
Giuseppe Guttadauro, storico boss mafioso palermitano conosciuto come il "dottore" di Cosa nostra, è tornato in libertà. La scarcerazione è avvenuta dopo la sentenza definitiva del 22 maggio 2026, anche se la notizia è emersa solo in questi giorni. Il medico chirurgo, 78 anni, nato a Bagheria ed ex aiuto della terza Chirurgia dell’ospedale Civico di Palermo, ha concluso di scontare una pena complessiva di cinque anni, ottenuta attraverso l’accorpamento di condanne per fatti di mafia. Resta invece in carcere il figlio Mario Carlo, condannato in via definitiva a otto anni. Padre e figlio erano stati arrestati nel febbraio 2022 nell’ambito di un’inchiesta sulla famiglia mafiosa di Roccella, articolazione del mandamento di Brancaccio-Ciaculli con proiezioni anche su Bagheria. Secondo gli investigatori, i due erano tornati operativi nella zona prima dell’arresto: Giuseppe Guttadauro coordinava le strategie dall’esterno, mentre il figlio fungeva da tramite per messaggi e direttive verso gli esponenti di vertice di Cosa nostra. Dopo la detenzione precedente, conclusa nel 2012, Guttadauro si era trasferito a Roma proprio per ridurre l’attenzione degli inquirenti, ma i legami con le cosche siciliane non si erano mai interrotti, compreso il traffico di droga. La carriera criminale di Guttadauro affonda le radici oltre quarant’anni fa, ai tempi del Maxiprocesso. Fratello di Filippo Guttadauro - padre dell’avvocata Lorenza e di Francesco Guttadauro, anch’egli condannato per mafia - e cognato di Matteo Messina Denaro, era già libero e in servizio al Civico il 23 maggio 1992, quando vi arrivarono Giovanni Falcone e Francesca Morvillo dopo la strage di Capaci. Nel 1994 fu arrestato nel blitz Golden Market. I collaboratori di giustizia lo descrissero come un medico al servizio dei boss, pronto a operare anche in sale chirurgiche improvvisate. Dalle indagini emerse soprattutto il suo ruolo di vertice nella famiglia di Roccella e la capacità di condizionare ambienti politici. Un anno prima della scarcerazione della seconda metà del 2000, i carabinieri del Ros installarono microspie nella sua abitazione: da quelle intercettazioni nacque il processo “Ghiaccio”, che portò alla luce una rete di talpe istituzionali. In casa di Guttadauro comparvero politici di primo piano, tra cui il medico ed ex allievo Domenico Miceli, poi condannato a sei anni e sei mesi. Negli ascolti emerse più volte anche il nome dell’allora candidato e poi presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro. Fu proprio un’intercettazione del 15 giugno 2001 a fornire lo spunto decisivo: "Ragiuni avia Toto’ Cuffaro". La frase, registrata poco prima che Guttadauro scoprisse la cimice, portò alla ricostruzione di una rete di informatori che avvisavano il boss delle indagini in corso. L’ex governatore fu condannato a sette anni, interamente scontati in carcere. Anche Guttadauro ricevette una nuova condanna e rimase a lungo detenuto, prima di tornare in libertà e, anni dopo, nuovamente operativo fino all’arresto del 2022.
I legami familiari completano il quadro di una delle dinastie più radicate in Cosa nostra. Il fratello Filippo è sposato con Rosalia Messina Denaro, sorella dell’ex superlatitante arrestato nel gennaio 2023. Trasferitosi a Castelvetrano, Filippo ha trascorso 18 anni in carcere, è stato destinato alla casa di lavoro e poi tornato libero. Rosalia è stata arrestata per aver agevolato il latitante. Nei pizzini sequestrati dopo la cattura di Matteo Messina Denaro, il boss lo chiamava "Mela" e chiedeva notizie su di lui: "Mela ormai è libero da tutto, ma è in zona o all’estero?".Nonostante decenni di arresti e condanne, la famiglia continua a riemergere nelle indagini sulla mafia palermitana, mentre la Dda prosegue nel ricostruire parentele e relazioni che legano Brancaccio a Castelvetrano.
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