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Mafia, inchiesta “Nuova Cupola”: revocato il 41 bis a Vetro

Super User

vetro-carmelo7 luglio 2013
Niente “carcere duro” per il ventottenne Carmelo Vetro (foto), arrestato e rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Nuova Cupola” con l’accusa di essere il capo della famiglia di Favara. Il tribunale di Sorveglianza di Roma ha accolto il ricorso del difensore, l’avvocato Diego Galluzzo, e ha revocato il provvedimento firmato un anno fa dall’allora ministro della Giustizia, Paola Severino, che gli imponeva il cosiddetto “41 bis”. Gli stessi giudici hanno, invece, confermato l’applicazione del regime carcerario speciale per il ventottenne Giovanni Tarallo, di Santa Elisabetta, arrestato anche lui nell’operazione “Nuova Cupola” con l’accusa di essere il braccio destro del palmese Francesco Ribisi (il suo legale Daniela Posante ha chiesto la revoca del 41 bis, si attende la decisione) che avrebbe coordinato il nuovo mandamento mafioso della provincia. I difensori di Tarallo, gli avvocati Antonino Gaziano e Giuseppe Barba, avevano chiesto di revocare il provvedimento sostenendo che “non c’erano elementi per dedurre che potesse continuare ad avere contatti con l’esterno”. Decisione diversa per Vetro. Il giovane, figlio del boss Giuseppe Vetro, morto in carcere a 53 anni nell’estate del 2008, secondo la Dda avrebbe seguito le orme del padre, figura di spicco di Cosa Nostra siciliana negli anni Novanta arrivato ai vertici delle famiglie di Agrigento durante la latitanza terminata il 27 maggio del 2000. Giuseppe Vetro pensò di fuggire dopo l’arresto di Giovanni Brusca: nel cellulare del boss di San Giuseppe Jato era memorizzato il suo contatto. Il figlio Carmelo, in un periodo di riorganizzazione delle famiglie mafiose agrigentine, subito dopo la cattura dei latitanti Giuseppe Falsone e Gerlandino Messina, avrebbe fatto il salto prendendo le redini della famiglia di Favara e raccogliendo l’eredità del padre.

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