Attentato a Ranucci: De Filippis tace davanti ai pm. Al vaglio lettere e segnalazioni anonime
Marika De Filippis, una degli indagati per l’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, si è avvalsa della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Roma. L’audizione si è svolta in videocollegamento dalla sua abitazione di Avella, in provincia di Avellino, dove si trova agli arresti domiciliari. Alla donna, insieme ad altri tre indagati, vengono contestati in concorso i reati di detenzione di esplosivi e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso. Per oggi erano in programma gli interrogatori degli altri componenti del gruppo: Pellegrino D’Avino, ritenuto dagli inquirenti il tramite con Gomes Clesio Tavares – considerato l’intermediario nell’organizzazione dell’azione – Antonio Passariello, indicato come l’esecutore materiale che avrebbe collocato l’ordigno, e Saverio Mutone. Anche per loro si ipotizza che possano avvalersi della facoltà di non rispondere. Parallelamente, la Procura di Roma, con il pm Edoardo De Santis, sta approfondendo una nuova pista: una decina di lettere e segnalazioni anonime inviate in questi nove mesi alla redazione di Report, alla Procura e ai carabinieri. Gli investigatori sospettano che alcune di esse possano configurarsi come depistaggi finalizzati a coprire i mandanti dell’attentato. Tra gli esempi al vaglio figurano una missiva arrivata il 14 novembre 2025 in redazione che collegava la bomba al servizio “Battaglia navale” sui Cantieri Navali Vittoria e una mail anonima inviata alla Dia poco dopo l’attentato, nella quale si indicava come mandante “il potentissimo narcotrafficante albanese e assassino molto pericoloso” Artur Shehu, citato nella puntata di Report “(Hot) Spot Albanese”. Oggi sono iniziate le analisi sui telefoni sequestrati, dalle quali i pm si attendono elementi utili. Un passaggio chiave riguarda l’identificazione di “Corrado”, figura evocata nelle intercettazioni dai presunti esecutori e distinta da “Quello”, identificato in Gomes Clesio Tavares. Una frase intercettata attribuita a D’Avino recita: “Quello ha detto a quello che non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado… se fai il gioco così”. Dal Camerun, dove si trova, Clesio Tavares ha dichiarato ieri sera al Tg1 di aver rinunciato al rientro in Italia: “Avevo già preso pure il biglietto, dovevo tornare giovedì però ho parlato con il legale locale, mi ha detto visto come stanno le cose forse loro non ti lasciano ritornare qui. E io adesso sto facendo un lavoro che non mi posso fermare”. Intanto l’avvocato Roberto De Vita, legale di Ranucci, ha annunciato una querela per diffamazione in relazione alla “diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un ‘finto attentato’”. Lo stesso legale ha presentato, a nome di alcuni cronisti di Report, una denuncia per rivelazione di segreto investigativo riguardante la pubblicazione di stralci di intercettazioni, brogliacci e verbali.
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