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Ranucci: ''Decisione su Report ha chiara matrice politica. Resisto fino all’ultimo''

Interrogati i “bombaroli” dalla procura di Roma: "Fu soltanto ’nu cinema"

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Sono ore decisive in Rai per il destino di Sigfrido Ranucci e della trasmissione di inchiesta Report. L’azienda lavora a una possibile ricollocazione del giornalista, vicedirettore ad personam dell’Approfondimento e capoautore del programma di Rai3, e contemporaneamente alla definizione della successione alla guida della trasmissione. La riserva potrebbe essere sciolta già nelle prossime ore, a conclusione di una settimana di incontri e contatti, anche se non è scontato.

Ranucci, a Favignana, ospite della rassegna “Odisee di ieri e di oggi”, ha dichiarato: "Siamo in attesa di una decisione, una decisione che ha una chiara matrice politica, ma io resisto fino all’ultimo". Il conduttore ha poi aggiunto: "E’ dall’inizio della legislatura che sostanzialmente una volta il presidente del Senato, poi il ministro Salvini poi tutto il gotha di FdI, poi tutti i giornali del gruppo Angelucci fanno la guerra a Report. Ci sarà un motivo. Per cui ho scritto anche un libro".

L’orientamento del vertice aziendale sarebbe quello di offrire a Ranucci un incarico coerente con la sua qualifica, per evitare il rischio di una causa per demansionamento. Ranucci, vittima di un attentato dinamitardo sotto casa nell’ottobre 2025 e al centro della vicenda giudiziaria legata all’arresto di Valter Lavitola, è deciso a resistere anche in tribunale contro eventuali demansionamenti. Una sua eventuale vittoria in giudizio e un possibile ritorno in video in prossimità delle elezioni è uno scenario che Palazzo Chigi intende evitare. Contro "qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno" si sono schierati nettamente gli inviati della trasmissione, in un documento inviato al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini e diffuso alla stampa: "All’interno della redazione ci sono già le professionalità necessarie, che in questi anni hanno fatto funzionare la macchina del programma. Qualsiasi scelta differente sarà da noi giudicata come ostile e tesa alla normalizzazione e al commissariamento del programma". Nel testo si legge anche: "È ormai evidente come l’annunciata rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report abbia a che fare solo in parte con la vicenda Lavitola e che segua in realtà un preciso disegno politico" che punta a "delegittimare e infangare uno degli ultimi presidi di libertà e di indipendenza informativa del servizio pubblico". La redazione risulta tuttavia divisa. Una parte della squadra avrebbe preferito un documento di esplicito sostegno a Ranucci, ritenuto l’unica via per difendere l’autonomia del programma, ma quella posizione non ha ottenuto la maggioranza. Un testo di appoggio al conduttore sarebbe stato comunque inviato a Corsini. Il direttore degli Approfondimenti ha convocato per il pomeriggio di mercoledì 2 settembre gli inviati, il produttore, il capo progetto e i coordinatori di videomaker e montatori di Report. L’incontro dovrebbe servire a comunicare le decisioni dell’azienda.


Attentato a Ranucci, i “bombaroli” dopo 10 ore di interrogatorio: "Fu soltanto ’nu cinema"

Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci, sono stati ascoltati per 10 ore dai pm a Rebibbia. Assistiti dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, hanno risposto a tutte le domande del pubblico ministero Edoardo De Santis. Dai colloqui non sarebbero emersi elementi in grado di stravolgere l’impianto accusatorio della Procura di Roma. Secondo quanto raccontato, per loro non si è trattato di un vero attentato ma di "’nu cinema", una sceneggiata. "Sapevamo che non si sarebbe fatto male nessuno" e "non volevano far male a nessuno". Il mandato ricevuto prevedeva in sostanza di far scoppiare un petardo più grosso del normale sotto casa del giornalista, assicurandosi che nessuno potesse restare ferito. "Il perimetro del mandato è quello della prima ordinanza, non i colpi di pistola". I due hanno dichiarato di non aver mai conosciuto né Ranucci né Valter Lavitola. Si relazionavano esclusivamente con Clesio Gomes Tavares, factotum di Lavitola. Dell’esistenza di Lavitola avrebbero appreso soltanto in carcere, guardando un servizio di Studio Aperto. Si sentono in qualche modo truffati: il compenso ricevuto ammontava ad appena 3 mila euro per tutti, cifra ritenuta esigua anche per un’azione intimidatoria.

Ranucci resta la vittima inconsapevole, Lavitola il mandante reo confesso. Nessuna domanda è stata rivolta dai pm su "Corrado", la figura evocata nelle intercettazioni che aveva alimentato ipotesi su un possibile ulteriore mandante. "Allo stato sappiamo che per noi Sigfrido Ranucci è parte offesa. Loro non lo conoscono e nel corso dell’interrogatorio non sono state fatte domande su di lui", ha precisato l’avvocato Pagliarulo. I legali annunciano di depositare un’istanza per l’attenuazione della misura cautelare, se non la revoca, e in prospettiva non escludono il rito abbreviato. "Ovviamente c’è bisogno di riscontri – hanno detto all’uscita del carcere – sono stati toccati i temi che già sapevamo, dal perimetro del mandato, conosco Tizio (Gomes, ndr) e non Sempronio (Lavitola, ndr) e ovviamente va tutto riscontrato perché depositeremo domani un’istanza di attenuazione della misura". L’obiettivo della difesa è anche mettere in discussione l’aggravante mafiosa. I quattro sono accusati a vario titolo di strage (non riconosciuta dal gip), detenzione di esplosivo e danneggiamenti. Mentre D’Avino e Passariello restano in carcere, Gomes Tavares si trova in Camerun e ha rilasciato un’intervista esclusiva al Tg1: "Sono certo che sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c’entro niente in tante cose, sono un lavoratore". Sul conduttore di Report ha dichiarato "non l’ho mai conosciuto". E ha concluso: "Non è oggi non è domani ma torno a breve. Io torno, questa è una certezza". In un’altra dichiarazione ha aggiunto: "Non sono latitante e se volessi scappare andrei in Russia dove conosco e dove nessuno potrebbe chiedere estradizione. Lavitola? Ognuno è responsabile di quello che dice e che fa". Nei prossimi giorni potrebbe essere sentita anche Marika De Filippis, attualmente ai domiciliari e in procinto di partorire il figlio di D’Avino. Saverio Mutone, il quarto indagato, si è invece rivolto a un altro legale e mantiene il silenzio.

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