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A Las Vegas parte il processo a Duane ''Keffe D'' Davis per l’omicidio di Tupac Shakur

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A quasi trent’anni dalla sparatoria che costò la vita a Tupac Shakur, a Las Vegas ha inizio il processo contro Duane “Keffe D” Davis, ex leader dei South Side Compton Crips. L’uomo, oggi 63enne, è accusato di aver orchestrato l’uccisione del rapper avvenuta la notte del 7 settembre 1996. La selezione della giuria è partita lunedì presso la Clark County District Court, sotto la guida della giudice Carli Kierny; il dibattimento dovrebbe proseguire per circa un mese. Davis rischia l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale per un’accusa di omicidio con arma mortale finalizzato a promuovere, favorire o assistere un’organizzazione criminale di tipo gangsteristico. I pubblici ministeri non sostengono che sia stato lui a premere il grilletto. Mirano invece a dimostrare che diede gli ordini e fornì l’arma utilizzata.

L’accusa prevede di chiamare tra i 35 e i 45 testimoni: tra loro l’ex sindaco di Las Vegas Oscar Goodman, membri della famiglia di Shakur, Leonard Jefferson (che scattò l’ultima foto conosciuta del rapper affiancandosi alla BMW), Denvonta Lee (affiliato ai South Side Crips, che in sede di grand jury ha ricostruito i legami tra le gang e le etichette e ha indicato Smith come tiratore), Malcolm Greenidge (amico di Shakur presente nell’entourage quella notte) e Reggie Wright (che si occupava della sicurezza della Death Row). Compariranno anche ex poliziotti, detective ed esperti di gang. La difesa, guidata dall’avvocato Michael Sanft, intende convocare meno di una manciata di testimoni, tra cui un esperto in false confessioni e tecniche coercitive di interrogatorio. Knight, che sconta una pena di 28 anni in California per aver investito e ucciso un imprenditore di Compton nel gennaio 2015, ha già dichiarato che non deporrà; la sua testimonianza, in quanto unico altro sopravvissuto presente in una delle due auto, potrebbe risultare determinante. Quanto a Combs, attualmente in carcere in New Jersey per quattro anni a seguito di una condanna per reati legati alla prostituzione, nel libro di Davis viene accusato di aver offerto denaro per eliminare Knight e Shakur: Combs ha sempre negato ogni coinvolgimento e il suo nome non figura nelle liste dei testimoni. È improbabile che il processo stabilisca con certezza chi materialmente sparò quella notte. Restano comunque al centro dell’attenzione i legami tra il mondo del rap, le gang di Los Angeles e una delle indagini irrisolte più celebri della storia americana contemporanea.


L’omicidio di Tupac

Quella sera Shakur, 25 anni, si trovava a Las Vegas per assistere all’incontro di boxe di Mike Tyson al casinò MGM Grand. Dopo lo spettacolo, a bordo di una BMW nera insieme al produttore Marion “Suge” Knight, stava dirigendosi verso il Club 662, dove avrebbe dovuto esibirsi. Una Cadillac bianca si affiancò al veicolo e partì una raffica di colpi: Shakur, seduto sul sedile del passeggero, venne colpito più volte e morì sei giorni dopo. Knight rimase illeso. Secondo l’atto d’accusa, il movente sarebbe una vendetta personale. Poco dopo l’incontro di boxe, Knight e Shakur avrebbero picchiato Orlando “Baby Lane” Anderson, nipote di Davis, accusandolo di aver strappato un medaglione dal collo di un collaboratore della Death Row Records. Davis avrebbe quindi organizzato la rappresaglia. Nella Cadillac, oltre a lui e ad Anderson, c’erano Deandrae “Freaky” Smith e Terry “Bubble Up” Brown; tutti e tre sono deceduti nel frattempo, Anderson due anni dopo in una sparatoria di gang a Compton, in California.Il caso, rimasto irrisolto per decenni, è tornato d’attualità grazie a dichiarazioni pubbliche e al memoir “Compton Street Legends”, di cui Davis è coautore. Nel libro si racconta che ottenne una pistola da un socio e la gettò sul sedile posteriore della Cadillac, senza indicare chi sparò i colpi fatali. 

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