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| Mafia Flash

Padre di Mattarella colluso coi boss? Lo scrittore Caruso chiede la revisione

AMDuemila-1

"Un pentito, ritenuto attendibile, ha dato per certa l'affiliazione a una cosca di don Bernardo"
di Pietro Mancini
L'avvocato Fabio Repici e il giornalista e scrittore catanese, Alfio Caruso, hanno presentato alla Procura Generale di Roma la richiesta di revisione del processo, intentato nel 1966 dagli onorevoli Bernardo Mattarella e Calogero Volpe contro lo scrittore e missionario Danilo Dolci e il suo collaboratore Franco Alasia, che vennero condannati, nel 1965, a due anni di carcere, per diffamazione.

Revisione, secondo Caruso e Repici, necessaria trent’anni di dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e in ultimo quelle reiterate da don Francesco Di Carlo (definito, nella sentenza di condanna degli assassini di Mauro Rostagno, "del tutto credibile".

Dopo averlo già affermato, nel 1996, senza che la famiglia Mattarella battesse ciglio, Di Carlo, la scorsa primavera, ha ribadito e spiegato "l’affiliazione mafiosa sia di Mattarella senior sia di Volpe".

Caruso e il suo legale, quindi, ritengono giunto il momento di cancellare "l’ignominia di un’ingiusta condanna ai danni della prima, vera icona della lotta a Cosa Nostra e del suo principale collaboratore. Anche per dimostrare che quest’Italia non consente più alla mafia di portare alla sbarra l’antimafia".

Il "pentito", Francesco Di Carlo, ha già dichiarato: "l’on. Bernardo Mattarella senior, padre di Sergio e Piersanti Mattarella, era affiliato alla famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo".

Di tale affiliazione gli sarebbe stato riferito dal capomafia della provincia di Trapani, don Nicola Buccellato. Sonora i legali del Capo dello Stato e dei figli di Piersanti Mattarella hanno rifiutato la conciliazione, proposta dal giudice del tribunale civile di Palermo, Enrico Catanzaro, nel processo, provocato dalla querela affibbiata ad Alfio Caruso.

Secondo i Mattarella, lo scrittore, nel suo librone del 2000, "Da Cosa nasce Cosa", avrebbe diffamato la memoria di Bernardo Mattarella, attribuendogli contatti con personaggi di spicco di Cosa Nostra, in Sicilia e negli Stati Uniti.

L'avvocato di Caruso, in una precedente udienza, aveva chiesto al giudice del tribunale civile di Palermo, Catanzaro, sinora dimostratosi sereno e super-partes, di acquisire la sentenza sull’omicidio del giornalista Mauro Rostagno, in relazione a quanto scritto nella motivazione: "Di Carlo è un collaboratore completamente attendibile".

Non sarebbe opportuno che il successore di Napolitano, su questioni così delicate, come la libertà di critica su vicende, che fanno parte, ormai, della storia di Cosa Nostra e della Sicilia, rinunciasse alla richiesta di ritirare il libro, documentato, di Caruso?

Giulianone Ferrara, da ministro dei Rapporti con il Parlamento del primo governo Berlusconi, decise di rinunciare alle querele, che aveva appioppato a numerosi colleghi giornalisti.

Il Capo dello Stato faccia altrettanto e accetti la ragionevole proposta del giudice di Palermo di far pubblicare, sul sito della Longanesi, la casa editrice del volume di Caruso, una breve nota, che "neutralizzi gli effetti lesivi, derivanti dal contenuto, ritenuto diffamatorio", dai familiari dei defunti Bernardo e Piersanti Mattarella.

affaritaliani.it