di Claudia Brunetto - 10 marzo 2012
Qualcuno saluta timidamente con la mano dal balcone di casa, qualcun altro regala lungo la strada deboli applausi e sorrisi a denti stretti. Altri, invece, chiudono la porta imbarazzati perché per la prima volta, a pochi passi dai loro negozi, gli studenti delle scuole del quartiere, uniti in corteo, invitano i commercianti a denunciare il pizzo e insieme gridano: «Brancaccio è nostra e non di Cosa nostra».
Così centinaia di piccoli delle elementari e di ragazzi delle superiori, guidati dal comitato Addiopizzo e dall´associazione antiracket Libero Futuro, sfilano con entusiasmo, nella mattinata di ieri, nel cuore di uno dei mandamenti più granitici di Cosa nostra, dove padre Puglisi fu ucciso per aver provato a risvegliare le coscienze e dove ancora si fa sentire forte la presenza del clan Graviano. Da viale dei Picciotti a piazza Torrelunga, con in testa lo striscione "Libero dal pizzo", parlano alla gente, lanciando un accorato appello: «A Brancaccio si può fare. Denuncia collettiva contro il pizzo».
Ma il muro del silenzio è ancora solido. Niente nomi, poche parole. «A quanto dicono - ammette un commerciante - questa storia del pizzo è vera. Ma io non ne so parlare, quindi non mi pongo neanche il problema della denuncia». Poco più avanti, alla domanda «Cosa pensa di questa iniziativa?», un macellaio risponde: «Non lo so, il titolare non c´è in questo momento». E un coiffeur: «Non mi risulta che si debba pagare il pizzo. Certo, questa manifestazione mi sembra una cosa buona, ma non ne so molto di tutta questa storia».
Se c´è chi non si sbilancia, però, c´è pure chi non volta la testa dall´altra parte. «Il problema - dice il proprietario di una bottega di frutta e verdura - è che non c´è lavoro. E se non si risolve questo problema, la mafia l´avrà sempre vinta. Io lavoro 17 ore al giorno, e se qualcuno prova a chiedermi il pizzo gli stacco la testa dal collo». Così come un panettiere vicino: «Voglio essere padrone della mia vita, lavoro per i miei figli, non per dare i soldi alla mafia. Se osassero bussare alla mia porta, proverei a denunciare, a ribellarmi, ma vorrei sentirmi tutelato».
Ed è quello che provano a fare Addiopizzo e Libero Futuro, che fino a stasera rimarranno in piazza Torrelunga con due gazebo informativi, a disposizione di chi trova la forza di denunciare il pizzo, ma anche di chi ha bisogno di sapere che c´è un´alternativa al silenzio. «Anche se - dice Enrico Colajanni, di Libero Futuro - Brancaccio è uno dei quartieri più resistenti al cambiamento, qualcosa sta cambiando, qualche commerciante ha cominciato a collaborare».
Soprattutto, a sentire Addiopizzo, dopo l´operazione "Araba Fenice" del novembre scorso. «All´inizio dell´anno - dice Daniele Marannano, di Addiopizzo - qualche commerciante si è rivolto a noi per denunciare il pizzo: è un percorso delicato, ma possibile. L´adesione delle scuole ci fa ben sperare. Le nuove generazioni vogliono respirare un´aria diversa». Se ne fa portavoce Antonino Pavone, 19 anni, studente dell´istituto tecnico industriale Volta, che ha il padre negoziante: «Bisogna unirsi - dice - non lasciare i commercianti soli. Il dramma del pizzo c´è, ma troppe volte è seppellito dall´omertà. Iniziative come queste ci danno la forza di andare avanti».
Tratto da:La Repubblica













