7 maggio 2015
Palermo. "Dopo vent'anni di inchieste sulla mafia e sui rapporti con altri ambienti di potere ho capito che nel Dna mafioso la ricerca del rapporto con la politica, con le istituzioni, con il mondo dell'impresa, con l'economia è assolutamente fondamentale, importante per la stessa esistenza in vita dell'organizzazione. Purtroppo credo che lo Stato, le istituzioni politiche ancora non abbiano dimostrato con i fatti di voler recidere questi legami". Lo ha detto, intervistato a Voci del Mattino, Radio1 Rai, il pm di Palermo Nino Di Matteo, da anni impegnato nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia. "Nella storia della mafia siciliana, di Cosa Nostra si sono alternati momenti di grande visibilità e momenti in cui l'organizzazione ha operato sottotraccia. In questo momento - ha aggiunto - ha trovato terreno fertile soprattutto per penetrare il mondo dell'economia e dell'impresa, per procedere a quel fenomeno di quasi legalizzazione della sua attività. Non è detto che quando la mafia non compie i cosiddetti delitti eccellenti sia meno forte rispetto ad altri momenti. Credo - ha detto il magistrato siciliano - che il rischio che corriamo in questo momento sia quello di una sottovalutazione del fenomeno, oppure di un suo ridimensionamento, come se la mafia fosse soltanto un fenomeno di bassa macelleria criminale. E invece sappiamo che è molto di più, qualcosa che sta condizionando anche l'attività e il tessuto politico-istituzionale del nostro Paese". "Oggi più che mai corruzione e mafia sono due facce della stessa medaglia. Sono d'accordo con il procuratore di Roma Pignatone - ha affermato - Sono due aspetti di un unico sistema criminale che possiamo definire integrati. Rispetto al clima che si respirava prima delle stragi del 1992, credo che per fortuna ci sia un cambiamento".
ANSA
AUDIO (L'intervento di Nino Di Matteo - '42 ''53)













