Prescrizione ancora letale in Appello: un processo su cinque finisce nel cestino
Istat conferma i progressi della riforma Bonafede mentre il centrodestra spinge per il ritorno al passato

I dati Istat diffusi ieri, come riportato dal Fatto Quotidiano, certificano i primi effetti positivi della riforma Bonafede sulla prescrizione, con una riduzione costante della quota di processi estinti in secondo grado.
Nel 2025 la prescrizione ha comunque colpito quasi un procedimento su cinque nelle Corti d’Appello: su 110.967 fascicoli definiti, oltre 21 mila sono stati dichiarati estinti, pari al 19,4%. Si tratta di una percentuale ancora elevata, ma in calo rispetto al 20% del 2024 e al 25,8% del 2019. Questo trend discendente è legato proprio all’entrata a regime della legge voluta dall’ex ministro M5S, che blocca il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado per i reati commessi dal 2020 in poi. Tali procedimenti hanno cominciato ad arrivare in Appello solo di recente. La successiva riforma Cartabia, introdotta sotto il governo Draghi, ha aggiunto il meccanismo dell’improcedibilità, che estingue il processo se supera i due anni in Appello e un anno in Cassazione. Tuttavia, per le impugnazioni proposte fino al 2024, i termini sono stati prorogati a tre anni in secondo grado e 18 mesi in Cassazione: per questo motivo, finora i casi di improcedibilità si contano in poche decine. Sul fronte politico, il centrodestra intende cancellare sia la riforma Bonafede che quella Cartabia, ripristinando la prescrizione corrente per l’intero arco del processo. Il disegno di legge di Forza Italia, sostenuto dal Guardasigilli Carlo Nordio e già approvato dalla Camera a gennaio 2024, prevede il congelamento del conteggio per due anni dopo la condanna di primo grado e per un anno dopo quella d’Appello. In caso di superamento anche di un solo giorno di questi limiti, i “bonus” tornerebbero a decorrere integralmente. Si tratterebbe della quarta modifica in meno di dieci anni, con possibili forti ripercussioni sull’organizzazione degli uffici giudiziari, adattatisi nel tempo alle regole Bonafede-Cartabia. Dopo il via libera a Montecitorio, il testo è rimasto fermo per oltre due anni in commissione al Senato, ma gli azzurri, grazie al pressing dei nuovi capigruppo Enrico Costa e Stefania Craxi, hanno ottenuto l’impegno degli alleati per approvarlo entro la fine della legislatura, potenzialmente già prima della pausa estiva.
Fonte: il Fatto Quotidiano
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