Attentato a Ranucci: oggi gli interrogatori di garanzia dei quattro arrestati
Si svolgeranno oggi gli interrogatori di garanzia delle quattro persone arrestate martedì mattina nell’ambito delle indagini sull’esplosione della bomba piazzata il 16 ottobre 2025 sotto l’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report.
In particolare si potrebbe arrivare agli accertamenti sul ruolo chiave del soggetto con il nome in codice “Quello”: secondo gli inquirenti, si tratterebbe di un intermediario contattato con continuità dai presunti esecutori materiali, con il compito di collegare i veri mandanti – coloro che avrebbero richiesto l’azione intimidatoria – a un gruppo di persone con piccoli precedenti penali attive tra il Napoletano e l’Avellinese.
Ricordiamo che gli indagati sono Antonio Passariello, 53 anni di Cicciano (Napoli), considerato il presunto capo del commando, e di Saverio Muntone, 41 anni di Sperone (Avellino). Completano il gruppo Pellegrino D’Avino, 27 anni, e Marika De Filippis, 23 anni, che insieme a Muntone aveva effettuato un sopralluogo il 10 ottobre. Un quinto soggetto, Luca Amato, 22 anni, nipote di Passariello, figura soltanto come indagato.
Dall’ordinanza di custodia cautelare di 107 pagine emerge che il gruppo guidato da Passariello operava sul territorio per conto di un clan locale facente capo al boss Salvatore Cava detto “Totore”. Un’email anonima inviata il 6 aprile al pm Villani – attribuita dagli investigatori a Davide Netti, affiliato ai Cava – prende le distanze dall’attentato. Nel messaggio i vertici del clan sostengono di non avere alcuna responsabilità, sottolineando che Ranucci “a loro non ha fatto niente” e indicando nomi, cognomi e numeri di telefono dei responsabili, già individuati dagli inquirenti.
Nella stessa email, tuttavia, si afferma che Passariello “ha lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare ai compagni che ha intorno” e che per questo motivo meriterebbe di essere “venduto”. Fonti investigative ritengono però che la pista Moccia – storica famiglia camorristica con interessi anche a Roma – debba essere ancora verificata con attenzione, poiché risulta insolito che un clan denunci un altro attraverso una lettera inviata a un magistrato.
Al momento gli investigatori mantengono aperti tutti gli scenari. Di sicuro, chi ha commissionato l’azione disponeva di significative risorse economiche.
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