Fdl scrive all’UE contro Report. Ranucci: in trent’anni mai una sanzione per faziosità
Gli eurodeputati di Fratelli d’Italia-Ecr hanno inviato una lettera al vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Henna Virkkunen per "respingere la narrazione della sinistra" secondo cui sarebbe in corso un "attacco politico" contro la trasmissione Report tale da violare le norme dello European Media Freedom Act. Nella missiva, a prima firma di Stefano Cavedagna (già relatore su Emfa) e sottoscritta dall’intera delegazione, compreso il capodelegazione Carlo Fidanza e il co-presidente Ecr Nicola Procaccini, si segnala invece "lo sbilanciamento e la faziosità di Report sotto la conduzione di Sigfrido Ranucci”. La lettera di FdI-Ecr arriva dopo quella inviata intorno a Ferragosto da Sandro Ruotolo, eurodeputato del Pd, alla stessa Virkkunen. Ruotolo aveva chiesto di verificare se la richiesta esplicita della testa di Ranucci da parte del centrodestra – a partire da Matteo Salvini, esponente del governo che attraverso il Ministero dell’economia è azionista del Servizio pubblico televisivo – potesse configurare una violazione dell’Emfa, in particolare dell’articolo 4 (le autorità nazionali non debbono interferire né tentare di influenzare le decisioni editoriali dei media) e dell’articolo 5 (gli Stati membri devono assicurare l’indipendenza dei media del servizio pubblico). La risposta di Virkkunen è attesa per settembre.
Sigfrido Ranucci ha reagito sui social. In un post su Facebook ha scritto: "Ricordo che Report, nonostante sia finita più volte sotto la lente dell’Agcom, in 30 anni non è stata mai sanzionata o condannata per aver violato par condicio o pluralismo". In un altro intervento ha rilanciato un testo di Giuseppe Giulietti, coordinatore di Articolo 21, ricordando: "Era novembre 2023". Giulietti afferma: "L’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Walter Lavitola era nota dal novembre 2023, data della famigerata audizione, processo, farsa nella sede della commissione di Vigilanza. Fu anche la seduta del senatore inquisitore con la carota in mano e della manifestazione di tante associazioni a difesa di Sigfrido Ranucci, di Report, della Costituzione. In quella sede proprio Gasparri pose la domanda a Ranucci, vicino a lui siedeva Paolo Corsini". Ranucci, prosegue Giulietti, "rispose e ricordò che Lavitola era ben noto a Gasparri, essendo stato candidato alle europee da Forza Italia. Come mai la notizia non suscitò scalpore? Dove stavano i vertici di Telemeloni e il loro Comitato etico? In quel momento dovevano ancora lasciar lavorare Lavitola? Quanta spazzatura devono ancora raccogliere dai secchi della spazzatura?". E ancora: "Ieri vittima, oggi complice? Ieri molestatore, oggi omofobo? A quando la pedofilia? Siamo certi che gli inquirenti troveranno il mandante del mandante, e non lo troveranno tra i bidoni della spazzatura, ma esaminando con attenzione le inchieste sulla strage di Bologna, sul nesso tra mafia servizi deviati, fascisti, sull’assassinio di Piersanti Mattarella, su Falcone e Borsellino. Già allora volevano la testa di Ranucci e di Report, altro che Lavitola. Già che ci siamo il cosiddetto Comitato etico potrebbe farci sapere chi ha distrutto Rai3 e chi ha sfumato i fischi alla Meloni a Taranto. Provateci, non dovrebbe essere difficile…". Sul tema dei rapporti tra Ranucci e Lavitola è intervenuto anche il costituzionalista Roberto Zaccaria, presidente della Rai dal 1998 al 2002. In un’intervista al Fatto Quotidiano ha dichiarato: “Un giornalista frequenta persone di tutti i tipi. Compresa gente come Lavitola, che peraltro ha sempre gravitato nell’ambito del centrodestra. E comunque ciò che conta è che finora nessuno ha dimostrato il fatto che questo rapporto abbia condizionato il contenuto di qualche servizio di Report. In questo caso, si porrebbe il tema. Ma questo può stabilirlo solo la magistratura, e finora non è accaduto".
