Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Giustizia in Italia

Caso Mediaset. “Non siamo banditi di Stato, doveroso evitare prescrizioni”

Super User

mediaset-webIl presidente della Cassazione respinge le accuse dei berluscones. Su Mediaset nessun accanimento: i conti hanno fatto scattare l’allarme
di Marco Lillo e Antonella Mascali - 11 luglio 2013
Persino il primo presidente della Cassazione, Luigi Santacroce, un moderato eletto con i voti di Magistratura indipendente e Unicost, ieri è dovuto scendere in campo. Il giudice già finito nel mirino della stampa per la sua frequentazione con Previti decenni fa, di fronte a un attacco senza precedenti, è stato costretto a dichiarare: “Non c’è nessun accanimento. Il senatore Berlusconi è stato trattato come qualunque imputato in un processo con imminente prescrizione”. Il primo presidente della Cassazione risponde anche all’avvocato Franco Coppi, neo difensore di Berlusconi: “Non c’è nessuna ragione per sentirsi esterrefatti. Non c’è nessuno zelo particolare, nessun atteggiamento da Speedy Gonzales, è stata applicata la legge. I procedimenti urgenti devono andare alla sezione feriale”, altrimenti sarebbero state possibili “sanzioni disciplinari”. Santacroce ha risposto così a chi gli chiedeva del titolo de Il Giornale (‘Banditi di Stato’): “Ci siamo abituati a un linguaggio poco consono a una democrazia”. È sufficiente ricostruire la cronologia dei fatti per comprendere quanto siano infondate le accuse alla Cassazione. Il giorno decisivo è il 5 luglio. Venerdì scorso la Corte di Appello di Milano invia gli ultimi plichi che compongono il fascicolo sui diritti Mediaset, dopo il primo invio comprendente gran parte dei faldoni, avvenuto il primo luglio. Venerdì 5 luglio la Corte di Appello ottempera con più precisione a un obbligo prescritto dalle circolari e dalle leggi: indicare con esattezza la data in cui si prescrivono le singole accuse.

LE PRECISAZIONI del 5 luglio, dopo la prima indicazione del primo luglio, e anche le diversità dei calcoli che vedremo tra Cassazione e Corte di Appello, si spiegano con la complessità del computo delle sospensioni del procedimento e degli effetti della riforma della legge ex Cirielli. Comunque, il 5 luglio i giudici di appello scrivono che l’accusa di frode fiscale per l’anno 2002 scatta il 13 settembre. Tradotto in termini semplici: Berlusconi potrebbe ottenere una pena inferiore alle sue responsabilità se fosse condannato dopo quella data. Passano quattro giorni e martedì 9 luglio (il giorno in cui il Corriere della Sera esce con un articolo che paventa il rischio prescrizione a settembre) la terza sezione della Cassazione, quella che si dovrebbe occupare del caso, studia la questione. A metà mattinata di martedì 9, dopo avere fatto e rifatto i calcoli, i giudici addetti alla verifica in questione, detta anche ‘lo spoglio’ arrivano a una conclusione diversa da quella della Corte di Appello: la prescrizione scatta non il 13 settembre bensì il primo agosto. Allarme rosso. I termini minimi di venti giorni per notificare l’udienza all’imputato stanno per scadere. 9 luglio più 20 giorni fa 29 luglio e resta solo un’udienza utile prima del primo agosto: il 30 luglio. Gli ‘spogliatori’ chiamano il presidente della sezione. Felice Mannino non c’è. Il presidente facente funzioni, Aldo Fiale, e i giudici ‘spogliatori’ scrivono sul fascicolo “prescrizione dal primo agosto” e chiamano di corsa il presidente della sezione feriale Antonio Esposito. È quest’ultimo magistrato a fissare l’udienza senza indugi al 30 luglio. Esposito non immagina che quell’atto, per lui scontato, rischierà di far cadere il governo. In decine di casi ha effettuato la stessa scelta. L’anno prima ha fatto esattamente la stessa cosa con il parlamentare Pdl Aldo Brancher. L’accusa per il deputato si prescriveva il 5 agosto e la Cassazione lo ha condannato il 4 agosto. Allora nessuno bloccò il parlamento gridando al blitz contra personam. Ecco perché si resta davvero “esterrefatti” a leggere non tanto le parole infuocate dei pasdaran del Pdl quanto le affermazioni pacate ma più pesanti dei principi del foro. Il Corriere intervista uno dei più autorevoli avvocati romani, Titta Madia, e gli fa dire una frase (“la cosa che più mi sorprende è che questa decisione sia stata provocata a mio modo di vedere da un articolo giornalistico molto meticoloso apparso sul Corriere”) che mai avrebbe detto se avesse saputo che quattro giorni prima dell’articolo, la Corte di Appello aveva già indicato alla Cassazione la data di settembre per la prescrizione.

IL 9 LUGLIO
, giorno di uscita dell’articolo, la Cassazione (per una coincidenza sfortunata probabilmente) ha solo preso atto della segnalazione della Corte di Appello. Non solo, quel giorno ha rifatto i calcoli accorciando i termini al primo agosto, contrariamente a quanto scritto dal Corriere e dalla Corte di Appello. Ancora più sorprendenti le dichiarazioni del difensore di Berlusconi, il professor Franco Coppi. A Libero ha dichiarato: “C’era tutto il tempo per celebrare il processo in autunno”. Ma è una balla colossale visto che l’accusa – per la Cassazione – si prescrive il primo agosto. Coppi in realtà lo sa benissimo e lo stesso giorno in una seconda intervista a Repubblica si fa sfuggire la vera ragione della sua delusione. Coppi puntava a vincere facile grazie alla prescrizione per il 2002. Il professore lo rivendica come se fosse un diritto: “Q u otidianamente la Cassazione dichiara la prescrizione intermedia... l’effetto più disastroso sarebbe stata solo una sottrazione di pena”. Un problema da niente per un avvocato.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano