi

Cisgiordania, il reportage del Fatto Quotidiano: ''Qui è il momento peggiore dagli accordi di Sykes-Picot''

Da Tell a Sarra, il racconto di una popolazione stretta tra incursioni militari, violenze dei coloni e arresti arbitrari

AMDuemila

La paura di uscire di casa, le incursioni dell'esercito israeliano, gli attacchi dei coloni e una quotidianità scandita da arresti, razionamenti e violenze. È il quadro raccontato in un reportage de Il Fatto Quotidiano, che attraversa i villaggi di Tell e Sarra, nei pressi di Nablus, in Cisgiordania occupata, dando voce agli abitanti che vivono da settimane sotto una pressione sempre più intensa.
Dagli accordi di Sykes-Picot è proprio adesso il momento peggiore per noi”, racconta uno degli abitanti di Tell, dove dopo i recenti attacchi i negozianti hanno paura di riaprire e perfino i camion della raccolta dei rifiuti evitano di entrare nel paese. Le rappresaglie continuano, così come gli arresti sommari: secondo alcuni residenti sarebbero oltre 120 quelli effettuati nella zona. Qui, spiega il reportage, è prassi che le persone vengano prelevate direttamente dai loro letti durante la notte. Anche l'acqua è diventata un'arma di pressione: le abitazioni conservano le riserve in cisterne sui tetti, spesso prese di mira dai coloni che le perforano con colpi d'arma da fuoco.
Nel centro del villaggio i giornalisti incontrano Karim, nome di fantasia, che conosceva i due fratelli uccisi dall'esercito israeliano nei giorni precedenti. Racconta la doppia tassazione sulle sigarette, imposta sia dall'Autorità palestinese sia da Israele, e spiega che, pur avendo la possibilità di lasciare il Paese, sceglie di restare. Anche lui è stato detenuto per mesi senza sapere quale fosse l'accusa a suo carico. “Ma d’altronde quasi tutti quaggiù ci siamo stati”, afferma.
Karim indica il padre dei due giovani uccisi, diretto al luogo dove riposano i figli, e mostra un edificio occupato dai militari israeliani. “Si sono fiondati come furie. Dall’una del mattino fino alle due del pomeriggio di sabato è stato occupato dai soldati come centrale dove condurre gli arrestati. Qualcuno è stato rilasciato”.
Poco dopo arriva la notizia di una nuova incursione dell'esercito. I reporter trovano riparo nella casa di Karim, padre di sette figli. Racconta che i due ragazzi più grandi erano con lui il giorno dell'uccisione dei fratelli. Stavano raccogliendo fichi d'India quando assistettero alla scena. “Fortuna che i miei figli erano con me quel giorno, altrimenti avrebbero assistito a un’altra scena, ma sarebbero stati da soli”, dice, descrivendo quello che definisce un trauma destinato a segnare l'infanzia di molti bambini.
Il viaggio prosegue nel vicino villaggio di Sarra, dove il bilancio delle violenze comprende decine di abitazioni saccheggiate e sei case incendiate. Qui vive Samia, anche lei identificata con un nome di fantasia. Racconta che i coloni hanno cosparso di benzina la sua abitazione nel tentativo di darle fuoco mentre all'interno si trovavano lei e i suoi tre figli. Dopo aver chiuso i bambini nel bagno per proteggerli, ha cercato di respingere gli aggressori lanciando pietre e prodotti per la pulizia.
Ricorda di aver gridato loro: “Voi non mi ucciderete, io ucciderò voi”. Uno degli assalitori le avrebbe promesso che sarebbe tornato per ucciderla. Una minaccia che, racconta il reportage, la donna porta con sé senza mostrare paura. Poco distante, una bambina ha cercato di spegnere l'incendio lanciando dal terrazzo la poca acqua rimasta in casa, nel tentativo di impedire che le fiamme raggiungessero la propria abitazione.
L'ultima testimonianza è quella di un uomo con profonde ferite alla testa e sul corpo. Racconta di essere stato assalito da circa trecento persone mentre tornava a casa della sorella, dove si trovavano anche i suoi figli. “Tornavo a casa di mia sorella dove erano pure i miei figli. Non mi aspettavo di vedere una folla di 300 persone scagliarsi su di me. Mi hanno picchiato e preso a bastonate”. Lasciato privo di sensi sul ciglio della strada, è stato soccorso da un'ambulanza. Mostra ai giornalisti l'automobile di famiglia distrutta dalle fiamme e i filmati dell'aggressione. “Sono cittadino Usa, ma malgrado le diverse chiamate alle ambasciate nessuna ha condannato i coloni”, conclude.

Fonte: Il Fatto Quotidiano 

Foto © Imagoeconomica