
Il procuratore di Prato Luca Tescaroli ha disposto la riapertura delle indagini sulla morte sul lavoro di Luana D'Orazio, ritenendo insufficienti le condanne emesse finora. La decisione mira a verificare la presenza di ulteriori profili di responsabilità attraverso nuovi accertamenti e l'audizione di testimoni.
Il tragico incidente risale al 2021. La 22enne, madre di un bambino piccolo e residente a Oste di Montemurlo, lavorava in un'azienda tessile del territorio. Luana D'Orazio aveva rinunciato al sogno di diventare attrice per garantire un futuro al figlio attraverso l'impiego in fabbrica.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, la giovane rimase agganciata agli ingranaggi dell'orditoio su cui operava. Il macchinario era stato modificato per funzionare senza il sistema di sicurezza attivo, allo scopo di velocizzare le operazioni degli operai. Luana D'Orazio finì trascinata verso le lamiere e morì per asfissia da schiacciamento toracico. Nessuno sentì le sue grida: secondo una delle ricostruzioni, i vestiti si impigliarono, intrappolandola negli ingranaggi a cui erano state rimosse le protezioni.
Per questa vicenda i due titolari dell'azienda, Luana Coppini e il marito Daniele Faggi, hanno patteggiato rispettivamente condanne a 2 anni e a 1 anno e mezzo. Il tecnico manutentore esterno Mario Cusimano è stato invece assolto in primo grado: sulla sua posizione è atteso l'appello.
La nuova inchiesta si concentrerà sul riesame degli atti per individuare eventuali ulteriori responsabilità, oltre a quelle già accertate.


















