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| Mafia Flash

Ass. Georgofili: la mafia sotto sembianze della micro criminalita'

AMDuemila-1

Il dilagare dei furti da parte della micro criminalità, nessuno è più tranquillo nella propria abitazione, né di notte né di giorno, ci obbliga a ricordare un dato processuale inerente le stragi del 1993.
Il 15 Maggio 1993 dopo l’attentato di via Fauro, lo Stato che sa bene cosa voleva la mafia con l’attacco a Maurizio Costanzo provò a passare da 41 bis a carcere nomale 130 mafiosetti di nessun spessore.
Se è pur vero che la mafia non se la bevve e il 27 Maggio 1993 con 277 chili di tritolo in via dei Georgofili ha fatto ben capire che sono i capi mafia che voleva liberi e non solo la piccola manovalanza, è anche vero che la manovra dei 130 passaggi mette in evidenza che anche i mafiosetti cosa nostra non li voleva più in carcere per ovvi motivi.
E quindi la domanda va da se: cosa sta facendo “cosa nostra” e la mafia in generale? Appalta criminalità comune per piccoli reati di mero furto e si fa pagare il pizzo?
La mafia non deve più organizzare furti impegnando i suoi uomini che potrebbero finire al 41 bis e taglieggia invece piccoli criminali comuni che per legge entrano e escono dal carcere come schegge?
La recente legge sul furto mette in difficoltà sia le forze dell’ordine che faticano per arrestare chi ruba e la Magistratura che deve subito dopo scarcerarli o infliggere piccole pene che fanno scappare da ridere se non ci fosse da piangere.
La mafia in 24 anni ha sferrato sette attacchi allo Stato di tipo terroristico eversivi per cambiare le leggi in suo favore e forse aggirando un po’ l’ostacolo e usando il sistema degli “appalti”, caro alle organizzazioni criminali, ce l’ha fatta, coinvolgendo quella criminalità comune che oggi prospera per le condizioni di vita del Paese, senza rischiare il 41 bis.

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di vi dei Georgofili