24 agosto 2015
Trapani. E' stato confiscato dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani il patrimonio dell'imprenditore Vito Tarantolo, ritenuto contiguo a Cosa Nostra. Il provvedimento colpisce beni per circa 20 milioni di euro ed e' stato emesso al termine del procedimento avviato nel 2012 con il sequestro. L'indagine patrimoniale, condott dalla divisione anticrimine della questura di Trapani e dalla Guardia di finanza, ha riguardato l'attività dell'imprenditore che, nonostante il suo arrestao nel 1998 nell'ambito dell'operazione "Rino 2", sarebbe rimasto "in contatto con i diversi capisaldi dell'organizzazione mafiosa trapanese e palermitana, da Francesco Pace, capo mafia trapanese succeduto a Virga, a Matteo Messina Denaro sino ai Lo Piccolo". Per lui già a gennaio di quest'anno il sostituto della Procura di Trapani, con delega della Dda di Palermo, Andrea Tarondo aveva chiesto l'applicazione della sorveglianza speciale oltre che la misura finanziaria. Nella confisca e' rientrato il patrimonio della Cogeta, societa' in cui Taratolo formlamente non figura ma considerata a lui riconducibile. La società oltre ad aver acquisito gli appalti pubblici per il rifacimento del porto di Castellammare del Golfo e per la riqualificazione urbana di Montemaggiore Belsito (Palermo) aveva ottenuto un appalto per dei cantieri aperti a Parma. Non sono stati confiscati alcuni immobili, tra cui una villa a Favignana.
AGI














