L'Ue sabota ancora la pace: Merz rimuove le restrizioni sulle armi a lungo raggio trasferite a Kiev

In attesa del memorandum con le proposte di Mosca per la cessazione delle ostilità in Ucraina, ancora una volta è l’Europa a soffiare sul fuoco affinché l’ecatombe non arrivi a concludersi.
Oggi il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato che la Germania, dopo Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, ha rimosso le limitazioni sulla gittata delle armi trasferite all'Ucraina.
"Non ci sono più limiti alla gittata delle armi fornite all'Ucraina, né dagli inglesi, né dai francesi, né da noi, né dagli americani. Ciò significa che l'Ucraina ora può difendersi, anche, ad esempio, colpendo posizioni militari in territorio russo. Fino a un certo punto, non poteva farlo", ha dichiarato Merz, in un'intervista alla televisione WDR, spiegando che ora è necessario fornire tali armi all'Ucraina.
Una decisione che apre la strada al possibile invio da parte di Berlino dei missili Taurus da 500 km di gittata. Il vettore, lungo circa 5 metri e con un peso di 1.400 kg, può raggiungere una velocità massima di circa 800 km/h (Mach 0,95) grazie a un motore turboventola Williams, mantenendo un volo a bassissima quota per eludere i radar e le difese nemiche. La sua autonomia supera i 500 chilometri, consentendo di colpire obiettivi ben oltre le linee del fronte e garantendo la sicurezza dei velivoli lanciatori. "Si prevede che la Germania consegnerà 100-150 missili da crociera Taurus, simili agli Storm Shadow/SCALP-EG franco-britannici", afferma la pubblicazione.
Lo scorso novembre, l'allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva autorizzato per la prima volta l'Ucraina a utilizzare i missili tattici operativi ATACMS per colpire il territorio russo. Un'autorizzazione simile è stata concessa dal Regno Unito e dalla Francia per i loro programmi Storm Shadow e SCALP.
Quasi contemporaneamente all’autorizzazione americana, il presidente russo Vladimir Putin aveva firmato un aggiornamento della dottrina nucleare della Federazione Russa che abbassa la soglia per l’uso delle armi nucleari, rimuovendo la definizione che le considerava “esclusivamente come strumento di deterrenza”. In base al nuovo testo, Mosca si riserva il diritto di usare armi nucleari non solo in risposta a un attacco nucleare, ma anche in caso di attacchi convenzionali che rappresentino una "minaccia critica" alla sovranità e all’integrità territoriale della Russia o dei suoi alleati, in particolare la Bielorussia. Si prevede la possibilità di risposta nucleare anche contro attacchi convenzionali da parte di stati non nucleari (come l’Ucraina) se sostenuti da stati nucleari (come gli USA-Ue).
Il mantra è sempre lo stesso. Un cessate il fuoco incondizionato che Mosca ha sempre rispedito al mittente se non fosse stato accompagnato dalla cessazione delle forniture militari a Kiev. 
Volodymyr Zelensky
“Senso di impunità totale permette a Russia di attaccare. Il disprezzo per la diplomazia e il rifiuto di accettare un cessate il fuoco devono essere accompagnati da un blocco della finanza e del commercio del petrolio russo. Ringrazio tutti coloro che in tutto il mondo stanno promuovendo questa forte agenda. La Russia deve porre fine a questa guerra da sola. E perchè ciò accada, dobbiamo privarla delle risorse per combattere'', ha ribadito oggi Volodymyr Zelensky che propone condizioni di pace ancora poggianti sul ripristino dei confini precedenti all’invasione del 2022, inclusa la restituzione della Crimea annessa nel 2014.
Condizioni irraggiungibili, per non dire folli con l’attuale disastrosa situazione militare. Lo ha ricordato recentemente l'ex comandante in capo delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore dell'Ucraina a Londra, Valeriy Zaluzhny, secondo cui Kiev “non dovrebbe sperare nel ripristino dei confini del 1991, poiché la Federazione Russa ha le risorse per continuare la guerra”.