Nel dibattito sulle possibili successioni alla guida di Report è entrata anche Sabrina Giannini. Interpellata sulle indiscrezioni che la indicano tra i possibili nuovi conduttori-autori, ha dichiarato: "È un momento delicato e ogni dichiarazione può sembrare inopportuna e prematura. Leggo in questi giorni su alcuni quotidiani che io potrei essere tra i nuovi conduttori-autori, ma appunto lo leggo. Credo sia una considerazione che alcuni colleghi della carta stampata stiano facendo sulla base del fatto che sono una delle autrici di inchieste della prima ora di Report e perché in questi 10 anni ho fatto una esperienza di conduzione come autrice del programma di inchiesta ‘Indovina chi viene a cena’". Ha aggiunto: "I miei primi 20 anni della storia di Report sono lì da vedere: inchieste iconiche che ho realizzato in un clima di indipendenza e pluralismo". E ha confermato: "Leggo anche sui quotidiani che Milena Gabanelli qualche tempo prima di suggerire Ranucci come suo sostituto, 10 anni fa, aveva pensato ad affidare la conduzione a me. Questo posso confermarlo, è vero. Penso sia comune il pensiero che Report sia un patrimonio del giornalismo italiano da preservare".
Lavitola punta al Riesame: memoria per scarcerazione e per far cadere l’aggravante mafiosa
Gli avvocati Sergio e Arturo Cola si preparano a depositare una memoria al Tribunale del Riesame. L’udienza è stata fissata per il 7 di settembre. In quella sede - hanno annunciato i suoi difensori nei giorni scorsi - l'ex editore e imprenditore dovrebbe rendere dichiarazioni spontanee. L’obiettivo è alleggerire la misura cautelare di Valter Lavitola, che ha confessato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci del 16 ottobre 2025, e contemporaneamente far cadere l’aggravante mafiosa per trasferire l’inchiesta da Roma a Velletri. La difesa partirà dagli allegati documentali. Ai giudici verranno sottoposte numerose email inviate tra il 5 luglio (il giorno successivo alla perquisizione) e il 10 agosto (quello dell’arresto) dal collegio difensivo al Nucleo investigativo di Roma. In quei messaggi i legali aggiornavano costantemente i carabinieri sugli spostamenti del loro assistito. Secondo la difesa, questo elemento dovrebbe far venire meno il pericolo di fuga. Più difficile risulta convincere il tribunale sull’assenza di rischio di inquinamento probatorio. Dopo la perquisizione Lavitola ha rilasciato molte interviste e dichiarazioni off the record. Immediatamente dopo il blitz dei carabinieri ha parlato per circa due ore, di notte, con Ranucci, cercando di persuaderlo a difenderlo quando sarebbe stato chiamato come testimone. Anche alcune scelte comunicative dei legali sono state interpretate dagli investigatori come possibili segnali verso persone potenzialmente coinvolte. Nella memoria Lavitola e i suoi difensori sosterranno però che tale rischio non sussiste. Sia lui sia i quattro presunti esecutori materiali hanno dichiarato ai pm che l’intento comune era quello di non voler fare del male a nessuno. Questa concordanza, a giudizio della difesa, dimostrerebbe un atteggiamento collaborativo. Le intercettazioni successive all’arresto dei quattro “bombaroli” dicono però altro. Saverio Mutone, l’8 luglio 2026, guardando un servizio del tg Studio Aperto, affermava: “Però scusami un attimo, i reati (inc.) e non vai carcerato? Com’è stai ancora a piede libero? Cioè capisci? Uno è incensurato uno (inc.) Tu che sei il mandante e sei ancora a piede libero?”. Secondo gli inquirenti, in quel passaggio “Lavitola viene espressamente indicato e qualificato quale ‘mandante’ dell’attentato”. Finora i pm hanno escluso sia il coinvolgimento o la consapevolezza di Ranucci delle intenzioni dell’amico, sia l’esistenza di un livello superiore di mandanti che avrebbe eterodiretto Lavitola. Il ristoratore, a quanto risulta, non smentirà queste convinzioni: un’eventuale smentita avrebbe potuto agevolare la sua posizione, ma l’accusa di calunnia resta concreta. I legali dovranno concentrarsi invece sul movente.
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