La battuta sulla mafia pompata ad arte per creare la polemica. Ma sulla lotta a Cosa nostra non accettiamo lezioni da nessuno.
La battuta di Grillo sulla mafia? Una tempesta in un bicchiere d'acqua. Secondo il cliché del suo culto del paradosso ha detto solo che siamo in un sistema che è peggio della mafia, null'altro. A rendere deflagrante la frase è stata solo l'esegesi spinta di qualche giornalista che l'ha gonfiata, pompata, fino a cambiargli connotati per costruire una realtà che non esiste, per attaccare a Grillo e a noi un'etichetta mafiosa compatibile col Movimento Cinque Stelle come il presepe con Ferragosto.
Estrapolare frasi da un contesto più ampio per costruire inesistenti e improbabili architetture è quantomeno scorretto: alcuni giornali, addirittura, hanno messo in bocca a Grillo parole mai dette. Il Tempo ha titolato: "Grillo: la mafia meglio dello Stato", percorrendo un sillogismo assurdo e tendenzioso che è approdato a conclusioni gratuite, dannose e, soprattutto, false.
E la riprova di ciò è data dal fatto che non tutti i blog, siti internet e giornali hanno titolato allo stesso modo. Ma credete davvero che con una frase ad effetto come quella riportata dal Tempo, nelle redazioni ci si sarebbe dovuti spremere più di tanto per trovare un titolo?
Il Giornale di Sicilia, ad esempio, ha inserito nel titolo "i partiti strangolano peggio della mafia", che è già un'altra cosa.
L'amore per il paradosso ha spinto Grillo su un terreno certamente scivoloso in un contesto in cui tutti non aspettano altro che il ruzzolone. E se il ruzzolone non arriva ecco allora sbucare una folla di manine pronte a dare una spinta. No, noi non ci stiamo.
Chiediamo scusa a chi, eventualmente, si è sentito offeso, ma non accettiamo prediche da chi con l'antimafia si sciacqua la bocca, specie ad un tiro di schioppo dalle urne. Da chi predica l'antimafia e recluta avanzi delle patrie galere, da chi tuona contro Cosa nostra in pubblico e fa affari con i mafiosi nel privato.
Per noi l'antimafia è pane quotidiano e sono i fatti, non le vuote parole, a gridarlo a grandissima voce.
Siamo gli unici ad aver chiesto alla Regione siciliana di costituirsi parte civile contro Raffaele Lombardo, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Grazie alla nostra iniziativa "Chiediamo i danni a cosa nostra"* la Sicilia si è dotata di una legge che obbliga la Regione a costituirsi parte civile nei processi di mafia che coinvolgono i pubblici amministratori. Siamo gli unici che pubblicano nel proprio sito web i casellari giudiziali dei candidati, tutte persone al di sopra di ogni sospetto, al contrario di altri che candidano indagati e addirittura arrestati.
E non finisce qua: collaboriamo con Salvatore Borsellino per l'organizzazione della manifestazione in onore di suo fratello Paolo, abbiamo sostenuto Radio Mafiopoli, abbiamo collaborato con l'associazione nazionale vittime della mafia. Tutte azioni, queste, fatte spesso lontano dai riflettori, perché non era il ritorno mediatico che cercavamo, ma dare il nostro concreto contributo di fatti e non di chiacchere alla lotta alla mafia.
Anche il percorso di Grillo è sempre stato cristallino. Per dirne una, pubblica ogni anno il calendario dei santi laici, col quale ricorda le vittime della mafia.
Per non parlare della sua clamorosa raccolta di firme (350 mila) per sbarrare il Parlamento ai condannati. Firme sepolte da anni in Senato a dispetto dell'articolo 71 della Costituzione. Mi pare innegabile che Beppe faccia molto di più e meglio di tantissimi altri che della mafia parlano solo per raccattare facili consensi.
La verità è che alcune testate sembrano non voler perdere occasione per scagliarsi contro il Movimento Cinque Stelle e la notizia riportata da alcuni organi di informazione che domenica in piazza ci sarebbero state 400 persone non fa che confermarlo clamorosamente. Delle due l'una, o chi l'ha scritto non c'era o non c'era con la testa. Altre fonti parlavano di diecimila persone presenti.
Impossibile capire quante fossero realmente, basta però dare un'occhiata alle foto della piazza stracolma per capire che la seconda ipotesi è molto, molto più credibile. Se si arriva a distorcere l'evidenza di un'immagine, figurarsi cosa si può riuscire a fare con le parole?
* "Chiediamo i danni a cosa nostra":
Primo risultato: nel gennaio 2008, con un emendamento alla Legge Finanziaria Regionale 2008 (L.R. 6.2.2008, n. 1, in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 8.2.2008), è stato introdotto il seguente articolo:
ARTICOLO 18
Costituzione parte civile
«Fermo restando il diritto della Regione Siciliana e degli enti di cui all'articolo 1 della legge regionale 10/1991 di costituirsi parte civile nei confronti di qualunque cittadino imputato di reati connessi all'associazione mafiosa, è fatto obbligo alle amministrazioni di cui sopra di promuovere azioni civili di risarcimento di danni quando sia intervenuta sentenza penale di condanna passata in giudicato riguardanti pubblici amministratori o dipendenti delle amministrazioni medesime».
In concomitanza con la legge finanziaria regionale, era stata presentata anche una articolata mozione che recepiva lo spirito della petizione per i casi diversi da quelli dei pubblici amministratori o dei burocrati, ma le dimissioni del presidente Cuffaro rimandarono il tutto alla successiva legislatura.
Secondo risultato: finalmente, alla fine dello stesso anno, è stato inserito il seguente articolo nella nuova Legge regionale antimafia (L. R. n. 15 del 20.11.2008: "Misure di contrasto alla criminalità organizzata", in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 24.11.2008, n. 54).
ARTICOLO 4
Costituzione di parte civile della Regione
«È fatto obbligo alla Regione di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia per fatti verificatisi nel proprio territorio».
Tratto da: ilgrillodipalermo.it












