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Processo "Propaggine", in appello otto assoluzioni e tre condanne confermate per la cosca Alvaro

AMDuemila

Si è concluso con otto assoluzioni, tre condanne confermate e una rideterminazione della pena il processo d'appello "Propaggine", nato dall'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sulla presunta articolazione della cosca Alvaro di Sinopoli e sulle sue ramificazioni tra la Calabria e la Capitale.

Secondo l'impianto accusatorio, il clan Alvaro avrebbe esercitato il proprio controllo non solo sul territorio di Sinopoli, ma anche sul comune di Cosoleto, dove, secondo gli inquirenti, opererebbe un locale di 'ndrangheta autonomo sotto il profilo organizzativo ma funzionalmente dipendente dalla cosca di Sinopoli.

La Corte d'Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Alfredo Sicuro, ha confermato le assoluzioni già pronunciate nel 2024 dal Tribunale di Palmi nei confronti di Carmelo AlvaroGiovanni PennaCarmela Penna e Maurizio Rustico, rigettando il ricorso presentato dalla Procura.

Assolti anche Antonio Alvaro, conosciuto come "Massaru 'Ntoni", Alfredo AscrizziFrancesco Luppino e Carmelo Versace. Quest'ultimo, assistito dagli avvocati Antonino Lupini e Carmelo Antonio Pirrone, era stato condannato in primo grado a 16 anni di reclusione, mentre gli altri imputati assolti avevano ricevuto pene comprese tra i 12 e i 14 anni di carcere.

La Corte ha invece rideterminato la condanna nei confronti di Francesco Carmelitano, riducendola da 14 a 12 anni di reclusione.

Sono state confermate, invece, le condanne inflitte a Domenico Alvaro, detto "Micu u Merru", e a Carmine Penna, entrambi condannati a 17 anni di carcere, oltre a quella di Antonino Penna, che resta fissata a 20 anni di reclusione. Per quest'ultimo, tuttavia, i giudici d'appello hanno annullato la dichiarazione di abitualità nel reato.

Il procedimento trae origine da un'indagine sviluppata congiuntamente dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma e da quella di Reggio Calabria. Secondo l'accusa, l'organizzazione mafiosa riconducibile alla cosca Alvaro avrebbe operato stabilmente tra le province di Reggio Calabria e Roma attraverso una struttura criminale unitaria, portando a processo numerosi presunti appartenenti al sodalizio.

Una parte dell'inchiesta era già stata definita davanti ai giudici della Capitale, dove un primo troncone processuale si era concluso con numerose condanne nei confronti degli esponenti della cosiddetta "Propaggine" operante a Roma. Con la sentenza pronunciata dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria si chiude ora anche il giudizio di secondo grado relativo al filone calabrese del procedimento.

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