Disarticolata organizzazione di narcotrafficanti tra Italia-Albania, 23 arresti
La Dia ha sequestrato circa 58 Kg di sostanza stupefacente, individuando anche due laboratori attrezzati per il taglio ed il confezionamento

La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nelle province di Lecce, Brindisi, Bari, Roma, Vibo Valentia e Matera nei confronti di 23 soggetti (21 in carcere e 2 ai domiciliari). I provvedimenti sono stati emessi dal gip presso il Tribunale di Lecce a carico di altrettanti soggetti indiziati di fare parte di due associazioni dedite al traffico internazionale di stupefacenti con canali di approvvigionamento albanese, per la cocaina, l'eroina e la marijuana, e calabrese, per la cocaina. L’operazione è stata nominata 'Whisper' (sussurro) e deriva dalla modalità che gli indagati usavano per interloquire tra di loro, caratterizzata da estrema accortezza, quasi sottovoce. L'attività investigativa trae origine dalle risultanze emerse nell'ambito dell'indagine denominata "URA" ("ponte"), tra settembre 2021 e giugno 2022, eseguita dal Centro Operativo DIA di Bari, anche tramite la Squadra Investigativa Comune costituita tra D.D.A. di Bari e S.P.A.K. di Tirana, DDA Bari, che documentava un rilevante traffico di stupefacenti, gestito da un'organizzazione criminale albanese capeggiata da un noto trafficante del paese delle Aquile (destinatario oggi di misura restrittiva) stabilmente stanziato a Durazzo, destinato in parte alle province di Brindisi e Lecce. L'indagine della DDA di Lecce è stata condotta dal 2022 al 2025 e ha permesso di disarticolare due distinte associazioni criminali dedite al traffico e spaccio internazionale di ingenti quantità di cocaina, marijuana, eroina ed hashish. Il gruppo era operante rispettivamente nel territorio della provincia di Brindisi - in particolare nel Comune di Oria - e del capoluogo leccese, con disponibilità di armi da fuoco e che per la movimentazione dello stupefacente utilizzavano minori, donne nonché soggetti di origine albanese, con compiti di corriere su autobus di linea (per la tratta internazionale Italia-Albania e viceversa). Gli inquirenti della Dia hanno sequestrato circa 58 Kg di sostanza stupefacente, individuando anche due laboratori attrezzati per il taglio ed il confezionamento dello stupefacente, due pistole complete di munizionamento e sono stati tratti in arresto in flagranza di reato 15 soggetti, tra cui 2 donne, 3 cittadini albanesi ed un pericoloso latitante, inserito in contesti associativi di criminalità organizzata, sottrattosi alla cattura poiché colpito da più provvedimenti anche emessi dall'Autorità Giudiziaria estera, per vari reati. In particolare, le indagini hanno permesso di documentare l'esistenza di una stabile organizzazione dedita all'importazione dall'Albania di ingenti quantitativi di stupefacenti, del tipo cocaina ed eroina, promossa ed organizzata da un soggetto residente in Oria con la complicità della madre e della compagna; lo stesso, per i pagamenti dello stupefacente al fornitore albanese, oltre alle citate persone di famiglia, si avvaleva anche di una zia e di una nipote. Il gruppo criminale custodiva lo stupefacente presso un'officina di Oria, da dove il principale indagato lo prelevava per poi portarlo in due case di campagna - situate sempre nel territorio oritano - adibite a laboratori, di proprietà di due fiancheggiatori dell'organizzazione, ove personalmente provvedeva al taglio con un rapporto di 1:6, per poi rivenderlo ai suoi numerosi acquirenti delle province salentine con un prezzo di vendita che variava dai 6.000 agli 8.500 euro al Kg. E' emerso, altresì, che il sodalizio gestiva una rilevante mole di denaro, in parte reinvestita nell'acquisto di ulteriori partite di eroina, che venivano affidate in custodia ad una zia materna, incensurata, del promotore dell'associazione. Dopo l'arresto di quest'ultimo, avvenuto nel mese di luglio del 2023, le conversazioni tra la madre e la zia dello stesso documentavano la ricerca di luoghi più sicuri per occultare il denaro, anche all'interno di pneumatici o loculi cimiteriali. Il rilevante volume d'affari del gruppo emergeva, oltre che dagli ingenti quantitativi di droga sequestrati, anche da una fotografia rinvenuta nel cellulare di una delle indagate, sequestrato in occasione dell'arresto di un responsabile.