Allo stesso tempo, l’unica speranza, secondo Zaluzhny è “la distruzione del suo potenziale militare-economico”, mentre nelle condizioni attuali, “possiamo solo parlare di una guerra ad alta tecnologia per la sopravvivenza, in cui un minimo di risorse umane, un minimo di mezzi economici vengono impiegati per ottenere il massimo beneficio. L'Ucraina non è in grado di sostenere un'altra guerra nelle condizioni demografiche ed economiche e non può nemmeno pensarci."
In sostanza la Russia dovrebbe essere piegata, almeno attraverso sanzioni devastanti, poiché dal punto di vista militare non c’è partita che tenga. Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha ricordato che la Russia produce in tre mesi – dal punto di vista militare – quanto “l’intera NATO da Los Angeles ad Ankara in un anno intero”.
Un’idea pericolosa che Zelensky può ancora permettersi di difendere, grazie ai guerrafondai europei. Merz difficilmente sarà conscio del fatto che, aumentata la gittata dei missili forniti all’Ucraina, dovrà estendersi anche la futura “zona cuscinetto” che Mosca vorrà vedersi garantita prima che finisca la guerra.
“Le decisioni, se mai dovessero essere prese, sono assolutamente in contrasto con le nostre aspirazioni a raggiungere una soluzione politica e con gli sforzi attualmente in corso nell'ambito dell'accordo. Si tratta di una decisione piuttosto pericolosa", ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
Secondo Putin "ci hanno semplicemente costretti a fare quello che stiamo facendo ora e stanno cercando di renderci colpevoli". Lo ha affermato durante un incontro con i rappresentanti della comunità imprenditoriale russa, aggiungendo che non è stata la Russia a organizzare un "colpo di Stato sanguinoso" in Ucraina.
"Oggi l'Ucraina sta davvero subendo una sconfitta. Abbiamo colpito bene l'aeroporto di Starokonstantinov, prima ancora la fabbrica Antonov, prima ancora il piroscafo che trasportava armi, munizioni e missili. Così [gli alleati occidentali di Kiev] hanno iniziato a lamentarsi e piangere", ha detto il capo della Commissione Difesa della Duma di Stato, Andrei Kartapolov.
Attacco al porto di Odessa contro le infrastrutture logistiche della NATO
Nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2025, le forze russe hanno condotto una serie di attacchi coordinati sull'Ucraina, concentrandosi in particolare sulla città portuale di Odessa. I filmati diffusi mostrano navi divorate da esplosioni che hanno trasformato l’intera banchina in un inferno di fuoco.
Il raid, definito come "il più intenso dall'inizio del conflitto" dalle autorità ucraine, ha coinvolto 355 droni Shahed e 9 missili da crociera, segnando un record nel numero di veicoli aerei senza pilota dispiegati in un singolo attacco.
Gli obiettivi principali hanno incluso infrastrutture militari, logistiche e civili, con danni ingenti al porto di Odessa, snodo critico per il trasporto di armi occidentali. Il bilancio provvisorio riporta almeno 12 vittime civili in tutto il Paese, tra cui quattro bambini, e decine di feriti
Il porto di Odessa è stato colpito da un bombardamento senza precedenti, descritto dalle fonti ucraine come "di potenza mai vista prima".
Secondo video e rapporti analitici, i missili russi Iskander-M hanno centrato navi cargo contenenti armi della NATO, tra cui droni e munizioni, provocando detonazioni secondarie e incendi estesi. L'attacco ha distrutto oltre 100 container militari e danneggiato strutture portuali, compromettendo temporaneamente la capacità ucraina di ricevere rifornimenti via mare. Fonti russe hanno giustificato l'operazione come "ritorsione al sostegno occidentale a Kiev", affermando di aver colpito esclusivamente obiettivi militari.
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