Caso Gugliotta, caos tra procure: Bologna ignara del suicidio dell'ex Uno Bianca per mesi

Due procure che non si parlano: quella di Pordenone e quella di Bologna. La prima ha “trattato” il caso del suicidio dell’ex membro della banda della Uno Bianca Pietro Gugliotta “a norma di legge”, come ha dichiarato il procuratore Pietro Montrone; d’altronde per loro era un cittadino che “aveva saldato il suo debito con la giustizia”. Risultato: per il caso del suicidio dello scorso gennaio venne richiesta l’archiviazione, ancora non valutata dal gip.
Ma Bologna non ne sapeva nulla; il decesso non era stato comunicato alla procura diretta da Paolo Guido, poiché i colleghi di Pordenone non sapevano delle nuove indagini sulla Uno Bianca. Ecco spiegati i quattro mesi di tempo tra la morte di Gugliotta e l’arrivo dei carabinieri a casa di quest’ultimo.
“No comment”, ha detto seccamente Guido, come riportato da ‘La Repubblica’.
Per i legali dell’associazione dei familiari delle vittime "è incredibile che la Procura di Bologna sia stata informata dopo mesi del suicidio di Pietro Gugliotta" e l’avvocato Alessandro Gamberini non fa mistero delle sue "perplessità" su quanto avvenuto.
E aggiunge: "si sta riproponendo la storia della Uno Bianca", e più esplicitamente "lo stesso clima di quando le polizie giudiziarie e le diverse procure non si parlavano tra di loro". Tra il 1987 e il 1994, "questi difetti di comunicazione impedirono agli investigatori di svolgere le indagini in maniera sistematica, e fu la fortuna della banda".
E se anche la Procura può "non avere colto la portata dell’evento", è comunque grave che i carabinieri, che sicuramente hanno informato la loro scala gerarchica, non abbiano informato i colleghi di Bologna.
Si tratta di "un fatto rilevante che non andava trascurato come è stato invece fatto". Per questo Gamberini e Luca Moser (l’altro legale dell’associazione delle vittime) chiedono adesso di sapere "quali attività investigative sono state fatte a seguito del suicidio". Per fare un esempio: "Già all’epoca, si è cercato nei telefoni? Si sono controllati i computer? Sono stati trovati documenti? La moglie di Gugliotta cosa ha detto?". Si tratta di verifiche che andavano fatte immediatamente, anche se "non ci sono ragioni apparenti per dubitare della buona fede degli investigatori". Tra oggi e domani i legali incontreranno i pm in Procura.
Ora i pm Lucia Russo e Andrea De Feis hanno accelerato le indagini: l’Arma ha portato via svariati documenti, pc, tablet e telefoni usati.
Intanto Fabio Savi andrà in Tv, precisamente su Rete 4, il 24 maggio, (Roberto è già stato intervistato a Belve Crime, Fabio lo sarà il 25 maggio sempre su Rete 4).
Di certo nel giro di qualche settimana saranno sentiti Roberto, Fabio e Alberto Savi, oltre che Marino Occhipinti e Luca Vallicelli. Alberto Savi, il più giovane dei fratelli è già in semilibertà. Detenuto a Padova, dal 2017 gode di permessi premio e da alcuni mesi lavora in una cooperativa sociale, uscendo dal carcere la mattina per andare al lavoro, e rientrando alla sera.
Sul punto Andrea De Maria, deputato Pd, ha dichiarato di condividere “le perplessità e gli interrogativi che Alberto Capolungo, presidente della associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca, ha manifestato a fronte della concessione della semilibertà ad Alberto Savi. In particolare sottolineando la mancanza di un pentimento per gli atti compiuti e di qualsiasi collaborazione all'accertamento della verità. Nel pieno rispetto della autonomia della magistratura e del principio della funzione rieducativa della pena credo debbano venire sempre prima le ragioni delle vittime e del loro diritto alla giustizia. Troppe volte nella storia del Paese le vittime non sono state fino in fondo difese dalle istituzioni. Ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia per chiedere, per quanto di sua competenza, se intenda assumere informazioni in merito".
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