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| Cronache Italia

Mafia: Libera e Avviso Pubblico, no a vendita beni confiscati

Super User

9 maggio 2012
Palermo. «C'è un milione di firme di un'Italia che nel '96 si è mobilitata per chiedere il riutilizzo sociale dei beni. Prima di pensare alla vendita per risolvere il problema della gestione dei patrimoni confiscati, sediamoci intorno a un tavolo per discutere a partire da quanto di buono è stato fatto». È l'appello lanciato da Cinisi dal coordinatore di Libera Sicilia, Umberto Di Maggio, insieme all'associazione Avviso pubblico. «A 30 anni dalla legge Rognoni La Torre, comunque perfettibile - aggiunge Di Maggio - chiediamo un tavolo che metta insieme, dalla Val D'Aosta a Lampedusa, le associazioni e gli enti che ogni giorno si misurano con le difficoltà ma anche con i buoni risultati che vengono dalla gestione dei beni. Il governo serbo ha preso a modello la nostra normativa antimafia. Se altri Paesi riconoscono la validità del virus antimafia di cui l'Italia si è dotata, perchè buttare di colpo quanto di buono è stato fatto finora? Per questo chiediamo un confronto con il presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante. Ben vengano i contributi in più sul tema purchè siano sensibili a quel milione di firme presentato dagli italiani». «Per noi i beni confiscati hanno anche un valore simbolico che rappresenta la vittoria dello Stato sul malaffare - ha detto Andrea Campinoti, presidente di Avviso pubblico - Riconsegnarli alle comunità perchè facciano impresa sana o costruiscano reti di sviluppo civile è un valore più importante della traduzione in euro. Indubbiamente conta lo spread, ma conta di più lo spread sulle nostre democrazie. Piuttosto si prendano le risorse sottraendole alla corruzione che grava sul bilancio del Paese».

ANSA