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| Cronache Italia

Sevizie al Ferrante Aporti: due minorenni accusati di tortura su un compagno di detenzione

AMDuemila

Due giovani detenuti sono accusati di aver torturato per giorni un quindicenne all’interno dell’Istituto penale per i minorenni “Ferrante Aporti” di Torino. I fatti, emersi solo di recente, si sono consumati tra il 2 e l’8 aprile scorso nella struttura che dovrebbe garantire sicurezza e protezione ai minori in stato di detenzione. Lo riporta Repubblica.
La vittima, entrata nell’istituto il 2 aprile per una vicenda legata alla droga, ha vissuto un vero calvario prima di uscirne l’8 aprile. Secondo l’accusa, i due coetanei che condividevano la cella – un ragazzo di origini romene cresciuto a Genova e un altro nato in Italia da famiglia sudamericana – lo avrebbero sottoposto a ripetute violenze fisiche, umiliazioni psicologiche e minacce di violenza sessuale. Il quindicenne sarebbe stato schiaffeggiato, bruciato con sigarette e marchiato sul corpo con segni a zebra, in un contesto di chiara "sottomissione psicologica".
Chi ha avuto modo di ricostruire la vicenda parla di "violenza e crudeltà inaudita".
Terrorizzato e annichilito dalla paura, il ragazzo ha inizialmente taciuto per timore di ritorsioni immediate. Solo in un secondo momento ha trovato il coraggio di confidarsi con il proprio avvocato, facendo scattare la denuncia. La Procura dei minori, guidata dalla procuratrice Emma Avezzù, ha seguito il fascicolo con la massima cautela data la delicatezza del caso e l’età dei coinvolti. Il gip ha accolto la richiesta dell’accusa contestando ai due indagati il reato di tortura, oltre al titolo di reato per cui erano già ristretti. La misura restrittiva adottata garantisce la loro permanenza in carcere.
Gli inquirenti stanno acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire con precisione la dinamica e verificare come sia stato possibile che nessuno intervenisse in una struttura dove la sorveglianza dovrebbe essere costante. Al momento non risultano altri episodi analoghi ai danni di ulteriori detenuti, ma gli accertamenti proseguono.
Da fonti interne al “Ferrante Aporti” emergono da tempo segnali di difficoltà: si parla di una "tensione strisciante" tra il personale e di un "codice del silenzio" – spiega a Repubblica una fonte – "imposto e dettato dalla paura", che avrebbe impedito di far emergere criticità. L’istituto è diretto da Simona Badame, mentre il comandante della polizia penitenziaria è Giovanni Battista Alberotanza.
Dopo la denuncia il quindicenne ha lasciato il carcere minorile grazie a una misura alternativa.

Fonte: Repubblica

   

Foto © Imagoeconomica